Domenica, 21 Luglio 2024
La tragedia di Longarone / Belluno

Nicolò morto a due anni: "Ucciso da overdose di hashish nel cibo, droga per farlo dormire"

Il padre, indagato ora per omicidio colposo, aveva raccontato ai medici che il figlio aveva ingerito qualcosa che aveva trovato al parco, a Longarone (Belluno). La verità emersa finora dalle indagini è, purtroppo, ancora più drammatica

Aveva raccontato ai medici che il figlio aveva ingerito qualcosa che aveva trovato al parco, mentre stava giocando. La verità emersa finora dalle indagini è, purtroppo, ancora più drammatica. Il piccolo Nicolò Feltrin era morto a soli due anni di età lo scorso 28 luglio. Secondo la procura a uccidere il bambino di Longarone, in provincia di Belluno, fu una concentrazione di hashish mischiata al cibo. Il padre è indagato, a piede libero, per omicidio colposo. Gli esami avrebbero inoltre rilevato che il piccolo avrebbe assunto droga più volte: le concentrazioni di cannabis trovate nel suo sangue infatti erano molto elevate. Nicolò morì di overdose, in parole povere. 

Le ipotesi, tutte da confermare o meno in sede processuale, portano alla luce un quadro molto inquietante. La relazione presentata dai periti, anatomopatologo e tossicologa, secondo quanto riportato nelle scorse ore dai quotidiani locali, fa ipotizzare che la droga sia stata somministrata al piccolo per farlo dormire, per favorire il sonno: un'eventualità legata anche al passato di tossicodipendenza della madre. Il bimbo era stato esposto a svariate droghe nei giorni precedenti alla tragedia: eroina, cocaina e metadone. Mix fatale per un bambino che non aveva ancora compiuto tre anni. 

Sarebbe stato impossibile salvare il bambino anche in caso di un intervento urgente, viste le elevate quantità di stupefacenti nel sangue. Il padre, 43 anni, portò il figlio in ospedale senza dare ai medici di turno tutte le informazioni adeguate: aveva detto che il bambino aveva ingerito accidentalmente una sostanza indefinita trovata a terra nel parco. L'elemento certo emerso dagli esami è che l'assunzione di droga causò nel bambino un'intossicazione letale da derivati della cannabis. 

Non esistono precedenti simili paragonabili. Non è dunque un caso che gli accertamenti e gli esami siano stati lunghissimi, approfonditi, e ci sia voluto quasi un anno per completare una relazione ad hoc che definisse le prime certezze sulla vicenda. La droga era stata ritrovata nella camera di Nicolò in una tazzina, dove c'era un pezzo di sostanza resinosa del peso di 1,2 grammi. Ma altre sostanze stupefacenti erano state rintracciate in altre parti della casa. Le analisi delle sostanze sequestrate nella casa di Nicolò sono state fatte a Mestre: il pm potrà quindi verificare se la droga ingerita sia la stessa ritrovata nell'abitazione e quindi decidere come procedere nell'inchiesta. La difesa del padre ha nominato un suo consulente di parte.

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