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Domenica, 28 Novembre 2021
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Redazione Today

Tra una moderna Woodstock e la Fiume dannunziana: viaggio nella Trieste "No Green Pass"

Sul selciato della piazza aperta sul mare più grande d’Europa si canta, si materializza una curiosa simbiosi tra l’invito a rispettare le regole ma a disobbedirle ove siano in contrasto con le proprie credenze. L’appello ad ascoltare la propria anima si confonde tra il pubblico, dove rotolano paragoni con il nazismo e si espongono immagini della Madonna. La manifestazione No Green Pass prosegue in centro a Trieste e trasforma piazza Unità in un luogo a metà strada tra una moderna Woodstock e la Fiume di dannunziana memoria con tanto di palco, microfoni e musica.

Un palco che nella mattinata di oggi 20 ottobre è stato smontato ma che ieri sera sembra non fosse stato autorizzato. Né il Comune di Trieste, né la questura giuliana avrebbero ricevuto alcuna richiesta in merito per il montaggio e l’occupazione del suolo pubblico. L’altra campana fa risuonare le parole di Ugo Rossi, leader del movimento no vax e neoconsigliere comunale 3V, che sostiene la presenza di un’autorizzazione verbale da parte della Digos e dal responsabile degli uffici dell’amministrazione comunale.

I manifestanti hanno passato la seconda notte proprio in piazza Unità, sotto gli occhi del prefetto Valerio Valenti e del sindaco Roberto Dipiazza. Nel frattempo, l’ex portavoce del Comitato dei Lavoratori Portuali Stefano Puzzer ha invitato tutti coloro che sono arrivati a Trieste a tornare nelle proprie città e continuare la protesta nella piazza più vicina. Insomma, nell’agora simbolo della città più orientale d'Italia in questi giorni vi sono arditi contro il governo e legionari delle cure domiciliari, seguaci di chissà quale religione e convinti sostenitori del movimento. Tutti contro il Green Pass.

È soprattutto nel profondo nordest che il popolo contrario al pass, al vax e al mask ha deciso di resistere chiamando a raccolta gli italiani. "Trieste chiama, l'Italia risponde" si legge sui cartelli che compaiono tra la folla. Ma è una sorta di paradosso che affonda le radici nel mito nazionalpopolare della città più italiana della penisola e nella conoscenza approssimativa che si ha del confine orientale. L'ennesima narrazione in tutto il suo ignorante splendore. È da quando è sbarcata sul molo Audace (già l'asburgico San Carlo) che l'Italia e gli italiani si son dimenticati di questa terra. L'altro giorno in piazza si sentivano gli accenti di altre regioni, persone che nulla hanno a che fare con questa complessità ma che pensano di averne chissà quale diritto. I triestini, nella protesta, erano in minoranza. La città più italiana d'Italia "ostaggio" degli altri italiani, ulteriore enorme paradosso particolarmente triestino. Chissà se prima di occupare il varco 4 del porto o piazza Unità i fratelli italici giunti da fuori pensavano che per arrivarci avrebbero dovuto passare per Trento. Una volta passato il celebre ponte i triestini sarebbero scoppiati in un commosso e trepidante giubilo, avvolti da uno sventolio di bandiere tricolore. Trieste chiama e l'Italia risponde. Prima di partire impostate il navigatore, fateci un piacere.

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