Domenica, 7 Marzo 2021
Italia

Desirée, si cerca un italiano: "Uccisa con una crudeltà senza remore"

"Hanno somministrato alla ragazza il mix di droghe consapevoli del fatto che fossero potenzialmente letali poi hanno abusato lungamente e ripetutamente di lei lasciandola poi abbandonata a se stessa". Lo scrive il gip confermando l'arresto degli indagati

Il giudice per le indagini preliminari di Roma, Maria Paola Tomaselli, ha confermato il carcere per i tre indagati in relazione alla morte di Desirée Mariottini, i senegalesi Brian Minteh, Mamadou Gara e per il nigeriano Alinno Chima.

Ma continua la caccia al branco: ci sarebbe anche un italiano tra le persone coinvolte nel tragico caso della 16enne di Cisterna di Latina, trovata morta una settimana fa in uno stabile abbandonato di via dei Lucani, a Roma.

A quanto raccontato da più di un testimone, sarebbe stato infatti un ragazzo italiano, conosciuto come Marco e abituale frequentatore del covo di tossici e pusher di San Lorenzo, a fornire agli aguzzini della 16enne gli psicofarmaci poi finiti nel micidiale mix di droghe spacciato per metadone e utilizzato per stordire e stuprare Desirée.

Oltre a lui la polizia sta cercando di rintracciare anche altri due stranieri che, secondo uno degli arrestati, avrebbero partecipato allo stupro.

Il Gip: "Hanno agito con crudeltà"

"Gli indagati - si legge nelle carte dell’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal giudice delle indagini preliminari - hanno dapprima somministrato alla ragazza il mix di droghe e sostanze perfettamente consapevoli del fatto che fossero potenzialmente letali per abusarne".

"Hanno abusato lungamente e ripetutamente, infine, l'hanno lasciata abbandonata a se stessa senza adeguati soccorsi, nonostante l’evidente e progressivo peggiorare del suo stato, fino ad impedire ad alcuni dei presenti di chiamare i soccorsi per aiutarla".

Due dei tre indagati si sono avvalsi della facoltà di non rispondere, mentre il terzo avrebbe risposto alle domande del giudice negando di essere coinvolto nella vicenda: "Io non c’entro niente – avrebbe riferito al suo difensore il nigeriano Alinno Chima – sono stati altri".

 "Non mi sarei mai permesso neanche di toccare Desirée perché si vedeva che era una bambina"

Si attende ora l’interrogatrio di Yusif Salia, il quarto uomo fermato nel primo pomeriggio di venerdì 27 ottobre nella provincia di Foggia.

"Meglio che muore lei che noi in galera".

La frase choc riportata dall'agenzia Adnkronos secondo alcuni testimoni, sarebbe stata pronunciato da tre dei quattro fermati.

Per il gip Maria Paola Tomaselli sussiste "concreto pericolo di recidiva e di fuga a carico degli indagati, soggetti - si legge nell'ordinanza di custodia cautelare in carcere -  tutti irregolari sul territorio nazionale rispetto al quale non presentano alcun tipo di legame familiare e lavorativo".

Desirée, rinviata la fiaccolata

Intanto è stata rinviata a data da destinarsi la fiaccolata che per il pomeirggio di oggi era stata organizzata a Cisterna, città natale della piccola Desirée.

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