Venerdì, 7 Maggio 2021
Pisa

Uccisa a 29 anni perché forse sapeva troppo: il colpo di pistola e il cadavere nascosto

Gli investigatori hanno fatto luce sulla scomparsa di Khrystyna Novak. In manette Francesco Lupino, di 49 anni, accusato di omicidio e occultamento di cadavere: l'uomo era anche un socio in affari del compagno della 29enne ucraina

Forse sapeva troppo: c'è ancora un alone di mistero sulla tragica fine di Khrystyna Novak, la 29enne scomparsa lo scorso novembre da Orentano, in provicina di Pisa, e il cui corpo non è stato ancora trovato. Gli investigatori sono certi però che ad ucciderla sarebbe stato un 50enne fiorentino, noto nell'ambiente del traffico di stupefacenti e che viveva nell'abitazione accanto. La donna infatti, da alcuni mesi, era la compagna di un imprenditore spagnolo proprietario dell'abitazione del presunto assassino arrestato all'alba di oggi 23 marzo

E sarebbe stato proprio il presunto assassino a far entrare nel giro della droga il compagno della vittima: e qui si celerebbe il preambolo dell'escalation di eventi che ha portato alla morte di Khrystyna.

Il 50enne accusato dell'omicidio di Khrystyna Novak

L'omicidio sarebbe stato commesso nella notte fra l'uno e il due novembre, con un colpo di pistola. Il tempo poi per nascondere il corpo, magari in una delle aree boschive vicine, non sarebbe mancato. Ad illustrare i dettagli dell'indagine, coordinata dalla Procura di Pisa e portata avanti dalla Squadra Mobile di Pisa, dal Servizio Centrale Operativo di Roma e della Polizia scientifica di Firenze e Roma, è stato il procuratore capo Alessandro Crini, insieme al dirigente della Squadra Mobile Fabrizio Valerio Nocita. Ha parlato di "gravi indizi" Crini, di un impianto "validato completamente dalla misura disposta dal Giudice", in cui "la vittima suo malgrado si è trovata in mezzo a delle tensioni con conseguenze disgraziate".

"Come spesso giustamente si dice nelle indagini per omicidio - ha detto Nocita - le prime 24 ore sono importantissime. Per noi è stato tutto in salita, dato che gli accertamenti sono cominciati dopo 10 giorni. Eravamo partiti dalla scomparsa. Poi, dati i riscontri, è partita una vera corsa per raccogliere gli elementi di prova". Un'attività investigativa quindi intensa e complessa, che prosegue, dato che si attendono ancora i riscontri sulle perquisizioni di stamani e sulle prossime eventuali dichiarazioni dell'arrestato. Gli elementi raccolti tratteggiano un quadro circostanziale già ricco. 

Come tutto è cominciato: droga e tensioni

Scavando nella vita di Khrystyna gli investigatori non hanno trovato misteri od elementi che potessero far pensare ad un suo allontanamento volontario. Aveva conosciuto l'attuale compagno mesi prima nel locale in cui lavorava. Quando ha saputo dei traffici in cui lui era coinvolto si è detta contraria, chiedendo che quella brutta storia finisse. Questo lo sostiene lo stesso uomo, sentito più volte dagli investigatori. Quest'ultimo ha cercato di tirarsi indietro dal sodalizio con l'arrestato, che in tutta risposta ha fatto una soffiata alla Polizia di Pontedera che il 31 ottobre ha arrestato lo spagnolo trovandogli in casa due pistole e sostanza stupefacente.

Tali materiali, sostengono gli investigatori, gli erano stati affidati dall'indagato proprio due giorni prima, al termine di un litigio. E' qua che ci sarebbe stato un aspro confronto fra i due, con l'imprenditore che ha manifestato il suo intento di recedere dall'attività illecita, accusando anche il 'socio' di appropriarsi di parte dei soldi incassati e intimandogli di lasciare l'immobile di sua proprietà. L'arrestato non ha gradito e lo avrebbe contro-minacciato con una pistola. L'alterco si sarebbe chiuso con la menzionata dazione dello scottante materiale, come 'rientro dell'investimento'.

Le ultime ore di vita registrate dal cellulare

Gli investigatori hanno quindi ricostruito quelle che credono essere state le ultime 36 ore di vita di Khrystyna. Ad essere decisivo in questo caso è stato il cellulare della donna. Non è stato mai ritrovato (a differenza degli effetti personali, tutti in casa), ma è stato possibile accedere a molte informazioni salvate nel servizio cloud, la memoria online.

La sera del 31 ottobre Khrystyna è rientrata a casa a Orentano dopo l'arresto del compagno. La mattina del primo novembre ha ricevuto la visita dell'indagato, mentre era al telefono con un'amica, e lei aveva liquidato le sue insistenze di assistenza in modo anche scocciato. La giornata è proseguita ordinaria, con la donna che ha manifestato alla stessa amica l'intenzione di rimanere a casa ad aspettare il compagno, che sarebbe potuto tornare a casa nel giro di un paio di giorno. L'ultima informazione registrata è alle 22.35 quando ha cercato online un film d'amore da guardare. Dalla mattina del 2 novembre alle 8.44 il telefono non produce più alcun segnale.

È quella notte che, secondo gli inquirenti, avviene l'omicidio. Il 3 novembre il telefono torna 'vivo', ma sarebbe uno stratagemma del presunto assassino per far credere nell'allontamaneto volontario: il telefono si attacca ad alcune celle dalle 9.41 alle 9.55, registrando un tragitto che si allontana per un paio di chilometri dall'abitazione, per poi spegnersi definitivamente. L'elemento indiziario in questo caso è che quello stesso tragitto, ripreso da due telecamere ad Orentano, è stato fatto nello stesso orario dalla Fiat Freemont dell'arrestato.

I riscontri in casa: colpo di pistola e sangue ripulito

L'indagine deve ancora appurare la dinamica esatta dei fatti. Tuttavia le analisi della scientifica hanno permesso di individuare il presunto luogo del delitto: proprio la casa ad Orentano. Attraverso gli accertamenti tecnici sono stati trovati segni che sarebbero distintivi di un colpo di pistola, sparato in un corridoio nei pressi dell'ingresso sul retro dell'abitazione. A terra e sul muro ci sarebbero i riscontri di una ripulitura effettuata per rimuovere del sangue, tracce ematiche comunque riscontrate. Nello stesso punto, sulla parete, è stata individuata una piccola breccia. All'interno della stessa è stato trovato del materiale metallico con composti di materiali compatibili con quelli di un proiettile. 

L'arma del presunto delitto, al momento, resta da trovare. Tuttavia gli inquirenti hanno già cercato riscontri: seppur comuni, gli elementi della pallottola sono compatibili con un altro proiettile, quello che ha ucciso il cane di Gonzalez la scorsa estate, carcassa recuperata dopo esumazione proprio per avere dei riscontri sul caso. A sparare, forse per la prima volta, sarebbe stato l'arrestato.  

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