Giovedì, 23 Settembre 2021
Cronaca

Sardegna, i morti non fermano le nuove ondate di cemento

Pochi giorni prima dell'alluvione, la giunta Regionale ha approvato modifiche sostanziali al Piano paesaggistico del 2006: "In arrivo altro cemento, l'isola sarà più fragile"

ROMA - Con le immagini del disastro ancora negli occhi e nella mente, in Sardegna torna la paura. I sedici morti della terribile alluvione che ha colpito l'isola portano dietro con sè la mano dell'uomo: la negligenza, i mancati interventi, l'eccessiva costruzione. Ora, per rispetto di quelle sedici vittime, sarebbe il momento di fare sì che nulla di tutto ciò accada più. E invece in un futuro neanche così lontano, la catastrofe di qualche giorno fa potrebbe ripetersi in forme ancora più gravi. 

A lanciare l'allarme sono le associazioni ambientali, Legambiente in testa, che ricordano come pochi giorni prima dell'alluvione la giunta regionale abbia proceduto alla "approvazione provvisoria e preliminare" dell'Aggiornamento e revisione del Piano paesaggistico Regionale del 2006.

Le associazioni hanno pochi dubbi: "E' un documento che apre la strada a nuove colate di cemento". "Un primo esame della documentazione, complessa e ponderosa, conferma il quadro preoccupante sulle prospettive del Piano paesaggistico sardo che avevamo espresso all'atto dell'annuncio - lamenta Legambiente - Infatti siamo in presenza non di una revisione ed aggiornamento ma sostanzialmente di un nuovo Piano paesaggistico regionale, soprattutto nella parte normativa, che stravolge il Ppr del 2006" voluto dall'allora governatore Renato Soru per fermare la speculazione edilizia.

Cappellacci, presidente della Regione, avrebbe "travalicato le indicazioni contenute nel codice del paesaggio per le operazioni di mero aggiornamento e dal momento che il Ppr era stato condiviso con il Mibac dal 2007 tutte le operazioni di aggiornamento devono essere svolte in co-pianificazione. In sostanza - continua il j'accuse dell'associazione - siamo in presenza di un nuovo Ppr che può creare solo illusioni e confusione dal momento che appare rivolto a creare aspettative edificatorie e sospendere di fatto le procedure di approvazione dei Piani urbanistici comunali".

Legambiente parla quindi di norme "cavallo di Troia" escogitate per spalmare una nuova colata di cemento sulla Sardegna. "In  sostanza - spiega l'associazione - invece  di proporre ai comuni di completare il loro iter  pianificatorio si consente in via transitoria, prima della redazione del Puc, anche di realizzare lottizzazioni bloccate da oltre 10 anni e la possibilità di realizzare in tutte le aree, compresa la fascia costiera, ampliamenti del 15%. Una prima conseguenza sarà la sospensione della  attività  pianificatoria dei comuni. In pratica - chiarisce Legambiente - verrebbe consentita la potenziale emersione di potenzialità edificatorie che nel 2003 era stato valutata in circa 15 milioni di mc". 

Accanto all'associazione anche Fondo Ambiente Italiano e Wwf Italia che non fanno troppi giri di parole. "La recente revisione del piano paesaggistico regionale, adottata dalla Giunta Cappellacci - denunciano le due associazioni - smantellando il complesso sistema di tutele del territorio, soprattutto dell'area costiera e dei corsi d'acqua già ampiamente interessati dall'alluvione, aumenterà la fragilità dell'isola"

Fai e Wwf auspicano quindi che il ministro Bray provveda quanto prima "non solo a bloccare l'irrituale e irregolare approvazione preliminare del Piano paesistico della Sardegna compiuta lo scorso 25 ottobre dalla Giunta Cappellacci, ma colga l'occasione per riattivare l'Osservatorio sul Paesaggio". "Pochi giorni fa - rincara l'ex parlamentare Verde Bonelli - la giunta del governatore Cappellacci, che ieri sorvolava le aree inondate in elicottero, ha demolito il coraggioso piano paesaggistico di Renato Soru che aveva provato a fermare il cemento dilagante". 

Il presidente Cappellacci, dal canto suo, respinge tutte le accuse: "Bonelli mente sapendo di mentire - replica - in primo luogo perché la revisione del piano paesaggistico non modifica le cautele previste con riferimento ai fiumi e in secondo luogo perché ancora oggi sono vigenti le norme del piano paesaggistico di Soru. Oggi e nel momento delle alluvioni avvenute in Sardegna c'era un solo piano in vigore ed è proprio quello voluto dall'ex presidente".

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