Sabato, 31 Luglio 2021
Cronaca Italia

"Un colpevole per il naufragio dei bambini", respinta l'archiviazione per la strage del 2013

Il 3 ottobre 2013 a largo di Lampedusa morirono circa 300 persone tra cui una sessantina di bambini nel naufragio di un barcone di migranti siriani. Nell'inchiesta sono coinvolti 7 ufficiali e sottufficiali della Marina militare e della Guardia costiera

L’inchiesta era nata, dalla denuncia presentata da Mohammad Jammo, medico primario di un ospedale di Aleppo in Siria, che nella traversata perse due figli. Oggetto delle accuse, un presunto ritardo nei soccorsi dalla prima richiesta di aiuto partita da barcone. Nella foto i militari dell'esercito impegnati nelle operazioni di recupero dei morti del barcone in fiamme a Lampedusa il 3 ottobre 2013. ANSA/CLAUDIO PERI

Sul naufragio di migranti siriani del 3 ottobre 2013 a largo di Lampedusa in cui morirono circa 300 persone tra cui una sessantina di bambini, il giudice per le indagini preliminari ha respinto l'archiviazione e ha sollecitato ulteriori indagini. Nell'inchiesta sono coinvolti 7 ufficiali e sottufficiali della Marina militare e della Guardia costiera. All'affondamento del barcone sopravvissero circa 200 migranti.

L’inchiesta era nata, dalla denuncia presentata da Mohammad Jammo, medico primario di un ospedale di Aleppo in Siria, che nella traversata perse due figli. Oggetto delle accuse, un presunto ritardo nei soccorsi dalla prima richiesta di aiuto partita da barcone

La Nave della Marina Militare fu accusata di no aver risposto alle continue e disperate richieste di soccorso inviate dai naufraghi e, via radio, dall’equipaggio di un aereo militare maltese. Dopo 5 ore il barcone carico di migranti affondò, nonostante la Libra si trovasse a meno di un’ora di navigazione.

Per questo fatto furono aperte due inchieste. Nella prima la comandante della nave della Marina Catia Pellegrino, l’ammiraglio Filippo Maria Foffi e i tenenti di vascello Clarissa Torturro e Antonio Miniero erano indagati con l’accusa di omicidio con dolo eventuale in un procedimento ereditato dalla Procura di Roma e precedentemente in capo alla Procura di Agrigento. La seconda inchiesta era stata avviata contro la comandante Pellegrino, i due capitani di fregata Nicola Giannotta e Luca Licciardi e Leopoldo Manna, capo della centrale operativa della Guardia Costiera, per omissione di soccorso.

Per entrambi i procedimenti il Pm di Roma Giuseppe Pignatone aveva avanzato la richiesta di archiviazione che oggi il GIP ha respinto, dando ragione ai familiari delle persone decedute nel naufragio, assistite dagli avvocati di Progetto Diritti Arturo Salerni e Mario Angelelli, e dall’avvocata Alessandra Ballerini, che si erano opposti a questa richiesta. Secondo i legali delle famiglie, i magistrati non avrebbero ascoltato le testimonianze dei sopravvissuti né chiesto all’autorità maltese i rapporti sul naufragio che tanto potrebbero dire su questa strage.

“Non possiamo non continuare a far notare quanto questo naufragio rappresenti una delle più gravi tragedie occorse nel Mediterraneo e come sia frutto delle politiche migratorie europee” dichiara Patrizio Gonnella, presidente della Coalizione Italiana per le Libertà e i Diritti civili (CILD).

“I fatti riportati dagli avvocati delle famiglie delle vittime e quelli raccontanti in alcune inchieste giornalistiche ci hanno spinto a sostenere con forza la richiesta di non archiviazioni le indagini. Ci auguriamo che la decisione di oggi del GIP possa portare all’apertura di un processo nel quale tutti i testimoni possano essere ascoltati e gli atti acquisiti e si possano chiaramente affermare le responsabilità di questa strage”.

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