Mercoledì, 24 Febbraio 2021
Terni

Neonato trovato morto: in questura una giovane donna

Una ternana di 26 anni è stata ascoltata a lungo in questura. Ecco il tragico racconto dei testimoni

I fiori lasciati sul luogo del ritrovamento

Continuano le indagini sul neonato trovato senza vita ieri notte all'Eurospin di Terni. Una ragazza ternana di 26 anni è stata ascoltata a lungo oggi in questura. Gli agenti sospettano che possa essere stata lei ad aver abbandonato il neonato trovato morto ieri sera nel parcheggio di un supermercato a Terni. La donna sarebbe stata rintracciata grazie a uno scontrino lasciato nella busta di carta messo nel sacchetto più grande in cui c'era il bambino. Da quanto riporta TerniToday, si tratterebbe della mamma del piccolo.

Assessore: "Vicenda legata agli ambienti della droga"

"Stando alle prime risultanze la tristissima vicenda sembra essere legata agli ambienti del degrado e della povertà, anche legati alla tossicodipendenza". E' quanto dichiara l'assessore al Welfare del Comune di Terni, Marco Cecconi, dopo il ritrovamento del neonato morto in una busta nei pressi di un supermercato ieri sera. "In attesa degli approfondimenti e dei risultati investigativi - aggiunge - una prima cosa comunque va detta, in quanto elemento che contraddistingue gli indirizzi di questa Amministrazione Comunale".

"Nella lotta alle tossicodipendenze, una vera e propria emergenza anche nella nostra città, non si può solo attendere che chi ha problemi in tal senso si rivolga alle strutture del Sert. Occorrono anche dei presidi mobili, con operatori specializzati, che vadano a contattare chi fa uso di sostanze, affinché siano prospettate alternative, percorsi di recupero, affinché ci sia un richiamo ad un'altra vita, decisamente più incentrata sul rispetto della propria persona. I presidi mobili - conclude Cecconi - sono uno strumento molto utile anche in un'ottica di mappatura del consumo delle sostanze, in maniera tale da poter fornire indicazioni utili sul fronte della prevenzione e della repressione".

Il racconto dei testimoni

"Era quasi l'ora di chiusura. Io stavo lavorando al banco gastronomia quando una signora sui 60-65 anni, che aveva fatto la spesa poco prima, è rientrata nel negozio e ha sussurrato una cosa nell'orecchio alla mia collega. L'ho vista sbiancare, le sono tremate le gambe. Non riusciva a credere alle sue orecchie. La signora ci ha raccontato di essere andata a prendere la macchina e di aver notato una busta rigida, di quelle da supermercato, con tutti i marchi scritti sopra. Questa busta sembrava essere piena così si è incuriosita ed è scesa dalla macchina per andare a vedere. A quel punto la terribile scoperta. Una testa e un corpicino avvolto in un lenzuolino bianco, con sopra una busta della Primigi. La mia collega allora è corsa verso la responsabile che si è subito accertata della situazione. Sotto shock è stata costratta ad avvisare il capo e la polizia. È così arrivato l'annuncio di chiudere il negozio prima. È stato sconvolgente. Io ancora non riesco a crecerci. Volevamo ordinare dei fiori da lasciare lì, ma l'azienda non ce l'ha permesso perché teme una cattiva pubblicità. Ma in tanti oggi hanno lasciato fiori e pupazzetti, speriamo che ci sia pace per quella povera creatura". A raccontare questa storia a Ternitoday è stata una dipendente del supermercato ternano che si è trovata 'coinvolta' in questa tragica vicenda.

Parto anonimo: così si salvano i neonati

"Siamo naturalmente molto addolorati sia per la mamma, probabilmente lasciata sola nella disperazione, sia per il neonato, che poteva salvarsi e vivere in una famiglia. Purtroppo ancora troppe donne non sanno che in ogni punto nascita italiano è possibile partorire in anonimato perché la legge tutela sia loro sia i propri figli". Così scrive in un post su Facebook la capo ostetrica dell`ospedale Santa Maria di Terni, la dottoressa Maria Antonietta Bianco, in merito al caso del piccolo corpo senza vita di un neonato abbandonato nei pressi di un supermercato cittadino. "Rispetto alla nostra esperienza le donne che hanno fatto questa scelta sono pervenute al nostro ospedale talvolta seguite dai servizi sociali ed altre volte spontaneamente. L'ultimo caso lo abbiamo avuto nel 2016", continua.

Nella pagina social dell'azienda sanitaria si sottolinea che "al di là di quanto emergerà dalle indagini in corso, coglie l`occasione per ricordare che la legge italiana garantisce il diritto della donna di partorire in anonimato, consentendo alla madre di non riconoscere il bambino e di lasciarlo nell`ospedale dove è venuto alla luce (DPR 396/2000, art. 30, comma 2) affinché sia assicurata l`assistenza e la tutela giuridica sia della madre sia del bambino". Insomma "in Italia oltre alla possibilità di lasciare i neonati eventualmente non nati in ospedale nelle culle termiche (in Umbria sono presenti all`ospedale di Città di Castello e al residence Chianelli presso l`ospedale di Perugia), la normativa vigente garantisce la tutela dell'anonimato della partoriente in ogni ospedale del territorio nazionale".

"In particolare - spiega la dottoressa Bianco - l'ultimo Dpr 396/2000 Art. 20 comma 3 (dichiarazione di nascita) prevede che la mamma può non riconoscere il proprio figlio e lasciarlo in ospedale affinché siano assicurate l'assistenza e la tutela giuridica ad entrambi. La procedura che si attiva è la seguente: al momento della redazione dell'attestato di nascita l'ostetrica scrive `donna che non consente di essere nominata` e si attivano tutte le procedure attraverso la direzione sanitaria che, a sua volta, segnalerà l'evento alla Procura della Repubblica presso il Tribunale per i minorenni affinché si possa aprire il procedimento di adottabilità". Al neonato viene così garantito il diritto di vivere, crescere ed essere educato, mentre il nome della madre resterà sempre segreto nel rispetto della sua volontà".

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