Giovedì, 26 Novembre 2020
Frosinone

Omicidio Mollicone, dal cavalcavia dell'autostrada minacce al carabiniere che ha risolto il caso

Tra i caselli di Cassino e Pontecorvo è comparsa una grave minaccia rivolta a uno dei carabinieri che ha risolto il giallo legato all'omicidio di Serena Mollicone

Una scritta ingiuriosa è comparsa nella notte tra il 30 ed il 31 ottobre su uno dei cavalcavia che sovrastano l'autostrada Roma-Napoli tra i caselli di Cassino e Pontecorvo. Una scritta ben visibile alle migliaia di automobilisti che hanno percorso l'autostrada per il ponte di Ognissanti e che ora è stata fatta rimuovere dalla Procura di Cassino non appena sono stati effettuati tutti i rilievi e gli accertamenti scientifici.

"Morte presto per..." la frase di minaccia si chiude con il cognome di uno dei componenti della 'squadra' di carabinieri che per anni ha indagato sul brutale assassinio della giovane Serena Mollicone.

Un fatto inquietante se si pensa - come ricorda FrosinoneToday - che il prossimo 13 novembre a Cassino, presso il tribunale, si terrà l'udienza preliminare per i cinque presunti assassini della studentessa di Arce, trovata morta nel giugno del 2001 in un bosco di Anitrella nel comune di Monte San Giovanni Campano.

Le tantissimi indagini portate avanti in quasi otto anni dai carabinieri della Compagnia di Pontecorvo unitamente ai colleghi del comando provinciale di Frosinone, hanno consentito di scoprire una verità sconcertante: Serena Mollicone è morta nella caserma dei Carabinieri di Arce.

Del suo omicidio sono accusati l'ex comandante della stazione, unitamente alla moglie e al figlio. Indagati per favoreggiamento e concorso esterno in omicidio anche un appuntato e un luogotenente dei carabinieri.

"Serena Mollicone uccisa con una spinta contro una porta"

Secondo la procura, Serena sarebbe stata uccisa "con una spinta contro una porta, data la riscontrata perfetta compatibilità tra le lesioni riportate dalla vittima e la rottura di una porta collocata in caserma" e "la perfetta compatibilità tra i microframmenti rinvenuti sul nastro adesivo che avvolgeva il capo della vittima ed il legno della suddetta porta, così come con il coperchio di una caldaia della caserma".

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