Domenica, 7 Marzo 2021
Il dramma / Regno Unito

La madre che ha ucciso il figlio disabile con una spugna

La 40enne Olga Freeman ha ammazzato il piccolo Dylan di soli 10 anni. Durante il lockdown aveva dovuto badare da sola al bimbo e le condizioni del piccolo erano peggiorate. Attualmente è ricoverata in un reparto psichiatrico

Lo ha prima imbottito di melatonina, per rendere “più dolce” la sua morte. Poi ha provato a soffocarlo con un reggiseno ma non ci è riuscita. Ha continuato con le mani fino a quando non ha visto una spugna e ha utilizzato quella per togliergli il respiro. Poi l'ha preso e l'ha portato nella sua stanza, sul suo lettino insieme ai suoi peluche preferiti. Così una donna di 40 anni, Olga Freeman ha tolto la vita a suo figlio, il piccolo Dylan di soli 10 anni. L'omicidio è avvenuto all'interno dell'appartamento della donna ad Acton, a ovest di Londra. Il piccolo era disabile e la madre si occupava di lui da mesi a causa del lockdown. Dylan soffriva infatti della sindrome di Cohen una malattia genetica caratterizzata da ritardo dello sviluppo, inclusa disabilità, piccole dimensioni della testa, muscoli deboli e disturbi della visibilità.

L'esaurimento nervoso della madre 

Per questo motivo frequentava una scuola dove riceveva assistenza cinque giorni a settimana diminuendo il carico di lavoro della madre. Il lockdown però l'ha costretto per mesi a casa scaricando tutto il peso sulla donna che non ha retto allo stress. La donna è stata infatti ricoverata dopo l'omicidio per un esaurimento nervoso e una successiva sindrome psicotica. Una circostanza che ha fatto sì che la procura della Corona le riconoscesse l'attenuante dell'infermità mentale. Il procuratore Gareth Patterson ha ritenuto valida l'ipotesi avanzata dal perito psichiatrico della difesa. Il pubblico ministero ha dichiarato: “L'imputata è stata recentemente trasferita in ospedale ai sensi del Mental Health Act. L'accusa ha ricevuto dalla difesa un rapporto psicologico del dottor David Bird. La difesa parziale della responsabilità ridotta è da concedere all'imputata sulla base del fatto che in quel momento si è verificato un grave episodio depressivo con sintomi psicotici. Questo viene ritenuto possibile per l'accusa dopo un'attenta valutazione e approfondite ulteriori indagini da parte degli agenti che conducono questa indagine”.

Le testimonianze 

La donna è intervenuta in aula durante l'udienza attraverso un video-collegamento dall'ospedale psichiatrico dove è in cura. Il forte stress e la sindrome psicotica scaturitane sono state confermate anche da Edita Surpickaja che ha aiutato la donna per 12 ore a settimana nell'assistenza del bambino. Secondo la testimone la situazione era particolarmente degenerata negli ultimi sei quando le condizioni cognitive del piccolo sono gravemente peggiorate. Con lui è peggiorata anche la salute mentale della madre che aveva addirittura confessato alla donna di essere il nuovo Gesù e che doveva partire per Gerusalemme. Una circostanza che la testimone ha potuto verificare un giorno quando scoprì che la donna stava cercando veramente un volo per raggiungere la Terra Santa.

La storia con il fotografo famoso 

Una circostanza portata in aula all'attenzione del giudice da parte del pubblico ministero Joel Smith. L'autrice del delitto è di origine russa e dopo aver ucciso il bambino ha provato a lasciare il Regno Unito ed è stata bloccata all'aeroporto. È la ex del famoso fotografo Dean Freeman, figlio di Robert Freeman altrettanto noto fotografo autore delle foto di copertina di alcuni dischi dei Beatles. Dean ha fotografato star come David Beckham, Bradley Cooper ed Emily Ratajkowski. L'udienza a carico della donna è stata rinviata ma ormai sembra chiaro che l'accusa di omicidio volontario verrà derubricata in omicidio colposo a causa dei suoi disturbi mentali.

Fonte: Daily Mail →
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