Giovedì, 16 Settembre 2021
Messina

I sandali di Gioele puliti e appaiati e gli sms del marito: le carte dell'inchiesta sulla morte di Viviana Parisi

Era stata trovata cadavere ai piedi di un traliccio l'8 agosto 2020, dieci giorni dopo venne trovato anche il corpo del figlio di 4 anni. Dopo un anno la svolta con la richiesta di archiviazione

"Abbiamo appena ricevuto via Pec la richiesta di archiviazione del'inchiesta sulla morte di Viviana Parisi e il piccolo Gioele Mondello . Avanzeremo richiesta di accesso al fascicolo per esaminare tutte le consulenze. E dopo decideremo se fare opposizione". A dirlo, intervistato dall'Adnkronos, è l'avvocato Pietro Venuti, legale della famiglia di Viviana Parisi, la deejay trovata morta nell'agosto 2020 nei boschi di Caronia e che - secondo la tesi dell'accusa - si sarebbe suicidata dopo la morte del figlio. "Noi abbiamo sempre respinto la tesi dell'omicidio-suicidio - chiosa il legale - Di scenari ce ne possono essere tanti".

Quello che non è chiaro è se sia stata Viviana a uccidere il figlio di 4 anni: la stessa procura nell'atto in cui avanza al giudice la richiesta di archiviazione del caso tratteggia due possibili scenari. Ma ricostruiamo il tutto. 

La morte di Gioele Mondello e Viviana Parisi

Viviana Parisi era stata trovata cadavere ai piedi di un traliccio nel comune di Caronia l'8 agosto 2020. L’auto della donna era stata trovata il 3 agosto all’uscita di una galleria sull'autostrada A20 Messina-Palermo, all'altezza di Caronia (Messina). Per giorni proseguirono le ricerche del piccolo Gioele finché venne scoperto cadavere il 19 agosto da un ex carabiniere. Alcuni testimoni avevano detto di aver visto la donna scavalcare il guardrail e avviarsi verso i boschi che costeggiano la strada. Si era a lungo indagato per capire se la morte della madre e del piccolo fosse da attribuire a una terza persona. Ma secondo i consulenti nominati dalla Procura della Repubblica di Patti non vi sarebbe nessun estraneo a quello che viene identificato ora come un omicidio suicidio. 

Secondo la ricostruzione della Procura, la donna si era 'rifugiata' nel bosco di Pizzo Turda insieme al figlio Giole dove poi hanno enrambi trovato la morte. Se la morte di Viviana sembra compatibile con la caduta dal traliccio, c'è un alone di incertezza sulle ultime ore di vita del figlio. Se è stato infatti escluso che l'incidente avvenuto in autostrada potesse aver causato gravi conseguenze al piccolo, due sono le tesi avanzate da chi indaga: che Giele sia morto per cause accidentali (come una caduta o un arresto cardiaco dovuto a affaticamento o un colpo di sole) durante il suo vagare per le campagne assieme alla madre. Oppure che Viviana abbia commesso un figlicidio strangolando o soffocando il piccolo gioele. Per il Pm è "sintomatico il fatto che l'unico materiale rinvenuto sotto le unghie delle mani di Viviana (indice, medio ed anulare) sia stato proprio il profilo genetico di Gioele". Quest'ultima tesi "continua a rimanere quella più probabile e fondata" per la Procura di Patti.

A spingere verso questa interpretazione il fatto che i sandaletti di Gioele si presentassero del tutto integri e puliti, appaiati e quasi perfettamente allineati tra loro, indice che erano stati tolti da mani umane che, secondo la procura "non potevano che essere che quelle di Viviana". Inoltre anche gli indumenti indossati da Gioele al momento dei fatti non recavano tracce di sangue, fatto che esclude un'aggressione. Inoltre i periti medico legali e veterinari hanno escluso anche che il piccolo Gioele possa essere morto a causa di un attacco di animali selvatici mentre era ancora in vita. "È stato invece accertato come alcune volpi abbiano poi consumato il corpo di Gioele  - spiega il Procuratore di Patti - ma soltanto dopo la sua morte".

Che cosa è successo Viviana Parisi

Ma perché la donna si era 'rifugiata' nel bosco di Pizzo Turda allontanandosi insieme al suo bambino dalla sede autostradale senza rispondere ai richiami delle persone che pure la stavano cercando? Secondo la tesi della procura Viviana riteneva di "dover scappare da inesistenti aggressori o perché temeva che il marito potesse toglierle la potestà genitoriale". La perizia psichiatrica depositata dal professor Massimo Picozzi, consulente del Procuratore di Patti Angelo Vittorio Cavallo, spiega che la donna soffriva di ''una patologia importante di valenza psicotica'', patologia "dalla quale non si era mai ripresa completamente"

"La donna soffriva di un 'disagio preesistente da almeno due anni', con aspetti clinici tali da spingere a ipotizzare un accertamento sanitario obbligatorio per fronte alla situazione, caratterizzati dalla 'presenza di spunti psicotici, con tematiche mistiche, persecutorie e di rovina. Con riferimenti al demonio - interpretatività delirante - il diavolo nel serpente del bastone di Asclepio."

Nella richiesta di archiviazione sono contenute anche alcune intercettazioni da cui emergerebbe tutto il malessere psichico della donna che, in pieno lockdown, sarebbe stata trasportata al Pronto soccorso dell'ospedale di Barcellona Pozzo di Gotto il 18 marzo 2020. "Il medico del Pronto Soccorso intervenuto ha ricordato di aver visto Viviana sdraiata per terra, che ripeteva la frase: ''Abbiamo consegnato i nostri figli al demonio!!''. Circa tre mesi dopo, a fine giugno, la donna era stata nuovamente condotta presso il Pronto Soccorso del Policlinico di Messina, per avere ingerito, volontariamente, come dicono i medici, dei farmaci "con chiaro intento autolesivo".  

L'instabilità psicologica della donna sarebbero stati noti a familiari, amici e vicini di casa che avevano riportato come la donna ricorresse alla lettura della Bibbia sul balcone di casa o nel sagrato della chiesa, in pieno lockdown, "nonché accusando manie di persecuzione e timori di vario genere, come quello di essere controllata da sconosciuti, anche attraverso la televisione ed il telefono cellulare, oppure ritenendo di essere pedinata da macchine di grossa cilindrata". 

Agli atti dell'inchiesta ci sono anche i messaggi con cui il marito Daniele Mondello le ricordava di prendere le medicine. L'8 giugno 2020 Mondello scriveva alla moglie:

''Prendi le pillole, se ami tuo figlio''.
''Hai rovinato la nostra famiglia, vergognati, mi dispiace solo per mio figlio che non si meritava questo.''
''Curati!''.

Nella stessa data Daniele Mondello aveva inviato l'immagine di una casa di cura contro le manie persecutorie invitandola a prestare attenzione: "Ti sono stato vicino per aiutarti, ma tu non vuoi farti aiutare e stai distruggendo la vita di nostro figlio, la tua e la mia e stai facendo soffrire la tua famiglia e la mia, per una volta ascolta chi ti vuole veramente bene!''. 

Era giugno. Due mesi dopo il tragico epilogo.

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