Domenica, 20 Giugno 2021
Le decisioni del gip / Verbano-Cusio-Ossola

Funivia Mottarone:Tadini ai domiciliari, liberi Nerini e Perocchio

Queste le decisioni del gip dopo la giornata di interrogatori con i tre indagati per l'incidente alla cabina della funivia Stresa-Mottarone avvenuto domenica scorsa, in cui hanno perso la vita 14 persone

La cabina della funivia Stresa-Mottarone precipitata domenica scorsa (Foto Ansa)

Luigi Nerini, il gestore dell'impianto della funivia del Mottarone, ed Enrico Perocchio, il direttore dell'esercizio, hanno lasciato il carcere di Verbania il cui ingresso aveva visto chiudersi alle loro spalle all’alba di martedì scorso, 48 ore dopo che la cabina precipitata sulla montagna che si affaccia sul Lago Maggiore ha causato la morte di 14 persone. Va agli arresti domiciliari il capo servizio Gabriele Tadini che ha ammesso di aver manomesso il sistema di frenata di sicurezza. Lo ha deciso il gip Donatella Banci Buonamici al termine di una giornata di interrogatori. Per Tadini sono sufficienti i domiciliari, mentre nei confronti degli altri due indagati - tirati in ballo dal capo servizio - non sussisterebbe i gravi indizi necessari per una misura cautelare.

Funivia Mottarone:Tadini ai domiciliari, liberi Nerini e Perocchio

Tadini ha lasciato il carcere di Verbania dopo mezzanotte, per raggiungere la sua abitazione in provincia di Novara dove trascorrerà gli arresti domiciliari. Felpa rossa della funivia, una busta nera con i pochi effetti personali, ha raggiunto a testa bassa la macchina del suo avvocato ed è andato via. Tadini non può comunicare con gli estranei. Anche Luigi Nerini, gestore dell’impianto della funivia, ha lasciato il carcere di Verbania dopo che il gip non ha convalidato il fermo. Uscendo, scortato dagli avvocati non ha rilasciato dichiarazioni.

Funivia Mottarone, Tadini conferma al gip: "Ho messo il forchettone, ma non sono un delinquente"

Il gip non ha convalidato il fermo per i tre indagati accusati di omicidio colposo plurimo per le 14 vittime di un incidente innescato dalla rottura della fune trainante (le cui cause sono ancora da accertare) che non avrebbe determinato lo schianto della cabina numero 3 se il sistema del freno di emergenza non fosse stato volontariamente disattivato. Se per Tadini pesano le confessioni sul forchettone - rese ai magistrati - per lui è sufficiente la detenzione domiciliare, mentre Nerini e Perlocchio tornano a casa dopo il fermo scattato all’alba di mercoledì. Contro di loro gli elementi raccolti non risultato sufficientemente gravi per una misura cautelare.

Se Tadini va ai domiciliari, il gestore della funivia non è stato ritenuto responsabile della sicurezza, a dire del giudice che ha accolto la linea difensiva dell’avvocato Pasquale Pantano. "Sapeva del problema ai freni, ma anche dei due interventi di manutenzione, non è lui che può fermare la funivia. Per legge, due decreti legislativi lo spiegano, della sicurezza se ne deve occupare il capo servizio dell'impianto e il direttore di esercizio", ossia Tadini e Perocchio, le parole del difensore al termine dell’udienza di convalida. Se le parole di Tadini vanno contro Perocchio, la testimonianza di un tecnico di manutenzione esterno alla società lo ‘assolve’, così il gip ha deciso di rimandarlo a casa dalla sua famiglia.

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