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Domenica, 19 Maggio 2024
La sentenza

Come è morto Mario Cerciello?

Dopo 4 anni l'omicidio del vicebrigadiere dei carabinieri Mario Cerciello Rega è ancora aperto. E tanti sono i punti ancora oscuri nella vicenda

Processo da rifare. Nella giornata di ieri, 15 marzo, poco dopo la mezzanotte, la corte di Cassazione ha annullato le condanne di Finnegan Lee Elder e Gabriele Natale Hjorth per l’omicidio del carabiniere Mario Cerciello Rega, ucciso il 26 luglio del 2019 nel quartiere Prati di Roma. Potranno ricorrere al secondo appello. Dopo 4 anni, un omicidio compiuto in una calda sera d’estate di fine luglio resta ancora senza colpevole.

I fatti di quella notte

La vicenda risale alla notte tra il 25 e 26 luglio 2019. Il vicebrigadiere Mario Cerciello Rega e il suo collega Andrea Verriale vengono chiamati a Trastevere, Roma da un uomo che ha denunciato la rapina di uno zaino. L’uomo è Sergio Brugiatelli, 47 anni, che precedentemente è stato avvicinato dai due 19enni americani Finnegan Lee Elder e Gabriele Natale Hjorth per l’acquisto di cocaina in Piazza Mastai. Brugiatelli indica loro un pusher lì in zona e i due vanno a parlagli. Il pusher si chiama Italo Pompei e decide di truffare i due ragazzi vendendo loro una pastiglia di aspirina spacciata per droga pesante. Per vendicarsi, secondo le ricostruzioni, i due rubano lo zaino a Brugiadelli e tornano  all’hotel con lo scopo di mettere in piedi un’estorsione: lo zaino per 100 euro e una dose di cocaina.

È a questo punto che entra in gioco Cerciello Rega, insieme al collega per fermare la tentata estorsione. Con l'incontro organizzato, si presentano al posto di Brugiatelli a Piazza Cavour, nel quartiere Prati, in borghese e senza armi. Avvicinati i due giovani, stando alle ricostruzioni dell’accusa, i due ufficiali si sono qualificati e da lì è scoppiata una colluttazione. Elder avrebbe sguainato un coltello di 18 centimetri e pugnalato Mario Cerciello Rega 11 volte fino a ucciderlo, il tutto, in meno di 20 secondi. Il vicebrigadiere morirà durante la corsa all’ospedale Santo Spirito di Roma.

Gli aggressori

Dopo l’aggressione, i due ragazzi tornano in hotel e vengono arrestati la mattina successiva grazie a dei video della sorveglianza che li ritraevano intenti a rubare lo zaino di Brugiatelli. Hjolth avrebbe aiutato Elder a nascondere l’arma - precedentemente portata in aereo dal giovane - in un controsoffitto dell’hotel. I ragazzi sarebbero dovuti ripartire per gli Stati Uniti il giorno successivo 26 luglio.

Entrambi cittadini americani, i due all’epoca avevano 19 e 20 anni. Si trovavano a Roma in vacanza. Uno di loro due, Hjorth, ha origini italiane e per questo si trovava già da un mese nella capitale. Elder lo aveva raggiunto una settimana prima del crimine. Entrambi residenti in California, si sono diplomati alla Tamalpais High School nel 2018 senza grandi meriti. A quanto dichiarato negli anni scorsi dalle indagini della procura di Roma, Elder avrebbe fatto uso di psicofarmaci in quanto avrebbe più volte tentato il suicidio in passato. Infatti, nella camera d’albergo ispezionata subito dopo gli arresti fu trovato un flacone di Xanax. Dopo l’arresto, i due giovani furono subito interrogati. Elder confessa nella stessa giornata di venerdì 26 luglio 2019 dopo un lungo e pesante interrogatorio.

La foto incriminata

Durante i giorni subito successivi all'omicidio, diventa un caso una foto fatta a Gabriele Natale Hjorth e girata sulle chat di Whatsapp della caserma della polizia dove gli imputati erano in custodia. La foto ritrae il giovane seduto con il capo chino, ammanettato e bendato. Lo scatto riuscì a uscire dalle chat private e ottenne una risonanza internazionale. Le condizioni con le quali il giovane era trattenuto fecero scoppiare le polemiche fin dagli Stati Uniti. La foto ha fatto scattare un’indagine interna a cui è seguito un processo cominciato l’8 febbraio scorso. Il carabiniere Fabio Manganaro, colui che ha bendato il giovane, è stato accusato di abuso di autorità, mentre il collega Silvio Pellegrini, che ha mandato le foto nelle chat, è stato rinviato a giudizio per violazione del segreto investigativo e abuso d’ufficio.

Gabriele Natale Hjorth foto Twitter

L’ergastolo e la riduzione in appello

L’avvio del processo per dei due giovani è stato il 26 febbraio 2020 davanti alla Corte d’Assise. Soltanto dopo un anno e 3 mesi di udienze, il 5 maggio 2021 i due americani sono dichiarati colpevoli e condannati all’ergastolo in primo grado per i reati di omicidio volontario - Elder Lee - e concorso in omicidio - Hjorth -. Secondo il pm: "C'è stato il contributo e la consapevolezza piena di entrambi".

La sentenza del primo grado di giudizio ha scioccato la difesa che è subito corsa ai ripari presentando ulteriori prove per cercare di ridurre la pena dei due giovani. La capacità di intendere e di volere contestata a Elder nei momenti dell’aggressione e la ricostruzione secondo cui i ragazzi furono stati aggrediti dagli agenti - prima - di aggredire a loro volta non aveva convinto i procuratori, che dicessero di procedere con la reclusione a vita. C’è però un appiglio per i due americani e risiede nelle dichiarazioni di Elder. Fin da subito ha dichiarato che non aveva idea del fatto che i due uomini fossero carabinieri. “Non si sono qualificati come agenti” ha sempre detto davanti ai pm.

La messa in discussione del fatto che i due agenti in borghese si siano o meno dichiarati come tali è stata sufficiente per la riduzione della pena dei due giovani. Infatti, il 17 marzo 2022 la corte d’Assise di Roma ha ridimensionato gli anni di reclusione dei ragazzi portando quelli di Elder a 24 e quelli di Hjord a 22, sempre per le stesse accuse mosse in primo grado. La riduzione degli anni è stata concessa secondo l’articolo 62-bis del codice penale, che delinea le così chiamate “attenuanti generiche”, ovvero delle condizioni tali per cui un giudice può decidere una diminuzione della pena. Il fatto che non si possa confermare se gli agenti si siano qualificati è risultato sufficiente a far scattare queste attenuanti. Nel frattempo, però, alle indagini per chiarire le dinamiche di quella notte, è mancato il testimone chiave Sergio Brugiadelli, morto per un male incurabile.

Questo ci porta alla decisione della Corte di Cassazione di ieri 15 marzo. L’annullamento della pena di due ragazzi americani sembra essere stato giustificato dalla stessa tesi che ne ha ridotto gli anni di reclusione. La sostituta del procuratore generale della Cassazione Francesca Loy, che ha seguito la vicenda dal suo inizio, ha chiesto l’inammissibilità del ricorso in appello in quanto, secondo i procuratori, “È escluso che gli imputati potessero pensare che i due carabinieri in borghese fossero dei criminali”, perché secondo l’accusa, è confermato che gli agenti si siano dichiarati come tali.

I punti irrisolti e le domande

L’omicidio di Mario Circiello Rega resta ancora avvolto nei misteri. La mancata conferma della sua dichiarazione come ufficiale resta l’elemento chiave di questa vicenda. Ed è anche da dove partono la maggior parte delle domande ancora senza una risposta in merito a questo caso. I due ufficiali erano effettivamente in servizio? Nei turni, infatti, Cerciello avrebbe dovuto esserlo dal 26 luglio, ma al momento della denuncia del furto dello zaino era ancora il 25. Se però erano di fatto in servizio, perché Cerciello era disarmato? La sua pistola era stata trovata regolamento in caserma. Che fine ha fatto, nel quadro di quella sera, lo spacciatore Italo Pompei, identificato solo tre giorni dopo l’accaduto? Perché nell’operazione di scambio, non è intervenuto anche Burgelli direttamente? I due agenti hanno sottovalutato la questione? E perché intervenire in maniera così incisiva per un semplice furto di uno zaino?

La storia ancora rimane senza una fine e senza un colpevole. Dopo la decisione della Corte si dovrà attendere un altro anno per capire il destino dei giovani. Nel frattempo, però, a casa ci sono una moglie e un fratello che ancora aspettano giustizia.

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