Lunedì, 22 Luglio 2024

Viaggio a Corleone, il paese che nel mondo è diventato sinonimo di mafia

Il reportage di PalermoToday nella cittadina siciliana all'indomani della morte di Totò Riina

PalermoToday è andata a intervistare i cittadini di Corleone all'indomani della morte del capomafia Totò Riina, per vedere come il paese siciliano ha reagito alla notizia della scomparsa del boss.

Rosaura Bonfardino e Riccardo Campolo hanno intervistato anche l'ex sindaco della cittadina Pippo Cipriani, il direttore di Città Nuove, Dino Paternostro e i ragazzi dell'associazione Cidma (centro internazionale di documentazione sulla mafia e del movimento antimafia).

Cipriani è stato primo cittadino di Corleone per due volte (dal '93 al 2001) e si è intestato nel suo comune numerose battaglie antimafia. In diversi spazi del centro storico campeggiano invece i manifesti dell'associazione Cidma, il centro di documentazione sulla mafia e del movimento antimafia. Una realtà nata per permettere a Corleone di affrancarsi dalla pesante "etichetta" di “capitale della mafia”.

Membri e volontari informano i visitatori di ciò che effettivamente è stata la mafia a Corleone, smontando anche dei falsi miti creati soprattutto a causa di film come "Il Padrino".

Paternostro, oltre a dirigere il noto blog, è a capo del dipartimento legalità e memoria storica della Cgil di Palermo. "Siamo sempre stati stretti - ha detto a PalermoToday - tra la paura dei mafiosi e la vergogna di essere considerati cittadini di un luogo che convive accanto ai mafiosi. Se si riuscisse definitivamente a portare tutto lo Stato senza zone grigie sul fronte della lotta alla mafia, questa guerra non potremmo che vincerla noi".

Le reazioni dei cittadini di Corleone alla morte di Riina: il video

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Ai microfoni di Rosaura Bonfardino e Riccardo Campolo, i corleonesi però sono apparsi divisi: c'è chi ricorda Riina come un galantuomo e un eroe e chi, soprattutto tra i più giovani, tiene a distaccarsi dal "capo dei capi". Riina, deceduto nel reparto detenuto nell'ospedale di Parma, stava scontando 26 condanne all'ergastolo per decine di omicidi e stragi. Nonostante fosse detenuto in regime di 41 bis, per gli inquirenti Riina era ancora il leader di Cosa Nostra. 

"Quando c'era lui si stava meglio", dicono alcuni. "Ogni giorno cerchiamo di abbattere le etichette", affermano altri. Molti dribblano telecamere i microfoni. 

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