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Martedì, 7 Dicembre 2021
Il giallo di Torino / Torino

Massimo Melis, l'uomo senza ombre ucciso come un boss: poche certezze dall'autopsia

Assassinato con un solo colpo, subito dopo aver accompagnato a casa, fin sul pianerottolo, la sua cara amica che gli aveva manifestato timori per uno stalker. Ma non si tralascia alcuna ipotesi

Dopo l'autopsia ci sono le prime certezze sull’omicidio di Massimo Melis, il 52enne di origini cagliaritane freddato con un colpo di pistola alla tempia a Torino, vicino a via Gottardo, nella popolosa periferia di Barriera di Milano. L'uomo, autista della Croce Verde, sarebbe stato assassinato subito dopo aver accompagnato a casa, fin sul pianerottolo con le buste della spesa, una sua cara amica, Patrizia, che gli aveva manifestato timori per uno stalker, un uomo che la importunava e Melis si era prestato in diverse circostanze a farle da "scorta". Un gesto che avrebbe pagato con la vita.

Gli investigatori della Squadra Mobile della Questura di Torino, agli ordini del dirigente Luigi Mitola, stanno esaminando le immagini delle telecamere di sorveglianza di via Gottardo, dove è stata trovata la vittima, ed attendono l'analisi dei tabulati telefonici. Melis era incensurato, senza ombre.

Gli investigatori della squadra mobile della Questura stanno seguendo la pista che porta a un uomo di 62 anni già noto alle forze dell'ordine. Ma non si tralascia alcuna ipotesi. Impossibile stabilire il minuto esatto del delitto avvenuto domenica 31 ottobre, la notte di Halloween, ma il killer, che probabilmente si era appostato in un giadinetto adiacente, avrebbe sparato il colpo di pistola calibro 38 intorno alle 21 e dunque non due o tre ore dopo la separazione tra Melis e l’amica, come si era ipotizzato in un primo momento. Un solo colpo di pistola, con un Revolver calibro 38/357, da sinistra a destra dall'alto in basso. In pratica ha aperto la portiera della macchina, una Punto blu, ha inserito le chiavi nel quadro e prima di allacciarsi la cintura è stato colpito da un proiettile, uno solo, esploso da breve distanza. Un'esecuzione. Poi l'assassino ha chiuso lo sportello ed è sparito.

Una persona "a modo ed educata, attenta e precisa sul lavoro e riservata nella vita privata", lo definiscono i colleghi della Croce Verde, ancora increduli. Quella dello stalker è una pista privilegiata dunque nelle indagini. Ma non si può però escludere nulla: Massimo Melis per lavoro era entrato a contatto con tante situazioni difficili. Oltre alle immagini delle telecamere di sorveglianza, gli investigatori stanno esaminando così i tabulati telefonici. Quando è stato ritrovato cadavere, lo smartphone era ancora accesso, in tasca. 

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Massimo Melis, l'omicidio è un giallo: la pista dello stalker

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