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Lunedì, 17 Gennaio 2022
Riace

Le motivazioni della condanna di Lucano: "Strumentalizzò l'accoglienza"

Cosa scrive il presidente del Tribunale di Locri, Fulvio Accurso, sulla condanna a 13 anni e 2 mesi per l'ex sindaco di Riace

Sono state pubblicate oggi le motivazioni della sentenza di condanna di Mimmo Lucano, l'ex sindaco di Riace condannato il 30 settembre scorso a 13 anni e 2 mesi di reclusione nell'ambito del processo "Xenia" nato dall'inchiesta sulla gestione dei progetti di accoglienza dei migranti nel comune calabrese.

Secondo il presidente del Tribunale di Locri, Fulvio Accurso, Lucano, definito "dominus indiscusso del sodalizio", ha "strumentalizzato il sistema di accoglienza a beneficio della sua immagine politica". Nelle motivazioni si parla di un'organizzazione "tutt'altro che rudimentale, che rispettava regole precise a cui tutti si assoggettavano, permeata dal ruolo centrale, trainante e carismatico di Lucano il quale consentiva ai partecipi da lui prescelti di entrare nel cerchio rassicurante della sua protezione associativa, per poter conseguire illeciti profitti, attraverso i sofisticati meccanismi, collaudati negli anni e che ciascuno eseguiva fornendogli in cambio sostegno elettorale".

Per il tribunale di Locri "tutti i componenti dell'organizzazione hanno agito accettando di sostenere politicamente Lucano, ricevendo da esso, in cambio, piena libertà di movimento nella loro azione illecita di accaparramento delle risorse pubbliche". Si sarebbe verificata inoltre "la costituzione di un vero e proprio organismo associativo elevato a Sistema, che ruotava attorno all'illegale approvvigionamento di risorse pubbliche, e che si basava su una piattaforma organizzativa collaudata e stabile, che si avvaleva dell'esperienza e della forza politica che Lucano possedeva e che questi esercitava in forma padronale ed esclusiva, tanto da indurre tutti al silenzio".

"Arricchimento personale"

L'ex sindaco, "dopo aver realizzato l'encomiabile progetto inclusivo dei migranti, che si traduceva nel Modello Riace, invidiato e preso ad esempio da tutto il mondo, essendosi reso conto che gli importi elargiti dallo Stato erano più che sufficienti, aveva pensato di reinvestire in forma privata gran parte di quelle risorse, con progetti di rivalutazione del territorio, che, oltre a costituire un trampolino di lancio per la sua visibilità politica, si sono tradotti nella realizzazione di plurimi investimenti", come ad esempio "l'acquisto di un frantonio e di numerosi beni immobili da destinare ad alberghi per l'accoglienza turistica". Questi investimenti che Lucano avrebbe fatto con i soldi avanzati dal progetto di accoglienza dei privati, secondo Accurso, "costituivano, ad un tempo, una forma sicura di suo arricchimento personale, su cui egli sapeva di poter contare a fine carriera, per garantirsi una tranquillità economica che riteneva gli spettasse, sentendosi ormai stanco per quanto già realizzato in quello specifico settore, per come dallo stesso rivelato nel corso delle ambientali che sono state esaminate".

Per il Tribunale "nulla importa che l'ex sindaco sia stato trovato senza un euro in tasca - come orgogliosamente egli stesso si è vantato di sostenere a più riprese - perché ove ci si fermasse a valutare questa condizione di mera apparenza, si rischierebbe di premiare la sua furbizia, travestita da falsa innocenza, ignorando però l'esistenza di un quadro probatorio di elevata conducenza, che ha restituito al Collegio un'immagine ben diversa da quella che egli ha cercato di accreditare".

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