Venerdì, 22 Ottobre 2021
L'omicidio / Brescia

Laura Ziliani: tutti i punti ancora oscuri sull'omicidio

Il cadavere è rimasto "lungamente occultato in un luogo che ne ha permesso una discreta conservazione per l'ampio lasso temporale di tre mesi": non è chiare dove. Sarebbe stata narcotizzata, ma poi la morte sarebbe avvenuta per soffocamento. Entrambe le sorelle avevano una relazione con il terzo giovane arrestato

Non c'era nessun segno di violenza, nessuna frattura, nessun taglio: ma nel corpo un quantitativo di benzodiazepine importante, non sufficiente per causare la morte di una persona. A tre giorni dall'arresto delle sorelle Silvia e Paola Zani, e del bergamasco Mirto Milani, si fa sempre più largo l'ipotesi che l'ex vigilessa di Temù, impiegata presso il Comune di Roncadelle, sia stata uccisa per soffocamento. Stordita dai farmaci, potrebbe essere stata soffocata con un cuscino mentre dormiva. Fa il punto sulle indagini oggi BresciaToday.

Sono fissati per martedì gli interrogatori di garanzia di Mirto Milani, Silvia e Paola Zani. Al momento le ragazze sono al carcere bresciano di Verziano, mentre Mirto si trova nell'altro carcere di Brescia, Canton Mombello.

L'omicidio di Laura Ziliani

L'autopsia avrebbe rivelato che nel corpo di Laura Ziliani le benzodiazepine erano presenti in tutti gli organi, sintomo di una pesante somministrazione in unica dose o di un utilizzo costante nel tempo: lo scrivono oggi i quotidiani locali che in questi mesi mai hanno smesso di seguire questa brutta storia. Il Gip Alessandra Sabatucci, a margine delle indagini condotte ha però la certezza che Laura non assumesse volontariamente il farmaco, e che la stessa non ne abbia mai nemmeno avuto la disponibilità in casa propria. Da qui l'ipotesi dell'avvelenamento e del possibile soffocamento durante il sonno indotto, quando la vittima non avrebbe potuto in alcun modo difendersi. 

Sul fronte dei telefoni cellulari dei tre arrestati, che contemporaneamente erano stati resettati alle impostazioni di fabbrica, l'ipotesi è che gli indagati avessero voluto celare agli inquirenti il contenuto dei rispettivi dispositivi». Alla richiesta di spiegazioni sul perché i telefoni fossero "come nuovo", Silvia Zani rispose di averlo resettato "perché mi vergognavo. Avevo paura che altre persone potessero vedere foto della mia vita privata e sessuale con Mirto". Anche la sorella Paola si era giustificata nello stesso modo, spiegando che si vergognava che "altre persone potessero venire a conoscenza che ho una relazione con il fidanzato di mia sorella". 

I dubbi e i punti da chiarire sono ancora numerosi. Laura Ziliani stata uccisa in casa e poi il cadavere è rimasto "lungamente occultato in un luogo che ne ha permesso una discreta conservazione per l'ampio lasso temporale di tre mesi" il cadavere di Laura Ziliani,  scrive il gip nell'ordinanza nell'ordinanza di custodia cautelare. Il cadavere della donna è stato conservato "in un luogo riparato che ne ha rallentato il deterioramento".

Fu prima narcotizzata con un potente sonnifero e poi uccisa la vigilessa di Temù scomparsa l'8 maggio e ritrovata morta l'8 luglio successivo. E' uno dei particolari che emerge dall'ordinanza di custodia cautelare. Gli esami tossicologi condotti sul corpo della vittima, evidenzia il giudice in un passaggio del provvedimento, "dimostrano che la notte tra il 7 e l'8 maggio 2020 Zani Silvia, agendo in concorso con la sorella Paola e con Mirto Milani, abbia somministrato alla madre del bromazepan, sostanza di cui i tre avevano disponibilità". E' stato dunque accertato che "al momento del decesso la vittima si trovava sotto l'effetto di tale composto potenzialmente ideoneo a compromettere le capacità di difesa rispetto insulti lesivi esterni". Insomma, prima di essere uccisa la vigilessa fu stordita e "resa inoffensiva dai tre indagati impigando farmaci nelle loro disponibilità".

La terza sorella

"La condotta, già di per sé di indicibile gravità, risulta ancora più odiosa" se si pensa che "gli indagati hanno privato Zani L., soggetto disabile e in tutto dipendente dalla madre, dell'unico genitore superstite": sono queste le parole utilizzate dal giudice per le indagini preliminari. Le due ragazze hanno infatti un'altra sorella, affetta da un lieve ritardo cognitivo, che grazie alla sua testimonianza ha fornito altri elementi utili agli investigatori.

La giovane ha riferito al pubblico ministero di non fidarsi delle due da quando avevano detto che "la nonna è perfida come un serpente" e altre "brutte cose degli zii". Lucia ha spiegato come fosse la madre a mantenere le due soprattutto dopo che la sorella Silvia era stata licenziata per ben tre volte.

Laura Ziliani, chi era la vittima 

Madre di tre figlie, Laura Ziliani era vedova dal 2012 per aver perso il marito Enrico Zani, morto a 53 anni all'ospedale di Edolo dopo essere finito sotto una valanga mentre praticava scialpinismo. La donna si era rifatta una vita: lavorava in comune a Roncadelle e viveva a Urago Mella insieme al nuovo compagno e a una delle tre figlie (l'unica non indagata). 

Nonostante il dramma vissuto sulla pelle, con la scomparsa del marito, Laura non aveva mai abbandonato la montagna, sua grande passione. Spesso si fermava a Temù e spesso usciva a camminare anche da sola. Come sabato 8 maggio: ma da quel momento nubi oscure si stagliano sul destino della 55enne. E adesso c'è anche un'indagine per omicidio che sta facendo luce sulla triste fine della donna. 

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