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Sabato, 27 Novembre 2021
Migranti / Palermo

Palermo scopre il business dei migranti: viaggi impossibili al costo di 80 mila euro

I retroscena della lunga indagine portata avanti dalla direzione distrettuale antimafia di Palermo, che ha sgominato una rete internazionale dedita al favoreggiamento dell'immigrazione clandestina: 24 arresti, i viaggi erano pianificati anche via Whatsapp

PALERMO - L'Africa più povera, poi la Libia, quindi la Sicilia via mare e infine il Nord Europa. Mesi e mesi di indagini, intercettazioni, un lavoro enorme che ha consentito alla direzione distrettuale antimafia di Palermo di smantellare un'organizzazione internazionale dedita al favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. Quattordici fermati: sono accusati di associazione a delinquere, favoreggiamento dell'immigrazione e della permanenza clandestina. L'organizzazione era composta da eritrei, etiopi, ivoriani, guineani e ghanesi. "I soldi - ha spiegato il procuratore Francesco Lo Voi - giravano attraverso il sistema "hawala", basato su un rapporto fiduciario reciproco, capace di evitare la tracciabilità di circuiti bancari e finanziari leciti".

In tutto a Palermo sono stati arrestati in 24 (10 però risultano latitanti in Libia). Il prezzo per arrivare da Eritrea o Sudan al primo "trampolino di speranza", ovvero la Libia, era di 5 mila euro. La condizione per garantire l'effettiva partenza era il pagamento anticipato dell'intera somma, in nessun caso dilazionabile. Poi altri 1.500 euro per arrivare in Sicilia via mare.  L’inchiesta, coordinata da Lo Voi e dal procuratore aggiunto Maurizio Scalia ha consentito di scoprire anche una cellula, complementare a quella operante in Africa, che agiva anche a Palermo e dintorni. "Qui i migranti entravano in contatto con alcuni referenti sul nostro territorio - spiegano gli inquirenti -. Una rete di trafficanti capaci di permettere la fuga dai centri d'accoglienza. Duecento-trecento euro per raggiungere il Nord in pullman, in treno o coi mezzi privati. Il prezzo per fare in pullman da Milano fino alla Germania era di 600 dollari".

C'era chi alla fine arrivava a pagare 80 mila euro per ogni viaggio. Soldi che finivano nelle tasche dei trafficanti. Le mete preferite per un futuro migliore? Belgio, Inghilterra, Germania, Svezia, Norvegia. Prima però c'era il mare: stipati come animali su carrette e gommoni in avaria, mandati incontro al naufragio sicuro. E’ quanto risulta dalle intercettazioni disposte dalla Dda di Palermo. Centinaia, secondo gli investigatori, gli ingressi favoriti dalla rete di trafficanti. Il boss sulla cosiddetta rotta libica si chiama Ermias Ghermay, che agisce nelle zone di Tripoli e Zuwarah, latitante dal luglio del 2014. L'altro capo è Medhane Yehdego Redae, eritreo. Criminali senza scrupoli, in grado di comprare da altre bande criminali gruppi di africani tenuti sotto sequestro e diretti in Italia. Viaggi pianificati attraverso Skype o Whatsapp, al fine di rendere rendere più difficile la comprendere le conversazioni.

"Ma è stato un lavoro difficile - hanno spiegato gli inquirenti - grazie agli interpreti siamo riusciti a capire la lingua eritrea e bambara. Un impegno notevole, con l'aiuto delle forze di polizia internazionale, per decifrare anche i circuiti di pensieri di persone che non sono identificate". Costo del viaggio che varia notevolmente, alla luce di diversi fattori, quali, ad esempio, la meta finale, il numero di soste, l'eventuale vitto e alloggio o, in alcuni casi, anche l'acquisto di vestiti e telefoni cellulari. "Viaggi pericolosissimi e faticosissimi", chiudono gli inquirenti. Risultato: un business pulito, non tracciabile. E le indagini adesso proseguono, anche alla luce degli ultimi sbarchi, compresi quelli palermitani.

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