Martedì, 2 Marzo 2021
lutto nel giornalismo

È morto il giornalista Arturo Diaconale

Portavoce ufficiale della Lazio, 75 anni, era malato da tempo

Arturo Diaconale, foto @Facebook

È morto nella sua casa romana il giornalista Arturo Diaconale. Portavoce ufficiale della Lazio, da tempo lottava contro un male incurabile e le sue condizioni si erano aggravate. Diaconale aveva 75 anni.

Il cordoglio della Lazio

"La S.S. Lazio, il suo Presidente, l'allenatore, i giocatori e tutto lo staff esprimono profondo cordoglio per la scomparsa del portavoce del club, Arturo Diaconale, e si uniscono al dolore della famiglia". Così la Lazio calcio, sul sito ufficiale. Anche la Figc e il presidente Gabriele Gravina si uniscono al cordoglio. 

Giornalista parlamentare, direttore de 'L'Opinione delle Libertà', nel corso di una lunga carriera ha rivestito la carica di vice-segretario nazionale della Federazione Nazionale Stampa Italiana e di segretario dell'Associazione Stampa Romana e dal 2015 al 2018 è stato membro del Consiglio di Amministrazione della Rai. Autore di numerosi saggi politici e da sempre grande appassionato di sport, dall'agosto 2016 era portavoce della S.S. Lazio. A maggio si era sottoposto a un delicato intervento chirurgico e condannò su Facebook quella parte marcia dei tifosi che gli augurarono la morte: 

"Subito dopo l'operazione in cui mi è stata aperta la calotta cranica per rimuovere il malevolo intruso che vi si era insediato, mi era capitato di riflettere sul fatto che la pandemia non aveva generato i tanto attesi, spesso in maniera forzosa, cambiamenti sulla natura di un Paese che ormai si è tendenzialmente consegnato al cinismo spietato e che è spesso poco solidale. Un'amara considerazione, la mia, a cui mi aveva spinto la lettura di una nota pubblicata sul Corriere della Sera da Stefano Agresti in cui si dava notizia del mio intervento e si esprimeva una severa condanna di coloro che nel commentare la mia vicenda sui social network mi auguravano la morte tra i più atroci patimenti. Sono sempre stato consapevole della natura del tifo calcistico, una componente di quel fiume carsico che scorre attraverso la nostra storia e che affonda le sue radici, il suo Dna, nel Medioevo dei Comuni per dilatarsi e avanzare a dismisura durante le lotte per le primazie nei comuni, nei quartieri e nelle contrade, tra famiglie nobili e la borghesia commerciale e che, prima di trovare la propria evoluzione nel municipalismo, si connota per una forte carica di intolleranza e di odio che spinsero Starace, Montanelli e Malaparte a descrivere il popolo italiano come l’unico al mondo che intraprende volentieri un solo tipo di guerra, quella civile e fratricida. Ora ad essere travolto da questa violenta corrente fluviale di livore ero diventato io e non riuscivo a darmene una ragione logica. Solo perché mi ero battuto per sostenere le legittime ragioni della S.S. Lazio di poter concludere regolarmente il campionato puntando ad ottenere un risultato di prestigio già in parte acquisito sul campo? Francamente non sono riuscito ad individuare una proporzione tra l'esercizio del mio lavoro, che è anche passione sportiva, e l'impietosa, livida perfidia, l'ostentata furia al linciaggio che mi si era riversata addosso".

Si parla di

In Evidenza

Potrebbe interessarti

È morto il giornalista Arturo Diaconale

Today è in caricamento