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Lunedì, 6 Dicembre 2021
ECONOMIA

Precari di oggi, poveri di domani: parola dell'Ocse

Nonostante il tasso di povertà degli anziani in Italia sia più basso della media, i rischi per il futuro riguardano chi entra oggi nel mondo del lavoro, pagato meno che negli altri Paesi

Il rapporto 'Pension at the Glance 2013' pubblicato dall'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse) non ha dubbi: l'Italia è stata e resterà uno dei Paesi con il tasso di contributi provvidenziali più alti, al 33%. Nonostante ciò la recente riforma, che ha allungato l'età pensionabile, ridurrà questa spesa: "L'elevatissimo costo del sistema è un'eredità del passato - si legge nel rapporto -  con la riforma del dicembre 2011, l'Italia ha realizzato un passo importante per garantire la sostenibilità finanziaria". Inoltre gli anziani italiani sono meno poveri di quelli degli altri Paesi: la media è di 12,8% e il tasso italiano è invece all'11%. Ciò dipende soprattutto dalle proprietà immobiliari: in Italia il 5% in più della media Ocse degli over 65 possiede una casa.

Ma se dopo tutto la situazione sembra favorevole per la fascia più anziana della popolazione, il discorso cambia se sei italiano e ti sei appena inserito nel mondo del lavoro: ci sono buone possibilità che tu sia precario, con un salario al di sotto della media Ocse e il tuo futuro non sarà dei più rosei. Infatti in Italia si va in pensione molto presto, si pagano per poco tempo i contributi pensionistici e sarebbe necessario investire nell'allungamento della vita lavorativa.

Le conseguenze sono per le giovani generazioni di lavoratori: l'adeguatezza dei redditi pensionistici potrebbe essere un problema per le generazioni future, e "i lavoratori con carriere intermittenti, lavori precari e mal retribuiti sono più vulnerabili al rischio di povertà durante la vecchiaia". Insomma la generosità di oggi non sarà reperibile domani: chi inizia a lavorare adesso dovrà aspettarsi una pensione più bassa. La soluzione potrebbe stare nel lavorare più a lungo per compensare parte delle riduzioni, anche perché la recente riforma del sistema pensionistico non ha tutelato i redditi più bassi. A questo si aggiunge la mancanza di pensioni sociali e di uno sviluppo adeguato del pilastro pensionistico privato.

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