Marito e moglie massacrati in casa dopo una rapina, la figlia: "Noi, abbandonati dallo Stato"

Lui ucciso nel corso di una rapina in casa, lei prima violentata e poi scaraventata dal balcone. Rosita Solano, figlia dei coniugi uccisi a Palagonia da un ospite del Cara di Mineo, racconta il suo calvario

Rosita Solano, una delle figlie di Vincenzo e di Mercedes Ibanez, i coniugi di Palagonia (Catania) uccisi il 30 agosto 2015 nella loro villa durante un tentativo di rapina. 2 settembre 2015. ANSA/ ORIETTA SCARDINO

"Non mi sento più una cittadina italiana perché non sono tutelata. Le vittime in questo Paese non sono tutelate ma vengono tutelati solo i carnefici. L’uomo che ha ucciso i miei genitori è stato accolto in Italia, ha fatto quello che ha fatto e ha usufruito del gratuito patrocinio. A me, che è accaduta questa tragedia, non è concesso nulla. Ci siamo sobbarcati le spese legali, le spese per il sostegno psicologico, le spese per gli spostamenti a Catania perché io vivo a Milano e spesso i voli sono carissimi e non li possiamo programmare in anticipo".

C'è tanta rabbia nelle parole di Rosita Solano, la figlia dei coniugi barbaramente uccisi nell’agosto del 2015 a Palagonia - in provincia di Catania - da Mamadou Kamara, ventunenne ivoriano ospite del Cara di Mineo, il Centro d'accoglienza per richiedenti asilo più grande d'Europa che recentemente ha chiuso i battenti. Suo padre Vincenzo, 68 anni, con la moglie Mercedes Ibanez di 70 anni, era tornato nella sua terra di origine dopo una vita trascorsa da emigrato in Germania. Poi il dramma in una notte d'estate, con i due coniugi massacrati il 30 agosto di quattro anni fa nella loro villetta nel paese del catanese.

Vincenzo Solano e la moglie Mercedes Ibanez uccisi in casa a Palagonia

Furono aggrediti in casa in piena notte, nel corso di una rapina finita male. Gli inquirenti trovarono sangue ovunque: dopo aver ucciso Vincenzo Solano, Kamara aggredì anche la moglie, violentandola e poi scaraventandola dal terrazzo. Poi in un borsone aveva raccolto cellulari, elettrodomestici e suppellettili e con la sua bici, come se nulla fosse, indossando i vestiti dell’uomo che aveva appena ucciso aveva fatto rientro al Cara. Venne fermato per via degli indumenti sporchi di sangue e da lì fu semplice ricostruire i suoi movimenti anche grazie alle telecamere di sorveglianza.

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In primo grado l'uomo è stato condannato all'ergastolo e a dodici mesi di isolamento diurno. Poi, la scorsa settimana, è arrivato il ricorso in appello da parte del suo legale. Una notizia che ha fatto ripiombare nell'angoscia la famiglia Solano, scrive CataniaToday.

Oggi Rosita Solano, intervistata da Andrea Sessa, dice di non sentirsi più una cittadina italiana perché "le istituzioni non mi hanno risposto. Ho fatto continui richiami alle istituzioni e ai ministri che erano in carica quando avvenne il fatto, ho lanciato appelli sulla stampa e sulle emittenti nazionali ma non si è mai fatto sentire nessuno. Non è arrivato nemmeno un telegramma di condoglianze alla nostra famiglia dopo l’omicidio. Le vittime non sono tutelate: non hanno assistenza legale né psicologica e debbono provvedere, se ce la fanno, a proprie spese a tutte le esigenze. Io mi sono trovata questa situazione, invece chi l’ha causata ha più tutele di me".

La donna ammette di non essere tornata nella casa di Palagonia dove è avvenuto il duplice delitto. L'abitazione è ancora sotto sequestro. "Non possiamo entrarci - dice Rosita Solano -. Anche in questo caso dobbiamo sostenere le spese perché continuiamo a pagare le tasse sull’immobile e le utenze. Non torno in Sicilia con piacere. Lo faccio per parte della mia famiglia che è ancora lì: c’è mia sorella e la mia nipotina che è scampata per un miracolo alla tragedia. Di solito lei dormiva dai nonni nel fine settimana ed è stato solo un caso che non si sia trovata in casa il giorno in cui è arrivato l’assassino".

Una tragedia che si poteva evitare? "Nell’omicidio c’era premeditazione. Aveva addocchiato i miei genitori mentre facevano la spesa al supermercato, sapeva dove abitavano e si era già preparato un varco nei giorni prima tagliando una rete. La sera non sarebbe potuto uscire dal Cara secondo le regole, ma lo ha fatto ugualmente e soltanto grazie ai controlli dei militari all’ingresso, dopo i fatti, è stato scoperto. Abbiamo aspettato la giustizia per quattro anni e adesso si ricomincia da capo".

"Hanno ucciso i miei genitori e siamo dimenticati dallo Stato" - Leggi l'intervista integrale su CataniaToday

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Mamadou Kamara, il ragazzo ivoriano accusato di avere ucciso il 30 agosto 2015 nella loro villa di Palagonia Vincenzo Solano, 68 anni e sua moglie Mercedes Ibanez, 70enne. Catania, 23 maggio 2016. ANSA/ DOMENICO TROVATO
 

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