Lunedì, 12 Aprile 2021
Sociale

"Nascere al sud è più pericoloso che al nord"

La mortalità infantile nelle regioni meridionali è più alta del 30%. I dati arrivano dalla Società italiana pediatri dopo i casi dei tre bimbi morti a Catania, Napoli e Trapani: mancanza di personale e di posti letto

Due bimbe morte a Catania e Napoli, poi un bimbo morto a Trapani. Mentre divampa la polemica sulla malasanità dopo questi fatti di cronaca, la Società italiana pediatri (Sip) ricorda i dati sulla mortalità infantile nel nostro Paese perché "la morte di Nicole non è frutto del caso". 

EMERGENZA SANITA' -  Nel meridione abbiamo spesso sentito parlare di "emergenza sanità", spesso per questioni che riguardavano gli scandali politici delle amministrazioni locali o i disservizi. Ma i dati della Sip sottolineano come l'assistenza medica vari di regione in regione. Nascere al sud è più pericoloso: rispetto al nord il dato sulla mortalità infantile è più alto del 30%. Spiega Giovanni Corsello, presidente Sip:

La morte della piccola  Nicole  non è frutto del caso ma espressione e conseguenza della inadeguatezza del sistema sanitario regionale in situazioni di emergenza neonatale.


Mancano soprattutto personale e posti letto e molti ospedali sono costantemente sotto organico, come nell'ospedale di Niscemi (in provincia di Enna) dove all'ospedale cittadino lavora solo un medico. Per questo il sindaco per salvare l'ospedale aveva iniziato lo sciopero della fame. 

EMERGENZA NEONATI - In particolare l'emergenza riguarda le sale parto: troppi pochi posti letto nei reparti di terapia intensiva neonatale. Se lo standard previsto è di un posto ogni 750 nati, il rapporto è di uno ogni mille nel Lazio e va via via peggiorando andando verso sud. Ci sono inoltre dove l'emergenza sanitaria è più acuta a causa di fattori ambientali, come nella Terra dei Fuochi e i primi a pagarne le conseguenze sono i più piccoli. Non solo: se in Italia circa 15 mila minori necessitano di cure palliative, solo in 5 regioni è stata attivata la rete pediatrica di terapia del dolore prevista dalle legge 38/2010. Sempre Corsello denuncia: 

Da tempo, come società scientifiche dell’Area Pediatrica, abbiamo chiesto di procedere all’accorpamento dei centri nascita con un basso numero di nati anche per favorire la condivisione delle risorse e l’ottimizzazione dei percorsi assistenziali. Richiesta mai esaudita e presa in seria considerazione per il prevalere di logiche politiche o di interessi individuali o territoriali.

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