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Sabato, 26 Novembre 2022
L'omicidio di Canelli / Asti

Valerio Pesce ucciso dal padre: il giallo del movente

Il giovane, 28 anni, è stato accoltellato ieri dal papà, il 61enne impiegato Piero Pesce, che dopo aver vegliato il cadavere alcune ore ha chiamato i carabinieri

Ha ucciso il proprio figlio a Canelli, in provincia di Asti. L'unica certezza in mezzo a tanti interrogativi senza risposta. Valerio Pesce, 28 anni, è stato accoltellato ieri dal papà, il 61enne impiegato Piero Pesce, che dopo aver vegliato il cadavere alcune ore ha chiamato i carabinieri: "Venite, ho ammazzato mio figlio". Il delitto è avvenuto all'alba di ieri. ma non è chiaro se davvero al culmine di una lite in casa come riportato in un primo momento. Si era infatti ipotizzata una lite a causa di alcuni presunti debiti contratti dal ragazzo: versione che però non sembra convincere gli inquirenti.

Quando le forze dell'ordine sono giunte al secondo piano della palazzina, Pesce era lucido. Ha accompagnato gli agenti nella stanza del figlio, il cui corpo ormai senza vita era riverso sul pavimento davanti al letto, martoriato da numerose coltellate. La famiglia Pesce viene descritta dai vicini di casa come "silenziosa e pacata". La madre della vittima e moglie dell'omicida è morta anni fa. Valerio Pesce, diplomato al liceo scientifico di Nizza Monferrato, aveva gestito per anni nella vicina Alba una tabaccheria, poi era tornato a vivere da alcune settimane con il padre a Canelli. Una settimana fa sulla vetrina della tabaccheria era comparso un cartello con l'annuncio della chiusura "per motivi di salute" fino a fine anno. Circostanze da chiarire.

La dinamica deve ancora essere ricostruita. Il fatto che nessuno abbia sentito un litigio spinge anche a vagliare un'ipotesi agghiacciante: Piero Pesce potrebbe aver iniziato a massacrare il figlio nel sonno. Il giovane si sarebbe alzato solo per difendersi. Il padre ha ammesso di aver sferrato numerose coltellate. Il movente è un punto di domanda. L'avvocato Giovanna Balestrino, che il fermato ha nominato come difensore di fiducia, parlando con la Stampa ipotizza "un raptus. Conoscevo già quell'uomo per vicende non legate a motivi giudiziari. In Valle Belbo per un motivo o per un altro ci si conosce un po' tutti. Mi era sempre apparso pacato, sicuramente non di indole violenta. Penso davvero si fosse preoccupato per la salute del figlio e abbia commesso il delitto perché lo vedeva come l'unica soluzione possibile".

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