Venerdì, 18 Giugno 2021
A un mese dalla tragedia / Firenze

Per la morte di Luana D'Orazio indagato anche il marito della titolare della ditta

Daniele Faggi, sarebbe accusato degli stessi reati contestati alla moglie, Luana Coppini e al tecnico manutentore Mario Cusimano: "Omicidio colposo e rimozione od omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro".

È passato quasi un mese da quel tragico 3 maggio quando la 22enne Luana D'Orazio è rimasta vittima di un tragico incidente sul lavoro: trascinata e schiacciata all'interno di un orditoio in un'azienda tessile di Montemurlo (Prato). Nel frattempo gli investigatori che proseguono nelle indagini hanno iscritto nel registro degli indagati tre persone, da ultimo anche il marito della titolare dell'azienda tessile: Daniele Faggi, sarebbe accusato degli stessi reati contestati alla moglie, Luana Coppini e al tecnico manutentore Mario Cusimano, cioè omicidio colposo e rimozione od omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro.

Come riporta l'agenzia Ansa l'avviso di garanzia è stato notificato stamani al domicilio dell'uomo. L'ipotesi di reato è riferito alla presunta disattivazione di una fotocellula che regola l'abbassamento automatico del cancello di sicurezza dell'orditoio. In base ai primi accertamenti eseguiti, il sensore sul macchinario sarebbe stato presente e perfettamente funzionante, ma in qualche modo disattivato al momento dell'incidente in cui ha trovato la morta la giovane madre.

Nei giorni scorsi in procura a Prato c'è stato l'interrogatorio di Mario Cusimano, indagato in quanto anche lui manutentore nell'azienda: sarebbe stato ascoltato su aspetti tecnici relativi al funzionamento dei macchinari.

Non è ancora stata sentita invece la titolare dell'orditura Luana Coppini. Secondo quanto emerso, il suo interrogatorio non sarebbe ancora stato fissato in attesa di conoscere gli esiti degli esami sulla memoria dell'orditoio, 'una sorta di scatola nera' che raccoglie alcune dati sull'attività del macchinario. 

"Luana sempre sola anche se semplice apprendista"

Pochi giorni fa al quotidiano La Nazione la madre di Luana D'Orazio aveva raccontato di come la giovane operaia si lamentasse di come "lavorasse tanto e fosse quasi sempre sola". "Mi aveva anche raccontato - spiega Emma Marrazzo - di aver fatto presente che lei non poteva stare sola, doveva essere affiancata da qualcuno in quanto apprendista e che se ci fosse stato un controllo ci sarebbero stati problemi".

luana d'orazio orditoio ansa-2

Il prossimo 5 giugno, nella chiesa di Spedalino Asnelli ad Agliana, dove lo scorso 10 maggio è stato celebrato il funerale dal vescovo di Pistoia Fausto Tardelli, si terrà una messa in ricordo della 22enne.

Nel frattempo la procura di Prato, guidata da Giuseppe Nicolosi, agli atti ancora non ha l'audio inviato da Luana al fidanzato in cui parlerebbe delle condizioni di lavoro, visto che i consulenti legali della famiglia della vittima al momento non l'hanno depositato. Gli inquirenti cercheranno di valutare anche il rispetto delle norme antinfortunistiche, attraverso l'esame approfondito dell'abbigliamento che la giovane mamma indossava lo scorso 3 maggio mentre stava lavorando nell'Orditura Luana. Finora i periti avrebbero accertato che, come già verificato con l'orditoio gemello presente nella stessa azienda, anche in quello affidato a Luana erano disattivati i dispositivi di protezione.

Sicuramente la scatola nera, una volta decrittata dai periti grazie all'aiuto dei tecnici della ditta tedesca Karl Mayer, azienda costruttrice dell'orditoio, potrà fornire dettagli in più sulla fase di lavorazione in cui si trovava il macchinario affidato a Luana nel momento in cui l'operaia è stata agganciata e schiacciata dai rulli attorno ai quali si avvolge il filato. È questa la prova decisiva per ricostruire l'esatta dinamica della tragedia.

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