Sabato, 13 Luglio 2024
La condanna / Palermo

"La uccise, le diede fuoco e la guardò bruciare": ergastolo all'ex fidanzato di Roberta Siragusa

La sentenza per Pietro Morreale, 19 anni, della Corte d'Assise dopo oltre 11 ore di camera di consiglio. La ragazza, di soli 17 anni, venne ammazzata nella notte tra il 23 ed il 24 gennaio dell'anno scorso a Caccamo. L'imputato ha negato le accuse spiegando che lei si sarebbe suicidata, cospargendosi di benzina e lanciandosi in un burrone

Ergastolo. Questa è la pena che la Corte d'Assise di Palermo presieduta da Vincenzo Terranova ha deciso di infliggere a Pietro Morreale, 19 anni, condannato alle 22.25 di ieri sera - dopo oltre 11 ore di camera di consiglio - per aver ucciso e dato fuoco all'ex fidanzata, Roberta Siragusa, che aveva appena 17 anni. Il delitto avvenne a Caccamo, nella notte tra il 23 ed il 24 gennaio dell'anno scorso.

Roberta Siragusa, ergastolo per l'ex fidanzato

I giudici hanno accolto le richieste del procuratore capo di Termini Imerese, Ambrogio Cartosio, e del sostituto Giacomo Barbatache avevano invocato il fine pena mai, e anche quelle della famiglia della vittima, parte civile nel processo con l'assistenza degli avvocati Giovanni Castronovo, Simona La Verde, Giuseppe Canzone e Sergio Burgio (nella foto). Inutile, invece, l'ultima richiesta della difesa dell'imputato, rappresentata dall'avvocato Gaetano Giunta, che in mattinata, prima che alle 11.20 la Corte si ritirasse per decidere, l'aveva sollecitata a pronunciarsi "non con serenità, ma con inquietudine, perché questa è una storia inquietante", sottolineando come "è vero che nulla potrà restituirci questa povera ragazza, ma dall'altro lato c'è un ragazzo di 19 anni..." che adesso, in base a questa sentenza di primo grado, dovrà restare tutta la vita in cella.

Un delitto atroce quello di Roberta Siragusa, che l'imputato non ha tuttavia mai confessato. Secondo la ricostruzione dei carabinieri, quella sera i due erano stati - nonostante la zona rossa - ad una festa nella villa di amici. La ragazza, che avrebbe cercato di troncare la relazione con l'imputato, non era mai tornata a casa e Morreale avrebbe continuato a mandarle messaggi chiedendole dove fosse e chiedendo anche notizie al fratello e alla madre della vittima. Un depistaggio, per l'accusa.

La mattina dopo il corpo della giovane era stato ritrovato in un burrone del Monte San Calogero, in parte bruciato anche se - e questo fece scattare subito tanti sospetti - intorno non c'era nessuna traccia d'incendio. Alcune telecamere di sorveglianza avevano poi ripreso quella notte per ben due volte il passaggio dell'auto dell'imputato, che faceva avanti e indietro, in quella zona.

Le indagini e il video dell'orrore

Come era stato poi apurato dalle indagini, la diciassettenne sarebbe stata uccisa in un altro punto, vicino al campo sportivo del paese, dove lì sì erano state ritrovate le tracce di un rogo, dei resti di indumenti ed un mazzo di chiavi: tutti oggetti appartenuti alla ragazza. Anche in questo caso c'era un video che mostrava un'auto ferma - quella di Morreale per il pm - davanti ad un rogo. Da qui l'ipotesi che l'imputato avesse prima ucciso la fidanzata, che avrebbe deciso di non portare più avanti la relazione con lui, poi le avesse dato fuoco e avesse anche guardato il suo corpo ardere tra le fiamme. Immediatamente dopo si sarebbe sbarazzato del cadavere, portandolo nel burrone. Proprio la parte civile ha però messo in evidenza che il ragazzo non avrebbe agito da solo ed ha chiesto che si indaghi su eventuali complici. Una richiesta ribadita dalla madre della vittima, Iana Brancato, subito dopo la lettura del dispositivo: "Chi lo ha aiutato ad uccidere la mia bambina deve pagare", ha detto. 

La versione di Morreale è che Roberta Siragusa, mentre era con lui quella notte, ad un certo punto avrebbe deciso di cospargersi di benzina, di darsi fuoco e buttarsi nel burrone. Lui avrebbe addirittura cercato di salvarla e si sarebbe pure ferito. Una versione a cui non ha mai creduto nessuno. Neppure i giudici della Corte d'Assise.

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