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Mercoledì, 25 Maggio 2022
Disastro senza colpevoli

Il Moby Prince e le sue 140 vittime, 31 anni dopo tante domande e nessuna verità

E' il 10 aprile del 1991 quando la nave della Navarma, si scontra con una petroliera della Snam, l'Agip Abruzzo, al largo del porto di Livorno. E' la più grande tragedia della marineria italiana. Il dolore dei familiari reso più atroce da depistaggi e processi farsa

Le rotte che si incrociano, lo scontro, le fiamme altissime, le 140 vittime. Sono passati 31 anni dalla tragegia del traghetto Moby Prince eppure il ricordo e il dolore non sbiadiscono. E' il 10 aprile del 1991 quando la nave della Navarma, si scontra con una petroliera della Snam, l'Agip Abruzzo, al largo del porto di Livorno. Nel rogo, successivo alla collisione, perdono la vita 140 persone: tutti i passeggeri e tutti i membri dell'equipaggio del Moby con la sola eccezione del giovane mozzo Alessio Bertrand, al suo primo imbarco.

Del disastro della Moby Prince ha parlato, recentemente, anche il premier Mario Draghi. L'ha definita "una ferita aperta per l'Italia. Condivido pienamente - ha sottolineato - la necessità di impegnarsi per la costruzione della verità sui fatti e far luce sulle responsabilità e sulle circostanze che hanno causato l'immane tragedia". Sì, perché a 31 anni dal più grande disastro della marineria civile italiana, non si è arrivati alla verità. I parenti delle vittime non hanno mai creduto alla tragica fatalità della collisione e chiedono giustizia. 

Anni di indagini e nessuna verità

In oltre 30 anni ci sono stati due processi, si sono avvicendate due commissioni. Eppure non ci sono ancora i responsabili. Nel 2017 la seconda Commissione parlamentare di inchiesta ha riconosciuto che le dichiarazioni dei coinvolti erano state ?convergenti nel negare evidenze o nel fornire versioni inverosimili dell?accaduto?. Elemento che spiega tanta difficoltà nell'arrivare alla verità. Qualche mese fa, la procura di Firenze ha riaperto le indagini con la Dda, soprattutto per fare luce sul giallo della presenza di esplosivi a bordo. 

La prima commissione d'inchiesta

Da subito si è provato a relegare tutto nella dimensione dell'errore umano: la distrazione, la nebbia. Niente di vero. La commissione parlamentare voluta da Pietro Grasso nel 2015 ha stabilito all?unanimità una serie di fatti. "Si esclude che la nebbia sia stata la causa della tragedia - si legge nella relazione -. Non c?è  stato, prima del disastro, un fenomeno atmosferico di totale, immediata e generale riduzione della visibilità in rada, tale da provocare l?accecamento del comando del traghetto e dei suoi apparati radar durante la navigazione". 

Poi "il comando della petroliera non pose in essere condotte pienamente doverose". E i parlamentari pongono delle domande nette: "Perché non si diedero via radio notizie precise sull?imbarcazione investitrice? La commissione ha appurato che la sagoma della nave investitrice risultava inconfondibile dal ponte della petroliera e fu percepita con precisione, in quei tragici minuti. Perché non venne rappresentato ai soccorritori un quadro preciso e si attirarono i soccorsi solo sulla propria nave? Il traghetto rimase per alcuni minuti incagliato nell?Agip Abruzzo. C?era quindi il tempo per valutare la situazione e dare le corrette comunicazioni ai soccorritori".

Terza verità appurata: "Dalla capitaneria di porto di Livorno non partirono ordini precisi per chiarire l?entità e la dinamica dell?evento e per ricercare la seconda imbarcazione, quasi non si sapesse cosa fare".La commissione parla di "impreparazione e inadeguatezza nei soccorsi".

Il quarto elemento che emerge sono quelle che la commissione definisce incongruenze "sulle attività della petroliera e sul tragitto compiuto prima di arrivare a Livorno. Veniva da un porto egiziano, come sostenuto ufficialmente e riportato da alcuni in commissione? Aveva fatto scalo in Sicilia, come riportato alla commissione da altri? O proveniva da altro porto ancora, come risulta dalla documentazione che la commissione ha acquisito? Gli approfondimenti presso le autorità  e le amministrazioni competenti in Italia non hanno dato riscontro alcuno, ma i dati ufficiali provenienti da Londra parlano chiaro e narrano fatti che andavano chiariti nell?immediatezza degli eventi".

moby prince petroliera agip-2

La seconda commissione d'inchiesta

"Dopo 31 anni dalla tragedia è estremante sfidante ricostruire nel dettaglio quanto accadde quella notte, ma sono molto fiducioso che questa seconda commissione di inchiesta, che prosegue il lavoro della prima, arriverà a ricostruire la fotografia il più precisa possibile di quella notte", dice all'AdnKronos Andrea Romano, deputato livornese del Pd e presidente della commissione.

"Sono già state disposte diverse consulenze tecniche: dalla simulazione virtuale di quanto accadde quella tragica notte alle registrazioni delle comunicazioni radio di fronte al porto di Livorno, contenute nel cosiddetto 'bobinone' e finora inedite, si arriverà presto a scrivere un nuovo capitolo", dice Romano. E aggiunge: "Stiamo lavorando nelle specifico per rispondere ad alcune domande. In quale stato si trovava la Moby al momento della partenza di Livorno? I motori, i vari sistemi di sicurezza, l'elica, il timone funzionavano correttamente? Su questo sono in corso perizie specifiche - osserva Romano - Un'altra domanda alla quale cerchiamo di dare una risposta riguarda la famosa esplosione che si produsse a bordo del Moby: ci sono state varie perizie, giudiziarie e di altro genere, che hanno dato risultati anche molto diversi tra loro. Noi siamo ripartiti da zero, ordinando due diverse perizie che lavoreranno in parallelo, useranno i laboratori del Racis e dovranno dirci quando l'esplosione si produsse, se prima o durante l'impatto, da cosa fu generata, se da un esplosivo a bordo o dall'esplosione di materiali a bordo di carattere non esplosivo", riferisce.

Un'altra consulenza tecnica disposta riguarda il famoso "'bobinone', il nastro su cui vennero registrate le comunicazioni radio svolte di fronte alla rada di Livorno quella notte. "Abbiamo acquisito un apparecchio - ricorda il presidente della commissione di inchiesta - in grado di leggere le registrazioni e, per prima volta dalla strage, sono state lette tutte le tracce e trasferite sul digitale quindi avremo una qualità dell'audio inedita".

Moby Prince - FOTO DI MASSIMO SESTINI-2

Riguardo poi all'Agip Abruzzo, la commissione è al lavoro "insieme all'Eni per acquisire i materiali dell'indagine interna che fu svolta dopo la strage". A ciò si aggiunge la "ricostruzione dinamica" della notte della tragedia. La Commissione si è rivolta al "Cetena, una società di ingegneria navale a Genova del gruppo Fincantieri che è tra le più avanzate dal punto di vista tecnologico a livello nazionale ed internazionale, fa simulazioni marittimo-navali, ricostruisce scenari relativi a navigazioni, dighe, porti". Negli ultimi mesi la commissione ha anche acquisito nuovo materiale come "documenti importanti dal Rina - Registro navale italiano - relativi allo stato di salute della Moby prima della partenza" e, ancora, "le foto satellitari della rada di Livorno rese disponibili, dopo la fine dei lavori della prima commissione. Provengono dal Servizio meteorologico statunitense che due anni fa ha desecretato materiali del 1991 e dunque anche le foto relative alla rada di Livorno. Foto che permettono di capire dove si trovava esattamente l'Agip Abruzzo". Un consulenza è stata anche commissionata un mese fa sull'aspetto assicurativo della vicenda: "L'assicurazione stipulata per MobyY Prince e il patto assicurativo a tre sottoscritto dopo la strage - osserva Romano - Su questo patto stiamo facendo una perizia di diritto assicurativo-marittimo per capire se quelle assicurazioni erano congrue con la situazione". 

"Ci aspettiamo che tutte le perizie vengano concluse entro settembre", spiega il presidente della commissione parlamentare di inchiesta che intanto sta proseguendo con le audizioni. "Ci dobbiamo sempre mettere nei panni dei familiari delle vittime e il loro coraggio e la loro determinazione hanno convinto e costretto le istituzioni repubblicane a riprendere in mano questo dossier - conclude il presidente della commissione - .La luce sulla Moby Prince si è riaccesa quando il Parlamento ha deciso di ascoltare la richiesta disperata dei familiari e con la prima commissione si è riaperto questo lavoro di ricostruzione che è nostro compito portare a termine. Se ci riusciremo, sarà un esempio positivo di come la democrazia funziona e le istituzioni democratiche riescono a riparare ai propri errori e alle proprie lacune".

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