Venerdì, 26 Febbraio 2021
Roma

“Naufragi di Stato”: gli attivisti si incatenano davanti al Ministero dei Trasporti

Decine di persone hanno protestato a Roma contro le politiche del governo, accusate di aumentare il numero di persone che muoiono in mare nel tentativo di raggiungere l'Europa

La protesta davanti al Ministero dei Trasporti

Stop ai 'Naufragi di Stato'. Decine di attivisti della rete #RestiamoUmani si sono incatenati alla scalinata di ingresso del Ministero dei Trasporti a Roma, indossando giubbotti di salvataggio e salvagenti, per protestare contro le politiche del governo, accusate di aumentare il numero di persone che muoiono in mare nel tentativo di raggiungere l'Europa.

La manifestazione è in disaccordo con le politiche del ministro dell'Interno Matteo Salvini e del ministro dei Trasporti Danilo Toninelli, e in sostegno alle ong, a cui è impedito di lasciare i porti di attracco per andare a soccorrere i migranti in mare e di accedere poi ai porti vicini per metterli in sicurezza.

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E' stata istituzionalizzata l'omissione di soccorso, afferma Valentina, della rete #Restiamoumani: "Stanno morendo decine di persone tutti i giorni perché non si può andare a salvare le imbarcazioni che stanno affondando, le persone affogano ed è diventato reato salvargli la vita". "Il diritto alla vita è sacro, è nostro dovere preservarlo, non possiamo permettere che le persone anneghino, è sempre stata la politica dell'Italia e dei marinai".

Proactiva Open Arms: "Politiche inaccettabili"

Veronica Alfonsi di Proactiva Open Arms: "Si continua a pensare che i respingimenti, vietati dalla convenzione di Ginevra, siano l'unica risposta al fenomeno migratorio che andrebbe invece solo regolato e le morti in mare aumentano. Da quando le ong sono state bloccate c'è stato un aumento esponenziale delle morti in mare, questo per noi è inaccettabile".


 

Sea Watch contro le politiche Ue

Numeri impressionati confermati da Giorgia Linardi rappresentante di Sea Watch che chiama in casa anche l'Europa: "Stiamo lasciando la gente annegare nel tratto di mare più popolato a livello di transito di navi e più militarizzato al mondo, ora è il confine più letale al mondo con 1 persone su 7 che a giugno è morta nel tentativo di raggiungere l'Europa e scappare dalla Libia dove invece il sistema messo in atto dall'Ue prevede che queste persone siano riportati, dove vengono sottoposti a un regime di detenzione arbitrario e illimitato".

L'appello di Greenpeace

Una linea sulla quale si trova d'accordo anche Greeenpeace: “Il Mediterraneo è ogni giorno di più teatro di stragi, con centinaia di persone annegate. Riteniamo che lo stato italiano e l’Unione europea siano responsabili di queste morti, che si possono evitare con la presenza di assetti preposti al soccorso, con l’impegno alla creazione di vie legali e sicure per la migrazione, con un’equa distribuzione su scala europea degli sforzi volti a un’adeguata ricezione e accoglienza delle persone in arrivo», dichiarano le attiviste e gli attivisti. Oggi manifestiamo davanti al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti perché bisogna porre subito un freno all’istituzionalizzazione dell’omissione di soccorso e del reato di solidarietà. L’Italia e l’Europa non possono lasciar annegare persone in mare, soprattutto perché l’obbligo di soccorso, sancito dall’articolo 98 della Convenzione Onu sul Diritto del Mare, è il principio chiave del diritto della navigazione e un dovere statuale, messo in atto attraverso la persona del Capitano a bordo della nave chiamata a intervenire, per compiere un imprescindibile atto di solidarietà: tendere una mano, il fondamento della legge tacita dei marinai”.

“L’Italia - continua Greenpeace nel suo comunicato - per molto tempo è stata in prima linea nel Canale di Sicilia, con Guardia Costiera e Marina Militare che hanno salvato centinaia di migliaia di vite. Tuttavia, dall’inizio del 2017 a oggi, stiamo assistendo a una stretta sempre più forte al margine d’azione delle navi civili in mare che soccorrono, testimoniano e denunciano. La Dichiarazione di Malta del febbraio 2017, firmata dall’allora ministro Minniti, ha ufficializzato il supporto europeo alla Libia, concentrando le politiche comuni sul contenimento della migrazione e sull’esternalizzazione delle frontiere, in combinazione con un attacco politico e mediatico alle ong che prestano soccorso in mare. Il ministro Salvini continua dunque nel solco di una linea già ben tracciata dai governi precedenti”.  

Le richieste di Greenpeace 

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