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Martedì, 23 Aprile 2024
L'informativa in Aula

Naufragio di Cutro, Piantedosi: la prima richiesta di soccorso alle 4 di notte

Il ministro alla Camera: "Da Frontex nessuna segnalazione di distress a bordo". La ricostruzione delle ultime ore: a 200 metri dalla costa la brusca virata degli scafisti per evitare le forze dell'ordine. Protesta l'opposizione. Schlein: occasione sprecata. Provenzano: "L'esecutivo sia indagato per strage"

La prima richiesta di soccorso è arrivata intorno alle 4 di domenica notte, poco prima del naufragio. A dirlo, nella sua informativa sui fatti di Cutro, è stato il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi, che ha riferito alla Camera ciò che è successo nei giorni e nelle ore che hanno preceduto la tragedia dello scorso 26 febbraio. 

Il ministro ha chiarito che l'attivazione dell'intero sistema di ricerca e soccorso (Sar) "non può prescindere da una segnalazione di una situazione di emergenza. Solo ed esclusivamente se c'è tale segnalazione, si attiva il dispositivo Sar. Laddove, invece, non venga segnalato un distress, l'evento operativo è gestito come un intervento di polizia, anche in ragione di quanto prima osservato circa la capacità di soccorso delle nostre unità navali. È esattamente quanto avvenuto nel caso in questione". 

"L'esigenza di soccorso per le autorità italiane" si concretizza secondo il ministro solo a tarda notte, intorno alle 4. Quando ormai era troppo tardi. Pochi minuti dopo le 3.55, ''sull’utenza di emergenza 112" giunge infatti "una richiesta di soccorso telefonico da un numero internazionale che veniva geolocalizzato" dai carabinieri di Crotone e comunicato, "con le coordinate geografiche, alla sala operativa della capitaneria di porto di Crotone". 

Quanto alla segnalazione di Frontex, Piantedosi ha precisato che l'aereo dell'agenzia europea aveva "individuato l'imbarcazione alle ore 22.26 del 25 febbraio a 40 miglia nautiche dall'Italia", ma "non ha rilevato e, quindi, non ha segnalato una situazione di distress a bordo, limitandosi a evidenziare la presenza di una persona sopra coperta, di possibili altre persone sotto coperta e una buona galleggiabilità dell'imbarcazione". 

Frontex "annotava, altresì, che l'imbarcazione procedeva a velocità regolare (6 nodi l'ora), non appariva sovraccarica e non sbandava. Peraltro, nessuna segnalazione di allarme o richiesta di aiuto proveniva dall'imbarcazione in questione". Secondo quanto ricostruito l'aereo di Frontex avrebbe captato una chiamata satellitare diretta in Turchia e segnalato la possibile presenza di persone sotto coperta dal momento che c'era stata una risposta termica dei sensori di bordo. Quindi il velivolo ha fatto rientro alla base per rifornirsi di carburante. 

Le ore prima del naufragio

In seguito alla comunicazione di Frontex alle 23.37 la guardia di finanza di Vibo Valentia ha contattato l'autorità marittima di Reggio Calabria "rappresentando che una sua unità navale, come da pianificazione operativa, era già in mare e che vi sarebbe rimasta fino alle 06.00, per attività di polizia sul caso segnalato". 

In questo preciso momento il quadro della situazione in possesso della guardia costiera si fondava su alcuni elementi che non avrebbero lasciato presagire una situazione di emergenza. L'imbarcazione, ha puntualizzato il ministro citando ancora la segnalazione dell'agenzia europea, "non rappresentava una situazione di pericolo" e "non c'erano state chiamate di soccorso di nessun genere". Inoltre "sullo scenario era presente un'unità navale della guardia di finanza dedicata" che "qualora fosse stato necessario, avrebbe anche potuto svolgere attività di soccorso quale risorsa concorrente, in linea con le previsioni del piano nazionale Sar". Piantedosi ha infine sottolineato che le condizioni meteo-marine "non erano variate". 

Alla tragedia mancano ormai poche ore. A mezzanotte circa, l'unità della guardia di Finanza "rientra temporaneamente alla base di Crotone per un rabbocco di carburante. Contemporaneamente - ha precisato il ministro - veniva organizzato un nuovo assetto navale rafforzato con un maggiore dislocamento, in grado di poter meglio affrontare le condizioni del mare".

Alle 00.30 del 26 febbraio, dal centro di coordinamento della guardia di finanza di Pratica di Mare chiedono a Frontex di condividere il numero di utenza satellitare per tracciare il contatto. Dall'agenzia europea rispondono tuttavia che l'utenza era "riferita ad un dispositivo ricevente situato in Turchia che, quindi, non era suscettibile di localizzazione".

Intorno alle 02.20 di notte la motovedetta della guardia di finanza rientrata per fare carburante riprende "la navigazione alla ricerca dell’imbarcazione", insieme "ad un'altra unità navale di più ampia dimensione" ma alle 3.30 entrambi i mezzi delle fiamme gialle sono costretti a rientrare "a causa delle pessime condizioni meteo marine in atto". 

Siamo arrivati alle 3.50 di notte, quando le fiamme gialle di Vibo Valentia, "mediante la postazione della propria rete radar costiera" acquisiscono "per la prima volta, un target, verosimilmente l'imbarcazione riconducibile a quella segnalata da Frontex". Infine, come riportato sopra, alle 3.55 da Vibo Valentia parte una richiesta di invio di pattuglie "nella zona di interesse". 

Solo "pochi minuti dopo", ha precisato Piantedosi, al 112 è arrivata "una richiesta di soccorso telefonico da un numero internazionale" e dunque si concretizza "per la prima volta" l'esigenza di soccorso per le autorità italiane.

Alle 04.19 nella località geolocalizzata vengono inviate alcune pattuglie dei carabinieri da Crotone. Intorno alle quattro e mezza, "tramite il numero di emergenza 1530, la capitaneria di porto riceve una segnalazione circa la presenza di una barca a 40 metri dalla foce del fiume Tàcina". Pochi minuti dopo "il segnalante richiamava, specificando che l'imbarcazione si trovava a 50 metri dalla riva, che si stava muovendo in direzione della spiaggia e che erano presenti persone a bordo". 

Viene dunque "informato il Centro secondario del soccorso marittimo di Reggio Calabria (MRSC)", che dispone l'invio di una motovedetta, "con imbarco di un team sanitario, e di pattuglie via terra, chiedendo altresì l’intervento dei vigili del fuoco, del 118 e della questura di Crotone per l'attivazione dei soccorsi a terra". Il tutto mentre a Steccato di Cutro arrivano "militari dei carabinieri, personale della locale questura e di altre forze di polizia, nonché sanitari, personale dei vigili del fuoco e della capitaneria di porto". Ma il naufragio era ormai prossimo. 

La virata degli scafisti e il naufragio

Sulla base delle dichiarazioni dei superstiti Piantedosi ha ricostruito anche le ultime ore dell'imbarcazione carica di migranti e la dinamica di quanto accaduto davanti alla spiaggia di Cutro. Intorno alle 18.00 del giorno prima, sabato 25 febbraio, gli scafisti avrebbero deciso "di fermarsi al largo della Calabria e attendere un momento favorevole per sbarcare ed evitare di essere avvistati da parte delle forze dell'ordine", per poi riprendere la navigazione in piena notte, nonostante le condizioni del mare. 

"Tornando ai momenti immediatamente precedenti al naufragio e quindi ai racconti dei sopravvissuti" ha detto Piantedosi, "la navigazione era proseguita fino alle 03.50, allorquando, a circa 200 metri dalla costa, erano stati avvistati dalla barca dei lampeggianti provenienti dalla spiaggia e a quel punto gli scafisti, temendo la presenza delle forze dell'ordine lungo la costa, effettuano una brusca virata nel tentativo di cambiare direzione per allontanarsi dal quel tratto di mare".

Proprio "in quel frangente, la barca, trovandosi molto vicino alla costa e in mezzo ad onde alte, urta, con ogni probabilità, il basso fondale e per effetto della rottura della parte inferiore dello scafo, comincia a imbarcare acqua". 

Sempre sulla base delle dichiarazioni dei superstiti, "a quel punto due degli scafisti si buttano in acqua, mentre un terzo viene fermato dai migranti, per impedirgli di lasciarli soli sulla barca incagliata; molti altri migranti, nel frattempo, salgono sul ponte in cerca di aiuto e lo scafista rimasto a bordo, approfittando del momento di caos, riesce ad abbandonare la barca su un gommone di piccole dimensioni e a far salire poi gli altri due scafisti per dirigersi verso la costa. In quel preciso momento una forte onda capovolge la barca di legno e tutti i migranti cadono in mare mentre la barca viene distrutta". 

La partenza quattro giorni prima, a bordo 180 persone

Il ministro dell'Interno ha riferito che l'imbarcazione era partita da Cesme, in Turchia, intorno alle 3.00 del 22 febbraio in condizioni metereologiche ottimali". Secondo il racconto dei superstiti "a bordo dell'imbarcazione erano presenti circa 180 persone, oltre a 4 scafisti, due turchi e due pakistani". Tre ore dopo l'inizio della navigazione, un guasto al motore avrebbe indotto "due scafisti a contattare, tramite cellulare, un complice". Dopo altre tre ore di attesa, i migranti erano stati "raggiunti da una seconda imbarcazione, pilotata da altri tre scafisti". Dopo il trasbordo sulla seconda barca, la navigazione è proseguita verso le coste italiane. Nel corso del viaggio i migranti sarebbero stati costretti a restare sotto coperta: gli scafisti li facevano "salire sul ponte solo pochi minuti per prendere aria".

Le vittime sono 72, un quarto scafista è ancora ricercato

''Premesso che il bilancio non è ancora definitivo" ha detto Piantedosi facendo il punto sulle persone morte nella strage, "gli aggiornamenti giunti dalla prefettura di Crotone portano il numero delle vittime a 72, di cui 28 minori, mentre i superstiti sono 80". Otto di loro sono ancora ricoverati in ospedale, mentre due minori non accompagnati sono stati collocati nelle strutture dedicate I sopravvissuti sono afghani, iraniani, pakistani, palestinesi, siriani e somali. 

Tre dei quattro presunti scafisti sono stati fermati dalle forze dell'ordine: si tratta di "un cittadino turco e due pakistani, uno dei quali minorenne''. Le ricerche dell'ultimo trafficante "sono in corso" e "non si escludono sviluppi nelle prossime ore'' ha fatto sapere il ministro. 

In aula Piantedosi ha poi snocciolato i numeri dei salvataggi effettuati in mare da quando l'esecutivo è in carica. "Dal 22 ottobre 2022 al 27 febbraio 2023, le nostre autorità hanno gestito 407 eventi Sar, mettendo in salvo 24.601 persone. Nello stesso periodo, nel corso di 300 operazioni di polizia per il contrasto dell'immigrazione illegale, la sola guardia di finanza ha tratto in salvo 11.888 persone. Per un totale, tra Sar e law enforcement, di 36.489 persone salvate. Dunque, dati alla mano, è del tutto infondato che le missioni di law enforcement non siano in grado di effettuare anche salvataggi".

Piantedosi: "Non volevo colpevolizzare le vittime"

Nella sua informativa, il ministro ha risposto alle critiche rivolte all'esecutivo per il mancato intervento della guardia costiera: "Sostenere che i soccorsi sono stati condizionati o impediti dal governo costituisce una falsità che offende l'onore e la professionalità degli operatori impegnati quotidianamente in mare in scenari particolarmente difficili".

Piantedosi ha chiarito anche il senso delle esternazioni che lui stesso aveva fatto all'indomani della strage ("la disperazione non può mai giustificare viaggi che mettono in pericolo i propri figli") e che tanta indignazione hanno suscitato tra i banchi dell'opposizione. Quando "ho fatto appello affinché la vita delle persone non finisca più nelle mani di ignobili delinquenti" ha detto in aula, "facevo riferimento alla gravità della condotta criminale", in "nessun modo volendo colpevolizzare le vittime. Mi dispiace che il senso delle mie parole sia stato interpretato diversamente. La sensibilità e i principi di umana solidarietà hanno sempre ispirato la mia vita personale".

Schlein: "Occasione sprecata", durissimo Provenzano

La ricostruzione del ministro non convince le opposizioni, in primis il Pd. Secondo la neosegretaria Elly Schlein quella di oggi è "una occasione sprecata per rispondere a domande molto precise e cioè che ha deciso che intervenisse la guardia di finanza anziché la guardia costiera?". Soprattutto, dice Schelin, "non si capisce perché, secondo la ricostruzione del ministro Piantedosi, per due occasioni i mezzi della guardia di finanza sono usciti per cercare questa barca e sono tornati indietro per le condizioni avverse del mare". 

"Non si capisce perché la barca avrebbe dovuto reggere condizioni del mare che nemmeno le imbarcazioni della guardia di finanza erano in grado di reggere. E quindi: perché non è stato attivato l'intervento di soccorso in mare quando in passato la guardia costiera italiana aveva già chiarito che questo tipo di imbarcazioni bisogna sempre considerarle a rischio?".

Durissimo il discorso pronunciato in aula dal vicesegretario dem Peppe Provenzano. "Alla fine quelle vite si potevano salvare, lo ha detto il comandante della Guardia Costiera di Crotone. Il governo deve essere indagato per strage colposa come disse anche Meloni il 14 aprile del 2015, dopo il naufragio a largo di Lampedusa. Ma allora il naufragio avvenne a 200 miglia dalla costa, questo a 200 metri".

E ancora: "Chi ha impedito che l'operazione di polizia evolvesse in soccorso?" si chiede l'esponente Pd. "Il ministro Piantedosi non ha spiegato quale è la catena di comando scaricando la responsabilità sulla guardia di finanza e sulla guardia costiera. Chi ha deciso in quelle 6 ore di buco che dovesse rimanere un'operazione di polizia e non di soccorso? Il nodo è tutto qui".

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