Migranti, fermo amministrativo per Ocean Viking. La sua colpa? Aver salvato "troppe" persone

Destano stupore alcune delle motivazioni del fermo di Ocean Viking. Il fermo viene motivato col fatto che la nave avrebbe trasportato "più persone del numero certificato": in pratica paragona i migranti soccorsi a dei passeggeri, e non a dei naufraghi

La Capitaneria esegue il fermo amministrativo: foto Agrigento Notizie

La colpa di Ocean Viking? Aver salvato la vita di "troppe" persone. Destano stupore alcune delle motivazioni del fermo amministrativo per Ocean Viking. Il fermo viene motivato col fatto che la nave avrebbe trasportato "più persone del numero certificato"; in pratica paragona i migranti soccorsi a dei passeggeri, e non a dei naufraghi, come se fosse possibile (oltre che non disumano) contare quanti naufraghi trarre in salvo durante un'operazione di soccorso in mezzo al mare. Il tutto in barba al diritto internazionale.

Come sono andate le cose: dopo un'ispezione durata undici ore da parte della Guardia Costiera italiana, l'Ocean Viking è stata sottoposta a fermo amministrativo dalle autorità italiane nel porto di Porto Empedocle, in Sicilia. Sos Mediterranee condanna la "palese manovra amministrativa vessatoria, volta a ostacolare il lavoro di soccorso delle navi delle ONG". L'ispezione è scattata dopo la conclusione della quarantena per l'equipaggio della nave che aveva salvato 180 migranti ed era stata collocata in rada.

Il motivo principale del fermo è stato comunicato dalla Guardia Costiera italiana: "La nave ha trasportato un numero di persone superiore a quello riportato nel "Certificato di Sicurezza Dotazioni per Nave da Carico". In un anno di operazioni gestite da Sos Mediterranee, la Ocean Viking aveva già dimostrato di rispondere ad elevati standard di sicurezza più di quanto sia solitamente richiesto ad una nave analoga. "Non riusciamo a comprendere perché le osservazioni sulla sicurezza della nave siano state fatte solo ora, dal momento che le condizioni della nave sono rimaste invariate rispetto alle ultime quattro ispezioni, comprese le due più recenti condotte dalla stessa Guardia costiera italiana, e non ci sono stati cambiamenti nelle norme di sicurezza per quanto riguarda ciò che ora viene contestato" dicono dalla ONG.

"L'armatore norvegese della Ocean Viking ed il noleggiatore Sos Mediterranee hanno sempre rispettato e garantito il massimo livello di sicurezza per l'equipaggio e i naufraghi a bordo della nave. Quello che ci è chiaro ora è che, negli ultimi tre mesi, la stessa argomentazione sulla sicurezza è stata sistematicamente utilizzata dalle autorità italiane per trattenere quattro navi ONG che conducevano operazioni di ricerca e soccorso nel Mediterraneo centrale. Come mai la sicurezza non era un problema per le autorità marittime quando, all'inizio di questo mese, la Ocean Viking ha dovuto attendere 11 giorni per l'assegnazione di un Porto Sicuro ed è stata invece costretta a dichiarare lo Stato di emergenza a bordo?", si domanda Frédéric Penard, direttore operativo di Sos Mediterranee.

La ONG spiega ciò che dovrebbe essere ovvio: operare nel Mediterraneo centrale, per sua natura, significa trovarsi di fronte a ripetute situazioni di emergenza con un numero potenzialmente elevato di persone in pericolo imminente allo stesso momento (generalmente da 50 a 200 persone). Nell'ultimo decennio, la Guardia Costiera italiana ha salvato diverse centinaia di persone simultaneamente, a volte nel giro di poche ore. Questa è la realtà della crisi umanitaria su vasta scala che si sta verificando nel Mediterraneo.

"Di fatto - spiegano da Sos Mediterranee - quando si soccorrono persone in mare, come è dovere di ogni comandante di nave assistere le persone in difficoltà, l'Ocean Viking è costretta a trasportare più persone di quante siano indicate nei documenti della nave. Questo deriva dalla natura stessa delle situazioni di emergenza. Tuttavia, è della massima importanza ricordare che le persone che portiamo temporaneamente in salvo a bordo dell'Ocean Viking sono, secondo la legge marittima, da considerarsi come naufraghi, persone salvate da una situazione di grave pericolo in mare, e non sono mai da considerarsi come "passeggeri". Definirli così è un'interpretazione fallace del quadro giuridico marittimo in cui operiamo ed è una grave mancanza di rispetto per la situazione di pericolo in cui si trovavano le molteplici imbarcazioni inadatte alla navigazione che abbiamo dovuto soccorrere negli ultimi quattro anni. Questa interpretazione è fortemente preoccupante per un'organizzazione professionale civile di ricerca e soccorso come Sos Mediterranee".

I regolamenti marittimi internazionali che specificano le norme minime per la costruzione, l'equipaggiamento e l'utilizzo delle navi, come la Convenzione SOLAS, stabiliscono che le persone che si trovano a bordo in conseguenza del dovere di soccorso del Comandante non devono essere prese in considerazione nel verificare l'applicazione a una nave di una qualsiasi delle disposizioni della Convenzione.

Le Organizzazioni Non Governative si sentono vittime di una "persecuzione amministrativa". Ormai non ci sono quasi più navi dedicate a condurre operazioni di soccorso nel Mediterraneo centrale. Nel frattempo, le persone continuano a fuggire dalla Libia, soprattutto se le condizioni meteorologiche estive lo consentono, e le imbarcazioni che lo fanno continuano a trovarsi in grave pericolo: "C'è un chiaro schema che viene applicato in modo eccessivo e abusivo, in una continua vessazione amministrativa delle ONG, con l'unico scopo di impedire che le attività di salvataggio colmino il vuoto lasciato dagli Stati europei. Ma fermare l'ambulanza non impedirà alla ferita di sanguinare", aggiunge Frédéric Penard.

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Le partenze dalla Libia continuano, senza che ci sia alcuna nave Ong al largo delle coste libiche. Più di duemila partenze nel mese di luglio, una media di 100 al giorno: numeri in crescita. La storiella del presunto pull factor delle navi umanitarie - propagandata da certa destra - è stata ampiamente smentita dalla realtà. Ci sono chiare differenze di trattamento nei confronti delle navi umanitarie rispetto alle altre imbarcazioni. Differenze di trattamento che non riguardano navi che soccorrono migranti. Ma solo le navi ong. C'è un caso emblematico, che risale a tre mesi fa, che non può essere trascurato: è il caso della nave cargo Marina.

Fermo amministrativo per le navi Ong: perché c'è qualcosa che non quadra

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