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Giovedì, 18 Aprile 2024
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"Ecco come vivevano i migranti sopravvissuti al naufragio di Cutro"

"Pareti scrostate, nessun riscaldamento e niente lenzuola". La denuncia di Alessandra Sciurba, docente e giurista, a Crotone per assistere i superstiti che chiedono il rimpatrio delle salme. Poi i migranti sono stati trasferiti. Recuperato il corpo della 71esima vittima: aveva solo tre anni

"Come in mare ha prevalso la logica di polizia e difesa dei confini su quella del soccorso delle persone in pericolo, in terra prevale la logica del confinamento e della punizione di chi emigra sul rispetto dell'umanità". È la denuncia di Alessandra Sciurba, docente universitaria palermitana, giurista, che da venerdì a lunedì è stata a Crotone con una parte della clinica legale Migrazioni e diritti dell'Università di Palermo e con altre associazioni. In un post condiviso sulla sua pagina Facebook (e corredato anche da alcune foto) Sciurba scrive che i sopravvissuti del naufragio avvenuto lo scorso 26 febbraio al largo di Cutro, in Calabria, sono tenuti "in un hotspot improvvisato. Una piccola Lampedusa anche per loro".

Come vivono i migranti sopravvissuti al naufragio di Cutro

Nei due centri in cui sono stati accolti i migranti, si legge in un precedente post condiviso domenica scorsa, ci sono "la metà dei letti che servirebbero". Molti superstiti dormono dunque "sulle panche" con "donne e minori in mezzo agli uomini adulti". Il bagno è "in comune", "le pareti scrostate" e non c'è "nessun riscaldamento" prosegue la volontaria. "Niente lenzuola. Niente scarpe chiuse. Nemmeno la possibilità, essendo confinati lì se non per poche uscite programmate e scortate, di restare accanto alle bare e ai parenti venuti qui a Crotone da lontano per identificare e piangere i morti".

Il post di Alessandra Sciurba

Insomma, un trattamento giudicato decisamente inadeguato. Sciurba racconta di essere stata a Crotone per aiutare "le brave assistenti sociali del Comune di Crotone a compilare i moduli per il rimpatrio delle salme". Moltissimi superstiti chiedono infatti "che le salme tornino in Afghanistan, nonostante siano fuggiti proprio dal regime dei talebani, e bisogna trovare il modo, anche se è difficile e può essere pericoloso proprio per queste famiglie, di dare dignità almeno a questo desiderio". In effetti, argomenta ancora l'autrice della denuncia, "è difficile rispondere mentre chiedono come potere superare le rigidità insensate delle leggi europee che gli vietano di seguire le salme dei loro cari nei casi in cui queste verranno portate in altri paesi UE dove si trovano familiari partiti prima di loro". 

"Non dormite sogni tranquilli pensando che almeno ai sopravvissuti sia riservata una solidarietà vera, fatta di rispetto e diritti" prosegue nel suo post la docente e giurista. "Oltre alla verità e alla giustizia sulla morte delle loro famiglie, è loro negata adesso, in terra italiana, anche la dignità delle vittime!". 

Nel corso della giornata di martedì, dopo la denuncia, sono stati trasferiti in una struttura più idonea.

Trovato il corpo di una bimba di tre anni

Intanto è notizia delle ultime ore che il corpo di una bambina, la 71esima vittima del naufragio di Crotone, è stato recuperato nelle acque di Steccato di Cutro, il luogo della tragedia avvenuta domenica 26 febbraio. Si tratta di una bimba di tre anni: il corpicino era stato avvistato da alcuni cittadini che lo hanno comunicato alla guardia costiera perché provvedesse al recupero. La piccola salma è stata portata in obitorio, mentre le ricerche proseguono senza sosta con mezzi aerei, navali, sommozzatori, droni.

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