Venerdì, 18 Giugno 2021
Cronaca Roma

Omicidio Vannini, dal colpo di pistola alla sentenza d'appello: cosa è successo

La ricostruzione del caso di Marco Vannini, il giovane morto il 18 maggio del 2015, ucciso all'interno della villetta della famiglia Ciontoli a Ladispoli (Roma). Il legale della famiglia Vannini: "Per i genitori di Marco, loro figlio è stato assassinato di nuovo"

Marco Vannini. Foto Ansa

Quello di Marco Vannini fu omicidio colposo, non volontario. Lo ha deciso ieri la Corte d'Assise d'Appello di Roma scatenando la rabbia dei familiari del giovane. Il ventenne di Cerveteri morì il 18 maggio 2015 a Ladispoli, in provincia di Roma, dopo essere stato raggiunto da un colpo di arma da fuoco sparatogli da Antonio Ciontoli, padre della fidanzata del ragazzo e sottoufficiale della Marina militare che ha visto così ridursi la sua pena da 14 anni (inflittigli in primo grado) a cinque, mentre sono state confermate le pene a tre anni ciascuno per la moglie Maria Pezzillo e i figli Martina e Federico.

"Per i genitori di Marco, loro figlio è stato assassinato di nuovo, sentono di aver subìto un'ingiustizia", ha detto stamattina l'avvocato Celestino Gnazi, legale della famiglia Vannini, dopo la sentenza. "Attendiamo le motivazioni che verranno depositate entro 45 giorni - aggiunge l'avvocato -. Ci auguriamo che la Procura generale presenti ricorso in Cassazione perché questa vicenda deve arrivare al vaglio della Suprema corte". 

Omicidio Marco Vannini, la rabbia dei familiari 

Al momento della lettura della sentenza in Aula si è scatenato il caos. Marina Conte, la madre della vittima, ha urlato: "E' una cosa vergognosa! E' uno schifo! La giustizia non è uguale per tutti". "La vita di Marco non può valere cinque anni. Dove sta la legge? Aveva il futuro davanti", ha detto il padre di Marco Vannini. Non è stata soltanto la famiglia di Marco a recriminare sull'esito dell'Appello, ma anche il sindaco di Cerveteri, Alessio Pascucci, il quale ha detto di provare "un senso di vergogna nell'indossare la fascia tricolore in rappresentanza di uno Stato che non tutela i cittadini e che lascia impuniti gli assassini di Marco". Il sindaco ha annunciato: "Metterò le bandiere della nostra città a lutto" e ha invitato i sindaci di tutta Italia "a farlo in rispetto di Marco Vannini e dei tantissimi che come lui hanno perso la vita senza che lo Stato italiano gli riconoscesse giustizia".

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Omicidio Vannini: la ricostruzione

Facciamo un passo indietro. Cosa è successo quella sera in quell'abitazione, a Ladispoli? A distanza di anni la vicenda resta ancora controversa. E' la sera del 17 maggio 2015. Sono circa le 20 quando Marco Vannini si trova a Ladispoli nella villetta della fidanzata Martina. Alle 23 i vicini sentono delle urla: "Vedi, papà? Vedi?". Poi un ragazzo che si lamenta con una voce disumana: "Scusa Martina". In casa non ci sono solo Marco e Martina, ma altre quattro persone: Antonio Ciontoli, la moglie Maria, Federico e la fidanzata di quest'ultimo, Viola Giorgini. Tutti e cinque hanno raccontato che Marco stava facendo un bagno nella vasca. Era nudo quando nella stanza entrò Ciontoli per prendere da una scarpiera un'arma. Partì un colpo che ferì gravemente il ragazzo. Di lì, secondo l'accusa, sarebbe partito un ritardo "consapevole" nei soccorsi e le condizioni del giovane si sarebbero aggravate, fino a provocarne la morte.

Omicidio Vannini, pena ridotta in appello: urla dei familiari in aula | Il video

Gli inquirenti parlano di omissioni e coperture all'interno della famiglia Ciontoli. Federico Ciontoli chiama il 118, ma solo alle 23.40.  Dice: "C'è un ragazzo che si è sentito male probabilmente per uno scherzo, di botto è diventato troppo bianco e non respira più...". Farfuglia e infine ammette che l'ambulanza non serve, la telefonata si interrompe. Qualcuno della famiglia Ciontoli gli ha detto di troncare la comunicazione, Marco è ancora vivo. A decidere di chiamare nuovamente l'ambulanza, per la seconda volta, è Antonio Ciontoli. Lo fa però senza rivelare che in quella casa c'è un ragazzo con una pallottola entrata dalla spalla e fuoriuscita dal fianco, parlando invece di un buchino generato dalla caduta su un pettine.

Quando gli operatori del 118 arrivano nella villetta dei Ciontoli trovano un ventenne agonizzante, lo portano d'urgenza all'ospedale ma non c'è nulla da fare, nemmeno quando Marco viene trasportato in elicottero al Gemelli, dove viene dichiarato morto. Inizia da lì la vicenda giudiziaria conclusasi ieri. Una vicenda fatta di omissioni, racconti parziali, ravvedimenti, versioni mutate. Condanne già contestate in primo grado sono state ulteriormente ridotte in appello.

Qui sotto, la ricostruzione dell'omicidio di Marco Vannini fatta da Quarto Grado.

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