Martedì, 22 Giugno 2021
Il retroscena

C'è anche "Miss Hitler" tra i neo nazisti che pianificavano un attentato alla Nato

Già nel 2019, la donna era stata indagata per "costituzione e partecipazione ad associazione eversiva ed istigazione a delinquere"

miss Hitler

Lunghi capelli biondi raccolti in una coda. Un'aquila tatuata da una scapola all'altra e sotto, al centro della schiena, una svastica. Si Presentava così Francesca Rizzi, la 27enne milanese che nel 2019 si era guadagnata il titolo di "miss Hitler" in un contest su Vk, un social network russo che fa concorrenza a Facebook. Sarebbe coinvolta anche lei nel gruppo denominato "Ordine ario romano", l'organizzazione smantellata dalle forze dell'ordine dopo un'inchiesta della procura di Roma, che ha portato a dodici misure cautelari dell'obbligo di presentazione all'autorità giudiziaria per persone fra 26 e 62 anni, indagati per aver costituito un gruppo neonazista, che non solo professava tesi negazioniste, ma incitava alla violenza nei confronti di ebrei e immigrati. L’accusa per tutti è associazione finalizzata alla propaganda e all'istigazione per motivi di discriminazione etnica e religiosa. 

Già nel 2019, la donna era stata indagata per "costituzione e partecipazione ad associazione eversiva ed istigazione a delinquere". Infatti già al tempo “Miss Hitler” era stata trovata coinvolta in una rete allargata di fanatici antisemiti il cui obiettivo era quello di reintrodurre il partito nazista, con tanto di bandiere e adesivi. Un ruolo importante era stato tenuto per "miss Hitler" che, stando alle indagini, a suo tempo aveva preso parte come oratore ad un convegno di estremisti di destra tenuto a Lisbona. Un incontro che avrebbe dovuto accreditare il gruppo italiano agli occhi degli altri europei.

Adesso le accuse sono anche più gravi perché, secondo i pm romani, Ordine ario romano" aveva appena iniziato a pianificare un'azione contro una struttura della Nato, con ordigni confezionati in maniera artigianale anche grazie alla collaborazione di altri gruppi simili che operavano in Portogallo. Forse proprio quelli con cui, già nel 2019, la milanese fieramente razzista era entrata in contatto attraverso social e catene Whatsapp. Proprio lì dove i carabinieri del Ros hanno concentrato notevoli attenzioni in questi anni di indagine. Lì dove si faceva proselitismo con documenti, video e foto che inneggiavano al razzismo e alla violenza nei confronti di migranti e varie minoranze.

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