Sabato, 19 Giugno 2021
Le indagini / Verbano-Cusio-Ossola

Funivia Mottarone, Tadini conferma al gip: "Ho messo il forchettone, ma non sono un delinquente"

Il capo servizio della funivia è stato ascoltato insieme agli altri due indagati, il gestore dell’impianto della funivia del Mottarone Luigi Nerini e il direttore di esercizio Enrico Perocchio 

La cabina della funivia precipitata sul Mottarone (Foto Ansa)

Durante l'udienza per la convalida nel carcere di Verbania, il gip Donatella Banci Buonamici ha ascoltato i tre indagati nel disastro avvenuto domenica 23 maggio sul Mottarone, quando una cabina è precipitata uccidendo 14 dei 15 turisti a bordo. Il gestore dell’impianto della funivia del Mottarone Luigi Nerini, il capo servizio Gabriele Tadini e il direttore di esercizio Enrico Perocchio sono stati ascoltati dal gip, che dovrà decidere se convalidare la prima misura presa dalla procura di Verbania per evitare una possibile fuga e l’ordinanza di custodia cautelare che mette nero su bianco, in dieci pagine, le accuse per omicidio colposo plurimo, lesioni colpose, rimozione dolosa di sistemi di sicurezza.

Funivia Mottarone, la difesa di Tadini: ''Non sono un delinquente''

"Ha risposto in maniera compiuta a diverse domande del giudice, è stato un interrogatorio profondo. Ha confermato le sue responsabilità e ha ammesso di aver messo ‘forchettone’" sulla cabina numero 3, ha riferito l’avvocato Marcello Perillo, difensore di Gabriele Tadini, al termine dell’interrogatorio di convalida del fermo davanti al gip, udienza durata circa tre ore. "È distrutto, sono quattro giorni che non mangia e non dorme, il peso di questa cosa lo porterà per tutta la vita - ha detto il legale - È morta gente innocente, potevano esserci il figlio di Tadini o il mio" in quella cabina precipitata.

Possibili altri indagati per la strage della funivia del Mottarone: "Al vaglio le posizioni degli addetti"

"Non è un delinquente, non avrebbe mai fatto salire le persone con l’impianto bloccato sapendo che la fune si poteva rompere" ha riferito ancora l'avvocato Marcello Perillo, che ha chiesto gli arresti domiciliari per Tadini essendoci le condizioni, a suo dire, per concederli. Secondo "il mio cliente e i consulenti che ho sentito, non è collegabile il problema dell’impianto frenante con la rottura della fune", ha spiegato il legale, secondo il quale non c’è il reato di falso - rispetto alle mancate annotazioni sul malfunzionamento dell’impianto - perché l’indagato "non è un pubblico ufficiale". La decisione del giudice è in attesa in giornata.

Tadini ha ammesso di aver manomesso il blocco dei freni

Tadini, interrogato dal procuratore capo Olimpia Bossi e dal pm Laura Carrera, è l’unico che ha ammesso di aver lasciato il blocco sui freni impedendo alla cabina, una volta che la fune traente si è spezzata per cause da accertare, di restare ancorata al cavo portante. Una scelta "consapevole" dettata dai continui blocchi del sistema frenante e dunque dal rischio che la cabinovia si fermasse a metà corsa costringendo a pericolosi recuperi i passeggeri, ma soprattutto dalla volontà di evitare una lunga chiusura dell’impianto per manutenzione.

La decisione per i magistrati è condivisa sia con Nerini, difeso dall’avvocato Pasquale Pantano, sia dall'ingegnere Perocchio assistito dal difensore Andrea Da Prato. I due, fermati in caserma a Stresa dopo la confessione di Tadini ma mai sentiti dai pm, l'avrebbero avallata per evitare "ripercussioni di carattere economico". I pm credono a Tadini perché sarebbe illogico pensare che un semplice dipendente compia da solo una scelta pericolosa da cui non ha "alcun vantaggio". Nerini, per gli inquirenti "è operativamente e quotidianamente convolto nelle operazioni di funzionamento" e ha un interesse a forzare le procedure di sicurezza per non perdere gli incassi già quasi azzerati dal Covid. Anche Perocchio, secondo la procura, "era assolutamente consapevole delle anomalie che il sistema frenante presentava da tempo, come sapeva che "erano necessari interventi più radicali".

"Il freno d'emergenza bloccato da un mese per soldi": la confessione del dipendente della funivia

Per tutti la procura chiede il carcere sostenendo sia l’ipotesi di fuga, che il possibile inquinamento probatorio e la reiterazione del reato."È una cosa allucinante, sono morti anche dei bambini a cui è stata strappata la vita. Io sono garantista ma se colpevoli gli devono dare l’ergastolo", dice un cittadino che davanti al carcere tiene tra le mani il cartello ‘Se colpevoli ergastoli’. A pochi passi dall’ingresso del carcere, sulla ringhiera di una scuola c’è un lenzuolo ‘Un abbraccio al piccolo Eitan da tutti noi’. L’unico sopravvissuto alla tragedia è ricoverato all’ospedale infantile Regina Margherita di Torino.

La difesa di Perocchio: "Non sapeva del blocco freni"

"Non potevo prevedere, né sapere che qualcuno ha fatto un uso vietato della legge e scellerato delle ganasce". Sono le parole che Enrico Perocchio, difeso da Andrea Da Prato, ha riferito al giudice di Verbania nel corso dell'udienza di convalida del fermo. "Ha parlato a lungo, ha risposto a tutte le domande. Ha ribadito con grande partecipazione e scrupolo la sua estraneità nell'incidente"."Incredulo, inebetito, ha detto 'io non monterei su una funivia con delle ganasce inserite'. Quella è una scelta scellerata di Tadini, è chiaro che se la funivia del Mottarone chiude per manutenzione l'ingegnere Perocchio non perde denaro ma dorme su otto cuscini": così il legale respinge le accuse rese dal capo servizio Gabriele Tadini, il quale ha ammesso di aver disattivato il sistema di sicurezza sulla cabina precipitata domenica scorsa per evitare possibili blocchi della funivia e quindi i una perdita economica per l'impianto. "Non sappiamo le cause dell'incidente", quello che appare certo è che la presenza delle ganasce presenti sulla cabina "ha impedito al freno di entrare in funzione", aggiunge il difensore. Quanto alla cause della rottura della fune, "non sappiamo perché si è rotto il cavo e non è un nostro problema. Il freno è rosso perché lui lo ha preteso come scrupolo ulteriore", aggiunge il legale che ricorda come contro Perocchio c'è solo "una dichiarazione superficiale di Tadini".

Il legale di Nerini: "Non poteva fermare la funivia"

"Ha risposto, ha dato la sua versione spiegando chi deve fare cosa in un una società, cioè chi deve occuparsi della sicurezza e chi del business. Per legge è così, due decreti legislativi dicono che se ne deve occupare il capo servizio dell'impianto e il direttore di esercizio", ossia rispettivamente Gabriele Tadini ed Enrico Perocchio. Così l'avvocato Pasquale Pantano difensore di Luigi Nerini gestore dell'impianto della funivia del Mottarone, interviene al termine dell'udienza di convalida del fermo dopo l'incidente di domenica che ha causato la morte di 14 persone. Parole con cui Nerini cerca di far cadere le responsabilità sugli altri due indagati.

Giornata di lutto in tutto il Piemonte 

A una settimana dalla tragedia il Piemonte si stringe ancora una volta alle famiglie delle vittime e domani in tutto la regione sarà una giornata di lutto. Il decreto firmato nelle scorse ore dal presidente della Regione, Alberto Cirio, invita la popolazione ad osservare un minuto di silenzio alle ore 12 e gli enti pubblici piemontesi ad unirsi nella manifestazione del cordoglio.

Negli uffici regionali, in accordo con il Governo e con la Prefettura di Torino, la bandiera italiana e della Regione Piemonte, insieme a quella dell’Unione europea, saranno esposte a mezz’asta. "Nulla può lenire il dolore, ma sentiamo il bisogno di ricordare in un modo solenne coloro che hanno perso la vita in questa follia - sottolinea il presidente del Piemonte, Alberto Cirio - il Piemonte non smetterà mai di stringersi alle loro famiglie e al piccolo Eitan".

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