Legittima difesa, le ragioni del no alla riforma: "Più armi significa meno sicurezza"

Associazione Antigone e Archivio Disarmo hanno lanciato un appello affinché il Parlamento non approvi la proposta di riforma della legge sulla legittima difesa. Per Salvini è una priorità, ma la diffusione delle armi da difesa personale aumenta soprattutto il senso di insicurezza

Associazione Antigone e Archivio Disarmo hanno lanciato un appello affinché il Parlamento non approvi la proposta di riforma della legge sulla legittima difesa. Attualmente in discussione, questa vorrebbe eliminare definitivamente il principio di proporzionalità tra il bene minacciato dall’autore del reato e il bene offeso, "assicurando una sorta di immunità a chi usa le armi contro un presunto ladro" sostengono le associazioni.

Le ragioni del "no" alla riforma sono esplicitate chiaramente: "Vorrebbe evitare l’intervento del giudice. Ma l’azione giudiziaria è obbligatoria, non si può impedirne l’avvio sulla base di una presunzione di innocenza di chi uccide una persona. È il giudice a dovere sempre verificare i fatti. Il suo intervento è ineliminabile: in un paese democratico solo un giudice può verificare l’esistenza effettiva di un’intrusione e accertarsi dell’identità e del ruolo della persona uccisa".

Appello di varie associazioni contro la riforma della legittima difesa

"Così com’è concepita - si legge nell'appello - la riforma della legittima difesa metterà a rischio la sicurezza di tutti determinando un aumento esponenziale delle armi in circolazione e una conseguente maggiore probabilità del loro uso. Una silenziosa corsa dei cittadini ad armarsi individualmente non è la soluzione. Come dimostra l'esperienza degli Stati Uniti, la diffusione delle armi da difesa personale non fa altro che diffondere il senso di insicurezza e di sfiducia nelle Istituzioni". All'appello hanno aderito in tanti tra associazioni, giuristi, magistrati ed esponenti della società civile: Associazione Luca Coscioni, Arci, Fiom Cgil, Cittadinanza Attiva, Opal, Radicali Italiani e molti altri ancora.

C'è un altro dato da analizzare più a fondo. Il numero di vittime di armi legalmente detenute, tra suicidi, omicidi e incidenti (già 14 da inizio 2019) è nettamente superiore ai casi di processi per eccesso di legittima difesa. "Dov’è la presunta necessità di cambiare questa legge? Semmai bisogna intervenire sulla legislazione per possedere le armi": se lo domanda uno dei più attivi sostenitori della campagna #addioallearmi, il giornalista Stefano Iannaccone, che ha avviato una innovativa campagna di crowdfunding, di raccolta fondi, sul tema, con l'obiettivo di scrivere un libro dal titolo “Sotto tiro: l’Italia al tempo della corsa alle armi”. La risposta del pubblico è stata molto positiva, a dimostrazione dell'interesse che suscita l'argomento.

Più armi in circolazione sono una minaccia per la sicurezza. Appare quasi banale dirlo, ma la propaganda secondo cui pistole e fucili aumenterebbero la sicurezza non ha alcun riscontro oggettivo. Lo dimostrano le statistiche di un Paese come gli Usa: più armi sono in giro e più aumentano i morti per ferite da armi da fuoco. Inoltre, e non è una minuzia, il Viminale non ha mai reso noto il numero di armi legalmente detenute in Italia (le stime variano dai 10 ai 12 milioni), e non rende pubblico nemmeno il numero complessivo di tutte le licenze rilasciate ed in vigore. Quello delle licenze è un tema delicatissimo: negli anni si è assistito in Italia a un’esplosione delle licenze per uso sportivo: erano poco più di 125mila nel 2002, sono cresciute fino 560mila oggi. Secondo molti è solo un modo per poter detenere un’arma (o più armi) in casa anche da parte di tutti coloro che non metteranno mai piede in un poligono.

Italiani a mano armata: licenze "facili", dati opachi e norme da rivedere (in fretta)

Legittima difesa, la riforma potrebbe essere approvata a breve

La commissione Giustizia della Camera ha licenziato un mese fa il testo del disegno di legge sulla legittima difesa. Respinti tutti gli emendamenti presentati dalle opposizioni. La riforma firmata Lega sta per essere approvata anche dalla Camera (dopodiché mancherà solo l’ultimo passaggio al Senato).Il Movimento 5 stelle, nonostante qualche titubanza, non pare intenzionato a porre ostacoli di alcun tipo.

"Entro marzo la legittima difesa vedrà la luce - dice il ministro Giulia Bongiorno - Oltre a essere equilibrata sarà un faro per chi indaga: quando l’aggredito si trova in una condizione di turbamento e si difende non è punibile. I magistrati potranno prendere in considerazione lo stato psicologico della vittima, per evitargli così la via crucis del processo penale".

Nessun far west, secondo lei: "E'un testo incisivo che limita l’eccessiva discrezionalità della magistratura nei confronti di chi reagisce in uno stato di paura".

Il segretario della Lega e vicepremier, Matteo Salvini, ha espresso "enorme soddisfazione per il sì alla legge sulla legittima difesa", e ne parla quotidianamente. "Stiamo andando verso un'altra promessa mantenuta con gli italiani". Secondo la riforma in una situazione di "grave turbamento", come ad esempio quella di avvertire la presenza di un ladro in casa, non ci può essere il tempo per "pensare": e sparare è sempre legittimo in tal caso. 

Legittima difesa, perché Salvini ci punta così tanto

Sul tema legittima difesa il ministro dell’Interno Matteo Salvini è tornato più volte nel corso degli ultimi comizi elettorali, anche nella campagna elettorale per le regionali sarde. Ed è il tema che strappa più applausi. Sempre. Ovunque, dalle grandi alle piccole città, persino in località in cui il tasso di criminalità non è mai stato un problema rilevante. Arduo pensare che aprire il fuoco sia sempre legittimo, anche a costo di uccidere solo per paura che ci siano ladri nei paraggi. Nonostante le statistiche indichino che i furti in Italia sono in calo da anni, questa “corsa alle armi” ha forse una spiegazione: la realtà conta relativamente poco quando c'è di mezzo la creazione del consenso: conta la percezione.

Secondo le voci critiche la riforma della legittima difesa svilisce anche il ruolo delle forze dell’ordine. Vengono esautorate dal loro compito principale: garantire la sicurezza. Inoltre è rimasto deluso chi chiedeva una riforma diversa e più mirata, ovvero una specifica licenza per la difesa abitativa e dell'esercizio commerciale che preveda precisi controlli all'atto del rilascio e del rinnovo e limitazioni sui tipi di armi e munizioni consentite. Oggi come oggi i controlli periodici per chi possiede armi in casa, magari con licenze per uso sportivo (pur non andando mai ai poligoni) non sembrano essere stringenti (per usare un eufemismo).

I numeri, freddi e insindacabili, mostrano quindi che omicidi, rapine e furti in Italia sono in calo da anni. "Diverse persone - diceva qualche mese fa a Today.it Giorgio Beretta, analista del commercio internazionale e nazionale di sistemi militari e di armi comuni, e ricercatore dell'Osservatorio permanente sulle armi leggere e politiche di sicurezza e difesa (Opal) di Brescia - pensano di risolvere quello che percepiscono come un problema che riguarda la loro sicurezza facendo ricorso alle armi. Di fatto è un palliativo e anzi il possesso di un’arma può essere controproducente per la propria sicurezza: anche nell’eventualità di doverla impugnare per fronteggiare un ladro armato, il rischio di soccombere aumenta invece di diminuire e quello che nelle intenzioni del malfattore era un mero furto o una rapina può trasformarsi in un attimo in un omicidio".

Una silenziosa corsa dei cittadini ad armarsi individualmente non è la soluzione a nulla. Un gran numero di investigatori, magistrati, giuristi ed esperti concordano sul fatto che non vi sia alcuna necessità di una nuova legge sulla legittima difesa. Forse sarebbe il caso di ascoltarli con attenzione, prima del prossimo voto in parlamento. Perché un'Italia più armata non è una buona notizia per nessuno.

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legittima difesa ansa-2

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