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Lunedì, 6 Dicembre 2021
Immigrazione

Lampedusa, la mattanza dei disperati fra i disperati

Ancora in mare 252 corpi: sono quelli dei disperati fra i disperati, quelli di chi aveva pagato meno. E' polemica sui soccorsi, un pescatore: "Noi aiutavamo i migranti e la Capitaneria di Porto faceva foto e video"

LAMPEDUSA - Anche nella disperazione non erano tutti uguali. Alcuni più disperati degli altri: alcuni più poveri degli altri. Avevano dato tutto agli ex fedelissimi di Gheddafi che ora vendono morte e false speranze: quattro, cinquecento euro per un viaggio nella stiva. Ed è proprio lì che, a quarantotto ore dal naufragio, sono ancora "incastrati". Abbracciati fra di loro: sono morti così, come a volersi difendere da una fine scritta, inevitabile. Ormai le speranze sono poche, anzi nessuna: c'è solo da strappare quei 252 corpi al mare e aggiungere altri 252 feretri alla tragica lista che ne conta già 111. C'è solo da donare ai "disperati fra i disperati" una degna sepoltura e, magari, un nome: quello, almeno, non andrebbe negato a nessuno. 

Così, in mattinata sono ripartite le ricerche dei dispersi nella speranza di porre fine a questa orrenda attesa. Il bilancio della mattanza dovrebbe essere atroce: 363 morti e solo 155 superstiti. I sopravvissuti dovrebbero essere accolti nei vari centri di Roma, ma per loro scatterà, "come atto dovuto", l'iscrizione nel registro degli indagati. Saranno tutti accusati di immigrazione clandestina, come previsto dalla legge Bossi Fini: "E' un atto inumano, ma inevitabile" ha commentato il presidente del Senato Piero Grasso.

Ma davanti a numeri così "importanti" è normali interrogarsi. E' stato fatto tutto per salvare i migranti in difficoltà? E' stato proprio questo il punto sul quale ieri, nel giorno della commozione e della memoria, ci si è a lungo interrogati.  

Strage di migranti a Lampedusa: le immagini

A innescare la miccia sono state le dichiarazioni di alcuni dei soccorritori dei naufraghi. Primo fra tutti Vito Fiorino, proprietario della barca Gamar, che la notte del naufragio dormiva in rada. È stato lui il primo a sentire le grida dei profughi che sono finiti in acqua. "Noi cercavamo con tutte le nostre forze di tirare su quanta gente possibile - ha raccontato - Invece sulla motovedetta della Capitaneria di porto c’era chi pensava a fare fotografie e video. Era difficile riuscire a farli salire a bordo perché ci scivolavano dalle mani". 

E ancora: "Noi portavamo su i profughi quattro alla volta, poi quando la mia barca era troppo piena e rischiava di affondare abbiamo chiesto alla Capitaneria di farli trasbordare e continuare con il salvataggio. Invece ci hanno risposto che non potevano perché dovevano aspettare il protocollo. Incredibile". Fiorini, infine, ha puntato l’indice anche sui ritardi nei soccorsi: "Erano le 6.30, forse 6.40 quando ho dato l’ordine di chiamare la Guardia costiera, ma loro sono arrivati alle 7.30".

Guardia costiera che, dal suo canto, si è affidata ai numeri per respingere le accuse: "Dopo aver ricevuto la segnalazione di allarme via radio uhf alle 7, siamo immediatamente intervenuti con le nostre unità navali arrivate sul posto del naufragio prima delle 7:20: grazie anche alla cooperazione di soggetti privati, abbiamo salvato tutti quelli che erano sparsi in acqua e strappato al mare 155 vite".

Ora non resta che strappare al mare 252 corpi: almeno questo è dovuto anche ai disperati dei disperati. 

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