Domenica, 7 Marzo 2021
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Foto e video porno di minori, monsignore condannato a 5 anni: "Ho avuto una crisi"

Cinque anni di carcere e cinquemila euro di multa per il prelato che si trovava negli Stati Uniti come consigliere della nunziatura vaticana a Washington

Cinque anni di carcere e cinquemila euro di multa. È stato condannato monsignor Carlo Alberto Capella, ex diplomatico vaticano, riconosciuto dal tribunale penale della Santa Sede colpevole di "detenzione e scambio di materiale pedopornografico con l'aggravante dell'ingente quantità"

Il collegio presieduto da Giuseppe Dalla Torre dopo un'ora di camera di consiglio ha inflitto la condanna "aumentata per la continuazione del reato e bilanciata con le attenuanti generiche del contegno processuale".

Il don - emiliano di origini ma milanese di formazione clericale, tanto che è cresciuto all'oratorio San Carlo di Rho - era stato arrestato lo scorso 7 aprile dalla gendarmeria della Santa Sede dopo una denuncia arrivata a giugno scorso dagli Stati Uniti, dove il religioso si trovava per occupare il ruolo di consigliere della nunziatura vaticana a Washington. 

Come ricostruisce Milano Today, venerdì, quando il procuratore aveva chiesto 5 anni e 9 mesi e diecimila euro di multa come condanna, Capella era stato ascoltato dai giudici ed aveva ammesso tutte le sue colpe. "Mi ritrovo negli Stati Uniti - aveva raccontato il monsignore - senza entusiasmo, ma collaborativo. I primi quattro mesi sono stati piuttosto blandi. Provavo un senso di vuoto e inutilità”. Così, avrebbe iniziato a usare il suo profilo su Tumblr - sotto il nome di "Doppiobibo" - per ricevere e inviare foto pedopornografiche, chiedendo quasi sempre ragazzi tra i tredici e diciassette anni. 

“Ho sbagliato - aveva dichiarato Capella - a sottovalutare la crisi che stavo attraversando. Ho sbagliato a pensare di poterla gestire da solo. Il contesto era nuovo. Amici o referenti non ne avevo. Ho cercato di far fronte con rimedi spirituali e di non far pesare il mio stato d’animo in nunziatura”. Ma a Washington si sono accorti di quelle foto - tra le quaranta e le cinquanta quelle "repertate" - e hanno fatto partire l'indagine. 

Sabato mattina, dopo le scuse per la "crisi", per il don è arrivata la condanna.

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