rotate-mobile
Giovedì, 9 Dicembre 2021
Gli sviluppi nel cold case

Nada Cella: il mistero del mazzo di fiori e l'appello di mamma Silvana

Silvana Smaniotto: "Chi sa parli". Le ultime novità sul delitto di Nada Cella e su Annalucia Cecere: il cold case è irrisolto

“Non so se è stata lei ad ammazzare Nada. Ma le chiederei di mettersi dalla mia parte, per vedere come ci si trova dalla parte dove sono. Visto che è mamma, mi può capire. Non si può accettare la morte di un figlio così, come sono stata costretta a fare io”. Sono le parole che Silvana Smaniotto, la mamma di Nada Cella, ha rivolto ad Annalucia Cecere, la donna che ormai da settimana è al centro degli sviluppi su uno dei cold case più famosi d'Italia, sospettata di avere ucciso la 24enne di Chiavari nell’ufficio del commercialista Marco Soracco il 6 maggio 1996.

Smaniotto nei giorni scorsi è stata ospite in diverse trasmissioni tv, da Quarto Grado e Chi l’ha visto, con un unico obiettivo: contribuire a trovare altri indizi che possano fare luce sull’identità dell’assassino di Nada e avere finalmente risposte, e giustizia, dopo 25 anni.

L'appello della mamma e della sorella di Nada: "Chi sa si faccia avanti, parli"

Con il tono dolente e pacato della madre che da un quarto di secolo si interroga sul chi e soprattutto sui perché, Silvana ha anche rinnovato l’appello per rintracciare la donna che parla nelle telefonate diffuse dalla Squadra Mobile: “Le persone che sono a conoscenza delle cose di cui quella donna parla si facciano avanti, non erano solo, erano cinque, vi prego col cuore di presentarvi, di farsi avanti per dire quello che sanno”.

Omicidio di Nada Cella, parla la criminologa dietro la svolta: "Tanti indizi su quella donna"

Il riferimento è alle frasi pronunciate da una donna che nell’agosto del 1996 ha telefonato a casa della madre di Marco Soracco, il commercialista per cui lavorava Nada: la donna sembra avere informazioni sia su Annalucia Cecere sia su Nada e sul giorno del delitto, ma non è mai stata identificata e nessun indizio utile a rintracciarla è arrivato da Soracco, oggi 58 anni, o dalla madre oggi 89enne. Entrambi sono indagati per falsa testimonianza, proprio perché secondo la procura saprebbero più di quanto hanno detto nel corso dell’inchiesta.

Anche la sorella di Nada, Daniela, ha lanciato un appello su Facebook per chiedere che “chi sa parli”. In un post, Daniela, ha esordito chiarendo che “al momento non so chi ha ucciso mia sorella, ma voglio vedere il/la colpevole e voglio poterlo fare guardandolo/la negli occhi. Mi domando: ma come si può stare in silenzio 25 anni sapendo - ha proseguito - Mia mamma ha dimostrato dignità e grande forza e chiederei a chi ha riconosciuto la voce di parlare o alla persona che ha fatto la telefonata di farsi avanti e alle altre quattro "signorine " di fare lo stesso. Fatelo a nome di Nada e di una grande donna quale è mia mamma. Vi prego, abbiamo bisogno di sperare che ci siano ancora brave persone”.

Il mazzo di fiori "per un prossimo invito a cena"

Emergono intanto nuovi dettagli sui giorni precedenti all’omicidio della 24enne di Chiavari. Sempre la mamma ha rivelato che qualche giorno prima la ragazza aveva ricevuto un mazzo di fiori accompagnato da un biglietto anonimo in cui si parlava di “un prossimo o eventuale invito a cena”. Silvana ha raccontato che ai tempi con la figlia ipotizzarono potessero arrivare proprio da Soracco, che ha sempre negato però di avere un interesse romantico nei confronti della dipendente. Eppure per gli inquirenti Nada potrebbe essere stata uccisa proprio per i sentimenti che il commercialista nutriva per lei: l’ipotesi è che qualcuno - Annalucia Cecere, secondo l’accusa - le abbia teso un agguato in ufficio la mattina del 6 maggio, colpendola alla testa con un oggetto pesante e lasciandola in fin di vita sul pavimento dello studio, perché deciso a prendere il suo posto nella vita di Soracco a livello lavorativo e sentimentale.

Chi è la misteriosa donna della telefonata?

Proseguono intanto gli accertamenti tecnici sui reperti legati al caso. La Scientifica ha sequestrato lo scooter di Cecere, quello su cui la donna era stata vista “sporca” la mattina del delitto di Nada dalla testimone anonima della telefonata, e i primi rilievi con il luminol hanno confermato la presenza di materiale biologico sotto la sella. Nei giorni scorsi a Cuneo le tracce sono state esaminate per capire se si tratti effettivamente di sangue e se sia sufficiente per risalire all’appartenenza. Gli inquirenti si stanno concentrando anche sul rintracciare i testimoni dell’epoca, non solo la donna che ha parlato nella telefonata ma anche le altre cui si fa riferimento: “Il sospetto mi è venuto al pomeriggio quando l’ho saputo, mi sono detta, ma è possibile che quella sia andata col santo così”. Ed è qui che la traduzione della telefonata si fa difficile, perché la donna che parla (e che dal tono di voce sembra di mezza età) infarcisce la chiamata di espressioni dialettali in genovese, tra cui appunto questo “andare col santo”. Che secondo la mamma di Nada, chiavarese e conoscitrice del dialetto, potrebbe significare “avere fatto una pazzia, una fesseria”.

Poi la donna, che sta parlando con Marisa Bacchioni, la madre di Soracco, conferma che “abbiamo parlato con le altre ragazze tra noi e abbiamo detto ‘ce l’ha l’ardire’, quando dice che spacca la testa in due”. Bacchioni chiede quindi se le donne si conoscono, e l’interlocutrice risponde “si conoscono, è che stanno tutte zitte, non faccio nomi perché eravamo diverse, io non so perché le altre non parlano. Eravamo in cinque”. Ma chi è la donna che parla a Bacchioni? L'impressione è che si tratti di una persona non più giovanissima, forse coetanea di Bacchioni, certamente genovese e residente o comunque impiegata nella zona di Chiavari, visto anche il riferimento a Carasco, piccolo Comune alle spalle della cittadina. Una persona che si rivolge in tono deferente a Bacchioni, dandole del lei, chiamandola più volte "signora", e riferendosi alle donne che erano con lei come a "ragazze", anche se dalla voce, come detto, appare più verso la cinquantina che verso la ventina. Una donna che ribadisce di "non volere fare nomi", ma che sembra ben informata sulle dinamiche che riguardano la palazzina di via Marsala: qualcuno che ci lavora, forse? 

Gli indizi contro Annalucia Cecere

Al di là dell'identità della donna,dagli estratti della telefonata diffusi dalle forze dell’ordine si deducono anche altri elementi. La prima cosa è che una donna che evidentemente è abbastanza in confidenza con Bacchioni la chiama tre mesi dopo il delitto di Nada e le parla di una donna che conosce e che ha incrociato la mattina del delitto in sella a un motorino, “tutta sporca”, e che non l’avrebbe neanche salutata. Anzi, l’avrebbe addirittura all’apparenza evitata. La seconda cosa è che, se questa donna avesse aggredito Nada, non avrebbe colto di sorpresa né chi parla al telefono né chi era con lei quel giorno: “Ce l’ha l’ardire”, dice la persona che parla con Bacchioni, ovvero “ce l’ha il coraggio, ne sarebbe capace”. Il nome di Cecere non viene pronunciato mai, ma trapela in modo evidente che di lei si sta parlando e che è anche per questo che i sospetti degli inquirenti si sono appuntati su di lei. Ci sono poi una serie di altri elementi che hanno puntato i riflettori su questa ex maestra elementare di 53 anni, alcuni messi insieme dalla criminologa Antonella Delfino Pesce, che ha dato un contributo fondamentale nella riapertura del caso.

Ci sono, infatti, diverse testimonianze relative a una conoscenza tra Soracco e Cecere che quest’ultima avrebbe voluto trasformare in una relazione, e sulla gelosia nei confronti di Nada, per cui il commercialista nutriva qualcosa; e poi ci sono gli avvistamenti nei pressi nella palazzina di via Marsala la mattina del delitto, e il ritrovamento di alcuni bottoni di una giacca da uomo a casa di Cecere, bottoni del tutto simili a quello trovato sottili corpo di Nada. Cecere ai tempi era stata indagata, proprio come Soracco e come altre persone finite nel mirino degli inquirenti, ma era stata rilasciata senza accuse.

A distanza di 25 anni le due criticità principali restano quelle di un tempo: l’omertà che circonda la palazzina di via Marsala, tipica di una cittadina di riviera della Liguria più borghese, e il nodo in cui si è ingarbugliata l’inchiesta. A questo si aggiunge il fatto che il tempo è passato, e che molte persone che potrebbero fornire elementi utili potrebbero non ricordare più dettagli importanti o addirittura non essere più in vita.

Sullo stesso argomento

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Nada Cella: il mistero del mazzo di fiori e l'appello di mamma Silvana

Today è in caricamento