Giovedì, 15 Aprile 2021
SCIOPERI / Milano

Sciopero Sda, 70mila pacchi fermi a Carpiano. Poste: "Siamo pronti a chiudere il deposito"

L'appello di Poste e Sda ai lavoratori: "Il blocco sta mettendo in ginocchio l'azienda"

Il magazzino di Sda (foto Ansa)

Non accenna a diminuire la tensione nel deposito Sda di Carpiano, nel milanese, bloccato a metà settembre da alcuni lavoratori. La situazione "è grave": 70mila pacchi in 'ostaggio', tenuti fermi dallo sciopero dei facchini. E Poste Italiane, che controlla Sda, tenta l'ultimo appello, altrimenti si è detta pronta a chiudere il deposito delle consegne.

Lo sciopero, si legge in una nota congiunta diramata da Poste e Sda, "ha messo in ginocchio l’azienda e compromesso senza alcun dubbio le relazioni con gli attuali clienti". Tradotto? Società importanti come Amazon. Non solo: il blocco  starebbe causando anche problemi igienico sanitari a causa della merce deperibile contenuta in alcuni pacchi.

"Tutte le possibili strade negoziali sono state percorse, sono stati esposti presso il Senato e in maniera reiterata presso tutte le Autorità competenti a livello territoriale, i fatti e le ragioni delle parti, a questo punto SDA ha l’assoluta necessità che le Istituzioni locali consentano alle maestranze di tornare nel proprio luogo di lavoro e di ritornare a svolgere il servizio per i fornitori, per i dipendenti e per i cittadini", prosegue la nota.

Sciopero Sda Carpiano: i motivi della protesta

Le proteste sono iniziate il 18 settembre dopo un cambio appalto che ha aperto le porte dell’azienda a una nuova cooperativa e che - denuncia il sindacato - ha fatto perdere a diversi lavoratori le tutele del vecchio contratto. 

Sda, botte e feriti tra lavoratori in sciopero e crumiri: il video

La cooperativa Cpl - che forniva quarantatré dipendenti - è stata infatti sostituita dalla concorrente Ucsa, che - su pressione dei Sol Cobas - ha accettato di 'inglobare' proprio quei dipendenti alle stesse condizioni economiche. 

È qui, però, che Si Cobas ha deciso di intervenire, convinta che parità di “condizioni economiche” non significhi parità di tutele.

Il sindacato ha infatti chiesto a Ucsa - e la richiesta evidentemente non è stata ancora accolta - di eliminare esplicitamente dai contratti la possibilità di ricorrere alle novità introdotte dal Jobs Act in fatto di licenziamenti e di riconoscere agli ex dipendenti Cpl gli anni di anzianità di servizio e i “benefici” previsti dalla clausola sociale. 

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