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Sabato, 29 Gennaio 2022
Processo Meredith / Perugia

Omicidio Meredith, "Amanda e Raffaele non possono essere assolti"

Durissima la requisitoria del procuratore generale della Cassazione, Riello: "Sul banco degli imputati non ci sono Knox Sollecito ma la sentenza della Corte d'appello" che ha riconosciuto i due 'bravi ragazzi' "immuni antropologicamente"

La sentenza della Corte d'assise di Perugia che ha assolto Amanda Knox e Raffaele Sollecito per l'omicidio di Meredith Kercher "deve essere annullata essendo un raro concentrato di violazioni di legge e un documento di alta illogicità". Con queste parole il sostituto procuratore generale della Cassazione, Luigi Riello, ha chiesto l'accoglimento del ricorso contro la sentenza presentato dalla Procura generale di Perugia e dai familiari di Meredith. "Oggi - ha detto Riello - sul banco degli imputati della Cassazione non ci sono Amanda Knox e Raffaele Sollecito ma la sentenza della Corte d'appello.

Per il procuratore generale, infatti, "ci sono tutti i presupposti perchè non cali definitivamente il sipario su un delitto sconvolgente e gravissimo, di cui allo stato attuale esiste un solo colpevole, Rudy Hermann Guede, di volta in volta indicato come ladro, delinquente, sbandato; nemmeno lui reo confesso, giudicato da un'altra Corte, riconosciuto colpevole di concorso in delitto forse con degli ectoplasmi".

Il sostituto procuratore generale della Cassazione ha accusato la Corte d'appello d'assise di Perugia di una "sintesi approssimativa e superficiale, che non corrisponde alla problematicità e alla specificità delle motivazioni di primo grado finendo con il riconoscere una sorta di immunità antropologica e sociale degli imputati rispetto ad un delitto così orribile" che potrebbe essere stato "commesso da un diseredato ma non da due persone per bene" come loro. Riello ha difeso anche la validità delle prove acquisite dalla polizia scientifica, fortemente censurate invece dai giudici di secondo grado: "I tecnici della scientifica sono stati fatti passare quasi per dei 'pasticcioni', ma non si tratta di brigadieri che giocano a fare il piccolo chimico ma di appartenenti ad un reparto altamente specializzato che hanno adottato nel loro lavoro tecnologie d'avanguardia".

La sentenza della corte d'Appello

LA VICENDA (Scheda Ansa) - Perugia. Notte tra il primo e due novembre del 2007. Meredith, studentessa inglese giunta da poco in città per studiare, venne colpita mortalmente alla gola con un coltello nella sua camera di una casa presa in affitto in via della Pergola. Le indagini della polizia coordinate dal sostituto procuratore Giuliano Mignini portarono, il 6 novembre, all'arresto di Sollecito e dell'allora fidanzata Amanda Knox, coinquilina della Kercher. In carcere finì anche Patrick Lumumba, coinvolto proprio dalle dichiarazioni dell'americana ma poi risultato totalmente estraneo agli addebiti e quindi scarcerato e prosciolto.

"Amanda Knox": il film tv sull'omicidio di Meredith Kercher

Le indagini della polizia portarono invece a individuare Rudy Guede, incastrato da un'impronta di mano insanguinata accanto al cadavere. Arrestato in Germania dove era fuggito è stato condannato con il rito abbreviato a 16 anni di reclusione diventati definitivi e che sta scontando nel carcere di Viterbo. Sollecito e la Knox si sono sempre proclamati innocenti.

Amanda torna negli Stati Uniti

"Non eravamo nella casa di via della Pergola quando Meredith venne uccisa" hanno ripetuto. Condannati a 25 e 26 anni di reclusione in primo grado sono stati assolti in appello. Tornando liberi dopo quasi quattro anni di reclusione. La sentenza di secondo grado è stata poi impugnata in Cassazione dalla procura generale di Perugia con un ricorso di un centinaio di pagine firmato dal capo dell'Ufficio Giovanni Galati e dal sostituto Giancarlo Costagliola che hanno chiesto l'annullamento dell'assoluzione e quindi il rinvio a un nuovo esame. Così come i legali della famiglia Kercher. Anche loro hanno fatto ricorso contro l'assoluzione dei due ex fidanzati. La Cassazione dovrà decidere anche sul ricorso della difesa della Knox contro la condanna dell'americana a tre anni, già scontati, per la calunnia a Lumumba.

Sollecito e Knox non sono presenti in udienza. A Verona a studiare, lui, a Seattle, lei. Mentre a Londra sono rimasti i familiari della Kercher.

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