Venerdì, 7 Maggio 2021
La sentenza / Novara

Leonardo, il bimbo di Novara ucciso di botte: ergastolo per la madre e l’ex compagno

Il bimbo, morto il 23 maggio 2019, era stato vittima di “una aggressività che non è degna dell’essere umano”

Due ergastoli per l’omicidio del piccolo Leonardo, il bambino di 19 mesi ucciso il 23 maggio 2019 a Novara. La Corte d’Assiste di Novara ha emesso la sentenza contro la madre del piccolo, Gaia Russo, e l’ex compagno di lei, Nicolas Musi, accogliendo la richiesta della pm Silvia Baglivo. Russo e Musi erano accusati di omicidio volontario e maltrattamenti. Per l'accusa, ad uccidere materialmente il bimbo fu Musi ma il comportamento della madre ha rafforzato l'intento omicida del suo compagno.

L’omicidio del piccolo Leonardo

La mattina del 23 maggio 2019 il piccolo fu soccorso in casa dal 118, chiamato dalla famiglia e poi trasportato d’urgenza in ospedale, dove era arrivato ormai privo di vita. Il bambino era stato vittima di una “aggressività che non è degna dell’essere umano", aveva detto il procuratore di Novara Marilinda Mineccia dopo i primi accertamenti compiuti dalla polizia, che avevano portato al fermo di Gaia Russo e dell’ex compagno, all’epoca dei fatti 22 anni lei e 23 lui. I due avevano chiamato l’ambulanza dicendo che il bambino era caduto dal lettino, ma le sue condizioni fin da subito avevano messo in allarme soccorritori e forze dell’ordine.

Dall’autopsia era emerso che il bambino era stato vittima di maltrattamenti. A provocare la morte, secondo l’autopsia, uno shock emorragico traumatico da scoppio del fegato, dovuto a una compressione violenta, come uno schiacciamento o un calpestamento, non compatibili con la caduta del lettino sostenuta da Russo e Musi.

Sul corpo del bambino segni di maltrattamenti pregressi

L’autopsia aveva evidenziato poi ematomi traumatici e ferite su capo, torace, torso e addome, oltre a fratture multiple al bacino, nell'ambito di un quadro di maltrattamenti pregressi. Un mese prima della tragedia, il piccolo Leonardo era già stato portato al pronto soccorso per il morso di un cane, una ferita poi risultata incompatibile con quello che raccontavano la madre e il compagno. 

Dai controlli effettuati al tempo, era emerso che Musi aveva precedenti per violenza sessuale, percosse, maltrattamenti, truffa, furto e stupefacenti. La mattina stessa dell’omicidio era stato sottoposto ad analisi ed era risultato che nelle ore precedenti aveva assunto cocaina e cannabinoidi. 

Le accuse contro la madre e l'ex compagno

Gaia Russo "non solo non ha fatto nulla per impedire il delitto e nemmeno per evitare i maltrattamenti, ma ha sempre fornito alibi per Musi, lo ha coperto finché ha potuto", aveva detto Baglivo nella sua requisitoria, al termine della quale aveva chiesto i due ergastoli. La madre del piccolo "avrebbe potuto evitare che l'escalation di violenza, iniziata due mesi prima da Musi, arrivasse al punto di non ritorno, ma non ha fatto nulla - aveva ricostruito Baglivo - Così come non ha fatto nulla quando le botte inflitte a Leonardo lo avevano ridotto in fin di vita: non l'ha portato al pronto soccorso, non gli ha nemmeno dato un anti-dolorifico. Anzi, inviava agli amici le foto del bimbo con il volto tumefatto per i colpi, in modo da farsi prestare soldi per 'cure mediche' che mai faceva''

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