Giovedì, 21 Ottobre 2021
Il caso

Cos'è il Modello Riace e perché Mimmo Lucano è stato condannato

"Presunti illeciti nella gestione dell'accoglienza dei migranti" per l'ex sindaco di Riace il giudice ha emesso una condanna a 13 anni e due mesi di reclusione

Tredici anni e due mesi di reclusione. Questa la pena inflitta in primo grado per Mimmo Lucano, l'ex sindaco di Riace, finito sotto inchiesta per presunti illeciti nella gestione dell'accoglienza dei migranti. Una decisione che ha colto di sorpresa un po' tutti, a partire dallo stesso Lucano: "Una vicenda inaudita", ha commentato a caldo.

Mimmo Lucano e il "Modello Riace"

Mimmo Lucano è l'uomo del "modello Riace", un sistema di integrazione e accoglienza "diffusa" messo in campo nel comune della Locride di cui era sindaco, col tempo diventato così popolare da far finire nel 2016 lo stesso Lucano nella lista dei 50 leader più influenti del mondo della rivista Fortune. Il "modello Riace", paesino di 2.000 abitanti a 125 chilometri da Reggio Calabria, era basato su un rovesciamento di prospettiva: i migranti non come un problema da risolvere ma come un'opportunità per contrastare lo spopolamento e salvaguardare attività artigianali e vecchi mestieri altrimenti destinati a scomparire, ospitati nelle vecchie case del borgo in alloggi indipendenti e inseriti nel tessuto cittadino. Il sistema prevedeva che i fondi stanziati dal governo per l'accoglienza venissero trasformati in "borse lavoro", coinvolgendo cooperative locali, ed era stata creata una "moneta" alternativa che i migranti potevano usare in alcune attività commerciali riacesi per acquistare cibo, vestiti e ricariche telefoniche, per permettere autonomia e integrazione.

A Riace i primi stranieri arrivarono nel 1998 quando una nave proveniente dalla Turchia e con 66 uomini, 46 donne e 72 bambini curdi si avvicinò alle coste calabresi. L’associazione Città Futura nacque pochi anni dopo: l’ex sindaco ricordava che l’idea gli venne osservando come se Riace Marina era affollata durante la stagione estiva, Riace Superiore, era invece svuotata dei suoi abitanti partiti a lavorare al nord. Nel 2004 arrivò la prima candidatura a sindaco, subito vincente. Così Riace divenne il primo comune italiano, assieme a Trieste, a partecipare al sistema per l'accoglienza Sprar che venne poi smantellato da Salvini quando era ministro dell’Interno. 

I guai iniziarono nel 2016 quando dalla Prefettura di Reggio Calabria venne inviato un ispettore che evidenziò criticità per gli aspetti amministrativi e organizzativi del "Modello Riace" salvato però da due successive valutazioni. Poi nel 2017 però la Procura di Locri iscrisse Lucano nel registro degli indagati per abuso d’ufficio, concussione e truffa aggravata. Lo stesso anno il ministero dell’Interno escluse Riace dai finanziamenti statali per il mantenimento del sistema d’accoglienza che dava una casa a 165 rifugiati.  

Mimmo Lucano fu arrestato il 2 ottobre 2018 e messo agli arresti domiciliari con l'accusa di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. Dopo il periodo di detenzione nei suoi confronti, era stato applicato e poi revocato nei suoi confronti il divieto di dimora a Riace.

Le accuse a Mimmo Lucano

Il sistema di Mimmo Lucano era stato portato avanti spesso in polemica con le istituzioni, anche se non pochi politici si erano schierati al suo fianco, insieme a intellettuali ed esponenti del mondo dell'associazionismo. Nell'ambito del processo "Xenia" sui presunti illeciti nella gestione dei migranti, Lucano era imputato di associazione per delinquere, abuso d'ufficio, truffa, concussione, peculato, turbativa d'asta, falsità ideologica e favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. La sentenza è stata letta dal presidente del Tribunale di Locri, Fulvio Accurso, dopo una camera di consiglio che si è protratta per quattro giorni. La Procura di Locri aveva chiesto per Lucano una condanna a 7 anni e 11 mesi: la metà di quella stabilita oggi nel primo grado di giudizio. La sentenza stabilisce inoltre che Lucano dovrà anche restituire 500mila euro riguardo i finanziamenti ricevuti dall'Unione europea e dal Governo.

 "Una sentenza lunare e una condanna esorbitante che contrastano totalmente con le evidenze processuali", hanno commentato gli avvocati Giuliano Pisapia e Andrea Dacqua, annunciando il ricorso in appello dopo la lettura delle motivazioni. Nel chiedere la condanna per Lucano, il pm di Locri aveva detto nella requisitoria che "a Riace comandava Lucano. Era lui il dominus assoluto, la vera finalità dei progetti di accoglienza a Riace era creare determinati sistemi clientelari. Lucano ha fatto tutto questo per un tornaconto politico-elettorale e lo si evince da diverse intercettazioni. Contava voti e persone. E chi non garantiva sostegno veniva allontanato".

Secondo gli inquirenti Lucano avrebbe organizzato "matrimoni di convenienza" tra cittadini del posto e donne straniere, per favorire illecitamente la permanenza di queste ultime nel territorio italiano. Nell’ordinanza del gip si parlava di due matrimoni di comodo: uno riguardava il fratello della compagna di Lucano (matrimonio che non avvenne) e l’altro una giovane del Ghana con un abitante di Riace.

Sotto accusa anche l'affidamento diretto definito "fraudolento" del servizio di raccolta e trasporto dei rifiuti senza le procedure di gara previste dal codice dei contratti pubblici, per favorire due cooperative locali Eco-Riace e L'Arcobaleno prive di requisiti.

Per quanto riguarda la gestione dei flussi di denaro pubblico destinati alla gestione dell'accoglienza dei migranti, il Gip, pur rilevando una "tutt'altro che trasparente gestione, da parte del Comune di Riace e dei vari enti attuatori", delle risorse erogate per l'esecuzione dei progetti Sprar e Cas, e parlando di "estrema superficialità", e "diffuso malcostume", aveva negato la contestazione di reati specifici.  

Nel 2019 l’ex sindaco ricevette anche un avviso di garanzia per aver rilasciato documenti d’identità a una donna eritrea e al figlio di pochi mesi senza che questi fossero in possesso di regolare permesso di soggiorno. Un altro avviso di garanzia arrivò a lui e altre otto persone in merito agli alloggi dove i migranti venivano ospitati a Riace.

Tre appartamenti erano risultati privi di collaudo statico e certificato di abitabilità. Il sostituto procuratore Ezio Arcadi accusò Lucano di truffa per aver firmato una falsa attestazionedi idoneità abitativa.

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