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Mercoledì, 1 Febbraio 2023
La ricostruzione / L'Aquila

Provano un fucile da cinghiali nel giardino di casa e uccidono un amico

Indagato non solo il proprietario dell'arma ma anche gli amici chiamati a raccolta per provare un nuovo mirino posizionato sulla carabina. Un colpo calibro 30,06 ha raggiunto al cuore il 64enne Fiore Cialfi uccidendolo all'istante

Tre persone sono indagate per la morte di Fiore Cialfi, l'uomo di 64 anni raggiunto da un colpo d'arma da fuoco domenica scorsa, in una frazione del comune di Montereale, nell'Aquilano, mentre provava una carabina Browning utilizzata per la caccia al cinghiale. L'ipotesi di reato è omicidio colposo. Gli indagati, che si trovavano con la vittima, secondo la procura di L'Aquila, "con imperizia, negligenza, e imprudenza in pieno centro abitato hanno provato la funzionalità dell'arma, sparando, in modo pericoloso e senza prendere alcuna cautela, contro una tavoletta di legno posta all'estremità del giardino, utilizzata come bersaglio". Per il Pm Fabio Picuti non vi sono dubbi: ognuno dei tre amici che si trovavano con Fiore Cialfi al momento del grave incidente costato la vita al 64enne potrebbe aver concorso alla sua morte, proprio per la leggerezza nel provare un'arma in un luogo abitato "senza licenza dell'Autorità", mettendo così in pericolo l'incolumità delle persone.

Ad essere indagato non è quindi solo il proprietario dell'arma ma anche gli amici chiamati a raccolta per provare un nuovo mirino posizionato sulla carabina: sarà il pubblico ministero titolare del fascicolo grazie all'esito degli accertamenti tecnici e balistici e delle stesse audizioni degli indagati, a valutare le singole responsabilità.

Oltre a Nazzareno Feliciani, di 58 anni, funzionario del Corpo dei vigili del fuoco in servizio a Roma, risultano indagati, sempre per omicidio colposo, Giancarlo Di Giandomenico, di 63 anni, anche lui di Marana di Montereale (L'Aquila), come Feliciani, e Antonio Picchioni di 64 anni di San Giovanni di Paganica, sempre di Montereale, tutti amici di vecchia data e soprattutto appassionati di caccia. A loro il sostituto procuratore Picuti contesta di non avere verificato, sempre per "negligenza, imprudenza e imperizia che l'arma fosse scarica e la consegnavano a Feliciani che la maneggiava appoggiandola sul cofano dell'autovettura", una Land Rover Defender, rivolta nella direzione di Cialfi che si trovava fuori il cancello di ingresso dell'abitazione del funzionario dei vigili del fuoco ad una distanza di circa 10 metri.

Secondo quanto ricostruito dai carabinieri del Nucleo investigativo del Reparto operativo del comando provinciale dell'Aquila, dalla carabina è partito un colpo calibro 30,06 che ha raggiunto l'uomo al cuore, uccidendolo all'istante.

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