Domenica, 20 Giugno 2021
CRONACA

E' morto Giulio Andreotti

Il senatore a vita aveva 94 anni. Esponente di spicco della Democrazia cristiana, sette volte primo ministro, è stato l'uomo simbolo della politica italiana

ROMA - E' morto Giulio Andreotti. Il senatore a vita si è spento a Roma all'età di 94 anni. La notizia è stata comunicata dalla famiglia. I funerali del senatore a vita si svolgeranno martedì pomeriggio a Roma. Non ci saranno funerali di Stato, né camera ardente.

Nato a Roma il 14 gennaio 1919, è stato uno dei principali esponenti della Democrazia Cristiana, protagonista della vita politica italiana per tutta la seconda metà del XX secolo. Entrato in Parlamento per la prima volta nel 1945, è stato Presidente del Consiglio per sette volte, poi nominato senatore da vita da Francesco Cossiga nel 1991.

I LEGAMI SOSPETTI CON LA MAFIA - E' stato il politico italiano più blasonato, circondato da una fama di leader cinico e machiavellico che lui stesso, in fondo, amava coltivare. Tanti i dubbi e i sospetti che hanno accompagnato la sua vicenda politica: il più infamante, quello di essere sceso a patti con la mafia. Per qualcuno bastava già la lunga amicizia con Salvo Lima, suo luogotenente in Sicilia, morto ammazzato nel 1992 a ridosso delle elezioni politiche che sancirono il crollo della Dc, per considerare Andreotti come un politico disposto al compromesso con Cosa Nostra. Poi arrivò Buscetta a raccontare la storia del bacio a Totò Riina. I colpevolisti erano di gran lunga più numerosi. Ma Andreotti sfidò i giudici andando a tutte le udienze del processo che lo vedeva imputato, la testa china sui suoi appunti, contestando l'accusa fino alla sentenza definitiva di assoluzione.

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LA CARRIERA POLITICA - Nel 1946, a 28 anni, era già sottosegretario alla presidenza del Consiglio, con una delega particolare per lo spettacolo. Il giovane Giulio si occupava del cinema a trecentosessanta gradi: dai tagli della censura ai copioni poco rispettosi della morale cristiana ai finanziamenti pubblici per sostenere le produzioni italiane. Di quegli anni si ricorda la polemica con Vittorio De Sica, accusato dal giovane sottosegretario di aver reso "un pessimo servizio all'Italia" con il suo pessimistico film "Umberto D". Nel 1954 fece il salto e diventò ministro. Il suo feudo elettorale era la campagna a sud di Roma, da dove proveniva la sua famiglia: Fiuggi, Anagni, Alatri, antichi possedimenti delle nobili famiglie capitoline, diventarono centri della sua rete elettorale e clientelare.

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Politicamente rappresentava l'ala più conservatrice e clericale della Dc, i suoi avversari interni erano i fautori del centrosinistra, come Moro e Fanfani. Ottime le sue entrature in Vaticano, estesissima la sua rete di contatti internazionali. Fu nel 1972 che riuscì ad arrivare alla presidenza del Consiglio. Lo scelsero con scarsa convinzione, per dar vita a un governo di centro dalle scarse prospettive. E infatti fu il governo più breve della storia repubblicana: solo 9 giorni, dalla fiducia alle dimissioni.

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LA NOTIZIA FA IL GIRO DEL MONDO - "Giulio Andreotti, il sette volte premier italiano, è morto". Dalla Gran Bretagna alla Spagna scomparsa di Giulio Andreotti irrompe come 'breaking news' sui media internazionali, rimbalzando nella fascia dedicata alle 'urgentissime' sui siti della britannica Bbc, dei quotidiani spagnoli El Mundo e El Pais e, oltralpe, della France tv che lo descrive come "figura emblematica della Democrazia cristiana". In Francia la notizia è in evidenza anche su Le Figaro mentre in Germania irrompe sulla prima pagina del tabloid Bild.

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