Venerdì, 25 Giugno 2021
Cronaca Roma

Covid, il caso del paziente derubato dopo il decesso. Il San Camillo smentisce: "Nessun furto"

A denunciare l'episodio è stata la figlia del paziente deceduto. Il nosocomio parla di un errore di comunicazione tra i reparti

Foto di repertorio

''Ho appena avuto la buona notizia dal direttore generale dell'Azienda ospedaliera San Camillo di Roma che è stata chiamata la famiglia del paziente deceduto con Covid-19 per andare a ritirare gli effetti personali che erano in ospedale. Non c'è stato pertanto alcun furto ne sciacallaggio. Alla famiglia va un sentimento di cordoglio per la perdita del loro caro''. Lo dichiara l'Assessore alla Sanità della Regione Lazio, Alessio D'Amato, in merito al presunto furto subito da un paziente 68 anni di Fondi, ricoverato nel nosocomio perché positivo al coronavirus, e morto il 14 dicembre scorso stroncato dalla malattia. 

A denunciare l'episodio era stata la figlia del 68enne che avrebbe affermato di non essere riuscita a recuperare il cellulare, i vestiti e la fede nuziale del papà. "Faccia una denuncia contro ignoti per appropriazione indebita", gli avrebbero risposto dal San Camillo.

Furto al San Camillo di Roma: paziente muore di Covid e gli rubano tutto

La signora si è quindi rivolta ai carabinieri denunciando l'accaduto. Il Direttore Generale del San Camillo di Roma Fabrizio D'Alba, nella giornata di domenica, ha quindi annunciato l'apertura di un'inchiesta interna da parte dell'azienda ospedaliera  per verificare se sia avvenuto un furto, e per ricostruire tutti i passaggi "dal ricovero, alla degenza, fino al decesso".

"Ho già avviato un'inchiesta interna per ricostruire tutti i passaggi, dal ricovero, alla degenza fino al decesso dell'uomo la cui famiglia ha denunciato il furto di alcuni oggetti personali, dice D'Alba, che aggiunge: "La procedura di presa in carico dei beni e degli oggetti personali dei nostri ricoverati è ben definita e standardizzata. Per questo l'inchiesta interna dovrà chiarire se e quali passaggi sono eventualmente saltati. Va sottolineato che in molti casi prima dell'arrivo presso la struttura Ospedaliera il paziente viene preso in carico dal 118 e sono molteplici le persone che intervengono in quella fase. Dai viglili urbani, alle forze di polizia, ai semplici cittadini che assistono e chiedono aiuto. E stessa cosa accade nella fase di trasporto della salma dopo il decesdo. Un momento in cui intervengono altre realtà non ospedaliere. Per questo - conclude il direttore - prima di individuare l'ospedale come responsabile unico e certo del furto è necessario ricostruire l'intera vicenda. Una vicenda triste, inacettabile corollario della morte di un paziente".

Ma non c'è stato nessun furto, assicurano dalla Regione. Sul caso è arrivata poi una comunicazione dello stesso nosocomio. "Non c'è stata nessuna appropriazione di beni personali appartenuti ad un paziente deceduto, non c'è stato nessun 'sciacallo' che si aggira per i nostri reparti: si è trattato, invece, di un imperdonabile errore di comunicazione avvenuto tra i reparti". Lo ha detto Fabrizio d'Alba, direttore generale del San Camillo. "In relazione a quanto denunciato dalla figlia di un nostro paziente deceduto in terapia intensiva al quale sarebbero stati rubati gli oggetti personali - ha aggiunto - posso affermare che si è trattato di un grave e imperdonabile problema di comunicazione tra i coordinatori infermieristici dei due reparti dove l'uomo e' stato ricoverato".

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