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Lunedì, 24 Giugno 2024
Il delitto di Collegno / Torino

Alex uccise il padre violento: ora rischia 14 anni di carcere

"Non agì per legittima difesa": ribaltata la sentenza di primo grado sull'omicidio di Giuseppe Pompa ma la pena è ritenuta spropositata dagli stessi giudici

Quello di Giuseppe Pompa, 52enne operaio ucciso dal figlio 18enne Alex che lo massacrò con 34 coltellate la sera del 30 aprile 2020 nella casa in cui abitavano a Collegno, è un omicidio a tutti gli effetti: non è stato un caso di legittima difesa. Lo ha stabilito la corte d'assise d'appello di Torino che ieri, giovedì 4 maggio 2023, ha ribaltato la sentenza di assoluzione di primo grado che aveva assolto il ragazzo, che nel frattempo ha assunto il cognome della madre, Cotoia, e ha compiuto 21 anni. I giudici, presieduti da Cristina Domaneschi, avrebbero anche calcolato la pena, che sarebbe di 14 anni, in base ai codici attuali, ma hanno inviato tutti gli incartamenti alla Corte Costituzionale poiché, a loro stesso giudizio, questa sarebbe spropositata vista la delicatezza del caso.

In sostanza, ha avuto ragione il pm Alessandro Aghemo (applicato come pg nel processo d'appello) prima a chiedere un nuovo giudizio dopo il verdetto di primo grado e poi a calcolare la pena (la sua richiesta era stata appunto di 14 anni di carcere) in virtù delle leggi vigenti. Dall'altra parte, però, vi sarebbe uno sbilanciamento perché il codice penale impedisce, anche in casi come questo (un marito violento che picchiava la moglie ed i figli), che le attenuanti siano superiori all'aggravante di avere ucciso un congiunto. Ed è proprio su questo punto che i giudici costituzionali dovranno pronunciarsi. Se il vizio di legittimità verrà riconosciuto, la pena andrà rimodulata al ribasso.

Nel giudizio ha pesato che Giuseppe Pompa, quando fu ucciso, fosse disarmato e che non vi fosse un reale e imminente pericolo di vita né per Alex né per i suoi familiari. Alex Cotoia è stato difeso nel processo dall'avvocato Claudio Strata. "È una situazione - commenta quest'ultimo - che si è decisamente complicata. Speravo in un epilogo completamente diverso e che Alex uscisse definitivamente di scena, mentre ora siamo costretti ad andare avanti. L'ordinanza è chiara, ora la Corte Costituazionale diventa l'ago della bilancia. Se questa accogliesse la prospettiva diventerebbe un po' più rosea. Unica consolazione è che abbiamo la porta aperta per andare in Cassazione dopo il pronunciamento alla Corte Costituzionale. Servirà qualche mese. Tutte le norme che mettono vincoli ai giudici nell'irrogare una pena adeguata sono profondamente irrazionali e ingiuste, perché si tratta di casi profondamente differenti"

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