Lunedì, 21 Giugno 2021
Le immagini non mentono / Libia

Il paradosso della motovedetta Ubari 660: regalata dall'Italia alla Libia, spara ai nostri pescherecci

La motovedetta venne consegnata a Tripoli nell'autunno del 2018. Il deputato Palazzotto: "I mezzi e le armi italiane usate contro gli italiani". Richiesta a Di Maio di riferire. A fine maggio torna in parlamento il decreto sul rifinanziamento delle missioni internazionali

Le immagini non mentono quasi mai: la vedetta della cosiddetta Guardia Costiera Libica che ha sparato colpendo uno dei pescherecci di Mazara del Vallo è il pattugliatore 660 Ubari, ex classe-Corrubia GDF dato dall'Italia alle milizie libiche.

La motovedetta Ubari consegnata dall'Italia alla Libia nel 2018

Perché "cosiddetta"? Lo abbiamo già raccontato in passato. Non sempre ad esempio la Guardia costiera libica risponde alle chiamate di soccorso. Già questo dovrebbe bastare per dare un altro nome alle motovedette. Il Governo tedesco due anni fa aveva apertamente ammesso "seri errori" commessi dalle autorità libiche nelle operazioni di soccorso dei migranti in mare, attività per le quali Europa e Italia hanno speso assieme decine di milioni di euro destinati all’addestramento e alle imbarcazioni. Berlino confermava addirittura, in risposta a un’interrogazione parlamentare, che vi sono "difficoltà nel rintracciare per via elettronica e telefonica il personale di soccorso" e che si sono verificati diversi problemi anche "per quanto riguarda le barriere linguistiche". 

Ma ritorniamo al grave episodio nel quale è rimasto lievemente ferito Giuseppe Giacalone, il comandante del peschereccio Aliseo che con altre due navi da pesca si trovava in quel tratto di mare. La Marina libica, che controlla la Guardia costiera, ha smentito di aver sparato "contro" pescherecci italiani ma ha ammesso che sono stati esplosi "colpi di avvertimento in aria" per fermare imbarcazioni da pesca che a suo dire avevano sconfinato in acque territoriali libiche. L’area in cui stavano pescando secondo quanto emerso per adesso sarebbe parte della zona di protezione pesca istituita unilateralmente da Gheddafi (senza alcun accordo internazionale): per la pesca lì sono previste sanzioni dalla Libia, ma certo non sono legittimate aggressioni.

Il tweet della nostra Marina militare in cui si riconosce chiaramente la motovedetta libica intervenuta contro i pescherecci italiani spazza via i dubbi: è la Ubari 660.

Il comandante ferito è stato trasbordato sulla nave delle forze armate on l’autorizzazione dei libici. Poi Artemide e Nuovo Cosimo hanno rivolto la prua verso la Sicilia, mentre l’Aliseo è stato assistito dalla Libeccio. I tre motopesca fanno parte della flotta di Mazara del Vallo e alcuni giorni fa erano stati oggetto di un tentativo di sequestro "scongiurato dal tempestivo intervento della nave Alpino", ha fatto sapere la Marina tricolore.

La motovedetta Ubari venne consegnata in pompa magna a Tripoli due anni e mezzo fa, nell'autunno del 2018, insieme alla Fezzan 658. L'impegno era stato preso ai tempi dell'esecutivo Gentiloni con Minniti al Viminale. La consegna era stata confermata dal governo gialloverde con Conte a Palazzo Chigi e Salvini al Ministero dell'Interno. Era stata consegnata ai libici nel porto di Messina. All'epoca comandanti e membri della base navale di Tripoli avevamo ricevuto l'imbarcazione dopo un programma di addestramento di 4 settimane, tecnico e operativo.

La Ubari è quindi una delle varei motovedette gentilmente donate dall’Italia al Paese nordafricano per catturare e riportare i migranti nei centri di detenzione in base agli accordi Italia-Libia. 

"Paradosso, le armi italiane usate contro gli italiani"

"Ci troviamo nel paradosso che i mezzi e le armi italiane vengano usate contro gli italiani - commenta Erasmo Palazzotto, deputato di LeU, presidente Commissione d'inchiesta Regeni - Cos’altro deve accadere per intervenire per porre fine a questi vergognosi accordi con milizie di mercenari e trafficanti che controllano la cosiddetta guardia costiera libica? Ho chiesto che il Ministro degli Esteri venga a riferire in Aula per spiegare al Paese cosa pensa di fare il Governo davanti a questa ennesima aggressione" conclude Palazzotto.

A inizio aprile il premier Mario Draghi era andato in Libia incoraggiando la guardia costiera libica che aveva ringraziato per i "salvataggi". Parole che avevano fatto inevitabilmente discutere. Sulle condizioni che l'Italia avrebbe posto per il rispetto dei diritti umani fondamentali, non vi è invece nulla di ufficiale. A fine maggio torna in parlamento il decreto sul rifinanziamento delle missioni internazionali tra cui quella di cooperazione con la guardia costiera libica: la palla passa alla politica.

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