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Sabato, 28 Maggio 2022
Nuovo Papa

Si elegge il nuovo Papa: i "partiti" dei cardinali al lavoro

Gli "elettori" stanno arrivando a Roma in ordine sparso pronti all'inizio delle congregazioni generali che si apriranno lunedì. Due le cordate forti e "avversarie": gli italiani e gli statunitensi. Chi vincerà?

Sabato sera. Via della Conciliazione è deserta. In piazza San Pietro solo gruppi di fedeli inginocchiati sui sanpietrini che recitano il rosario rigorosamente in latino. Un anziano vescovo sbuca dal porticato. E' visibilmente stanco. 

Roma, o meglio lo Stato del Vaticano, si prepara all'elezione del nuovo Santo Padre. I primi cardinali sono già atterrati nella Capitale. Lo hanno fatto, diversamente dal solito, in ordine sparso. Nessun "gruppo" elettorale. Ognuno è arrivato con i propri mezzi. E', secondo gli esperti, la prova di quello che si respirerà nella Cappella Sistina: mai come questa volta il fronte dei cardinali elettori è frammentato.

Ad oggi, quando mancano poche ore all'inizio delle congregazioni generali, nemmeno i due gruppi "forti", gli italiani e gli statunitensi, sembrano avere un nome su cui convergere. E proprio per questo si fanno sempre più forti le due ipotesi che vorrebbero un Vaticano "di transizione": un Papa asiatico o africano ma soprattutto ultraottantenne.

Il motivo è semplice: di nomi "forti", capaci di creare un'immediata convergenza di almeno un numero minimo di elettori non ce ne sono.

EUROPA. Nel fronte italiano - come riporta l'Ansa - continuano a svolgere un ruolo di primo piano i "grandi elettori" Angelo Sodano e Giovanni Battista Re ma il gruppo dei connazionali si sta rivelando meno compatto del previsto. La candidatura di Mauro Piacenza, che sarebbe sostenuta da Tarcisio Bertone, Domenico Calcagno e Angelo Bagnasco, non convince tutti. E per molti ci sono troppe situazioni che remano contro gli italiani in genere. 

Si elegge il nuovo Santo Padre: i "papabili"

Rimane in piedi, come nome forte, quello dell'arcivescovo di Milano, Angelo Scola, stimato da Ratzinger. Rimane da capire, però, se la sua trascorsa vicinanza al movimento di Cl non diventi per lui un handicap. 

Tra gli italiani, poi, potrebbe venir fuori Giuseppe Betori, ma come outsider, solo se il Conclave dovesse prolungarsi per più giorni, non prima. Anche gli spagnoli, tra l'altro, sarebbero disposti a votare un italiano. 

In Europa, salgono le quotazioni dell'ungherese Peter Erdo, per tre volte presidente dei vescovi europei e con crescenti consensi nel continente. 

"VOTA TURKSON": MANIFESTI ELETTORALI PER IL CONCLAVE

AMERICA LATINA. Per quanto riguarda il fronte dei latino-americani c'è ancora divisione sul nome. Figura forte rimane il brasiliano Odilo Pedro Scherer però per rivalità interne al suo Paese e al continente, diversi non sarebbero disposti a votarlo. Perfino il presidente della Conferenza episcopale brasiliana, il cardinale di Aparecida Raymundo Damasceno Assis ha fatto sapere che anche lui sarebbe più disposto a votare il canadese Marc Ouellet, piuttosto che Scherer. 

L'arcivescovo di San Paolo, gradito negli Usa, tra molti europei e nel terzo mondo, non è insomma sostenuto dai suoi connazionali. E tanto meno, ad esempio, dagli argentini. Quella di Ouellet rimane una candidatura importante, anche se resta il problema della vicenda del fratello condannato per pedofilia, questione che in Canada ha suscitato molto clamore. Ouellet ha anche dalla sua il fatto di conoscere bene il mondo latino-americano, dove potrebbe trovare sostegni, essendo stato molti anni in Colombia e parlando perfettamente lo spagnolo. 

In alternativa, potrebbe risalire una figura come l'honduregno Oscar Rodriguez Maradiaga, già tra i papabili nel 2005. 

AMERICANI. Tra gli americani, quella dell'arcivescovo di Washington Donald Wuerl è una candidatura più robusta e consistente di quella del collega di New York Tim Dolan.

L'arcivescovo di Boston Sean O'Malley, invece, spicca sicuramente per stile a autenticità, ma appare a molti perfino troppo caratterizzato dalla sua strenua lotta alla pedofilia, aspetto che diventerebbe quasi un marchio troppo esclusivo per il pontificato.

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