Giovedì, 4 Marzo 2021

Nascere da genitori positivi al coronavirus: l'odissea di una coppia e della loro figlia

Dalla scoperta della positività fino al parto, passando dalla quarantena al distacco con il neonato: una storia a lieto fine che arriva dal Policlinico di Modena 

Foto di repertorio

Nascere ai tempi del coronavirus, da genitori positivi. Un'odissea per una bimba e i suoi genitori di Modena, che hanno portato avanti la gravidanza, iniziata a settembre, durante tutta la fase più acuta della pandemia. Prima il futuro papà risulta positivo al tampone, poi tocca anche alla mamma, entrambi sono asintomatici: i due si sono così trovati costretti in quarantena, a diverse centinaia di chilometri dalle loro famiglie. Come racconta ModenaToday, proprio durante quel periodo di isolamento, la piccola che la donna porta in grembo ha iniziato a farsi sentire. Dopo una serie di allarme rivelatisi falsi, lo scorso 2 ottobre la bimba è venuta finalmente alla luce, con il papà che ha dovuto seguire il parto in videochiamata, a causa delle norme anti-covid.

"Non è stato facile" dice l'uomo, "era un momento concitato, medici e infermieri erano impegnati nel parto, ma almeno ho potuto dire qualche parola di incoraggiamento alla mia compagna e, anche se solo per qualche istante, vedere la mia bambina". "Anche nei giorni successivi è stata dura, non ho potuto nemmeno mandare un mazzo di fiori a mia moglie, che era isolata in una stanza del reparto di Ginecologia al Policlinico" spiega, sottolineando però come il sostegno non le sia mancato. Anche Elisa infatti ha potuto vedere solo per qualche secondo la propria bambina, che per prassi è stata immediatamente trasportata in Terapia Intensiva e isolata dalla madre onde evitare il contagio."

Al termine del periodi di isolamento la coppia ha potuto riabbracciarsi, continuando la quarantena in casa, mentre la piccola è dovuta rimanere al Policlinico di Modena ancora qualche giorno. Poi si è posto il problema dell'allattamento, con la mamma che ha dovuto contattare via Facebook la Croce Rossa, ponendo un'insolita domanda, ossia quella di portare (non potendo ancora nè lei nè il marito uscire di casa) alla propria bambina il suo latte materno. I volontari, coordinati dal Delegato Regionale Domenico Pacchioni, si sono mobilitati immediatamente per esaudire le richieste della neo mamma; inaugurando un servizio che sono pronti a portare avanti nei mesi a venire.

Ogni giorno, per una decina di giorni, intorno alle dieci del mattino i volontari della Croce Rossa si sono recati presso la casa della famiglia, dove -con tutte le precauzioni del caso- hanno ritirato il latte materno per poi portarlo al Policlinico. La storia si è conclusa con un lieto fine: la bimba è tornata finalmente a casa, dove potrà finalmente avere le sue prime "vere poppate".

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