Venerdì, 7 Maggio 2021
Arezzo

Muore cadendo da un balcone: per il perito non è stato un suicidio

Martina Rossi il 3 agosto 2011 si trovava in un hotel di Palma di Maiorca. A quasi 7 anni dalla sua morte due giovani aretini sono accusati di tentato stupro

La caduta perpendicolare dimostra che la dinamica è incompatibile con un suicidio. È questa, in sintesi, l'ipotesi esposta dal perito dell'accusa, Marco Santini, nel corso dell'udienza di oggi al processo che si celebra davanti al Tribunale di Arezzo per la morte della studentessa genovese Martina Rossi, caduta dal sesto piano dell'hotel Sant'Ana di Palma di Maiorca (Spagna) il 3 agosto 2011.

Gli imputati sono Alessandro Albertoni e Luca Vanneschi, rispettivamente di 25 e 26 anni, entrambi residenti a Castiglion Fibocchi (Arezzo), accusati del reato di morte in conseguenza di tentata violenza sessuale.

Il perito Marco Sartini ha illustrato alla corte i rilievi effettuati su foto della polizia scientifica spagnola, spiegando che Martina Rossi è caduta in modo perpendicolare e che "se invece si fosse gettata dal balcone o qualcuno l'avesse spinta, la traiettoria avrebbe dovuto essere più arcuata, e il punto di impatto sul terreno sarebbe stato più distante rispetto al balcone della camera 609 che era occupata dai due giovani aretini".

La difesa degli imputati sostiene infatti che Martina Rossi si suicidò gettandosi dal sesto piano dell'albergo. La Procura ritiene invece che Martina Rossi perse la vita per sfuggire alla violenza sessuale di Luca Vanneschi e Alessando Albertoni nella loro camera.

Nel corso dell'udienza di oggi sono state illustrate anche le perizie di Marco Di Paolo e Isabella Spinetti, rispettivamente medico legale e genetista che analizzarono il corpo, riesumato, di Martina Rossi.

Di Paolo e Spinetti hanno spiegato che sulla salma, che era in pessime condizioni, "non sono emerse tracce di Dna dei due imputati", e che le fratture riscontrate sono tutte compatibili con la caduta, compresa quella alla mandibola che aveva fatto ipotizzare alla parte civile un pugno sferrato nel corso di un tentativo di stupro. "Se si fosse trattato di un pugno - ha detto il medico legale - sarebbe stato così violento da far svenire Martina, senza darle il tempo di portarsi fino al balcone".

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