Domenica, 25 Luglio 2021
Palermo

Duplice omicidio a Palermo, fermati i vicini di casa: "Una coppia di insospettabili"

Si tratta di Carlo Gregoli, 52 anni, stimato geometra del comune, e Adele Velardo, casalinga di 45 anni. Sono accusati di avere fatto fuoco contro Vincenzo Bontà, genero del boss Giovanni Bontate, e Giuseppe Vela. Contro di loro "gravi indizi di colpevolezza"

PALERMO - Svolta nelle indagini sul duplice omicidio avvenuto ieri nel quartiere Falsomiele a Palermo.

Nella notte la polizia ha fermato due persone, marito e moglie, due "insospettabili". Si tratta di Carlo Gregoli, 52 anni, stimato geometra del comune, e Adele Velardo, casalinga di 45 anni: i due, vicini di casa delle vittime, sono accusati di avere fatto fuoco contro Vincenzo Bontà, genero del boss Giovanni Bontate, e Giuseppe Vela, bracciante che lavorava sui terreni che il primo gestiva nella zona di Villagrazia.

I due uomini sono stati freddati in pieno giorno e tutto, inizialmente, riportava alla pista mafiosa. A fare pensare a Cosa nostra era stata la modalità dell'omicidio (Bontà è stato freddato con un colpo al torace e uno alla nuca, mentre saliva in auto) ma anche la parentela della vittima con il boss Giovanni Bontate. 

Bontà era sposato con una delle tre figlie di Giovanni Bontate, fratello di Stefano, detto il principe di Villagrazia, tra i perdenti della guerra coi corleonesi di Totò Riina.

LE INDAGINI - I primi dubbi hanno iniziato a farsi strada nel pomeriggio, quando la coppia è stata portata in questura per essere ascoltata una prima volta. "Seguiamo anche altre strade", aveva detto il capo della Mobile Rodolfo Ruperti a chi chiedeva se l'unica pista seguita fosse quella della mafia. Da allora i coniugi sono stati ascoltati più e più volte e sono usciti solo a tarda notte, con la pesantissima accusa di omicidio.

L'AUTO DELLA COPPIA RIPRESA DALLE TELECAMERE - I due coniugi, che hanno negato ogni accusa, abitano a pochi metri dal tratto di via Falsomiele dove è avvenuto il duplice omicidio. Una telecamera di sorveglianza piazzata davanti al cancello di una villa avrebbe ripreso l'auto della coppia: nel filmato non si vedrebbe l'agguato, ma il passaggio della Fiat 500 di Bontà e poi del Suv Toyota con a bordo la coppia. Qualche minuto dopo, la Toyota torna indietro.

"UNA PASSIONE PER LE ARMI" - Gli inquirenti hanno parlato di "gravi indizi di colpevolezza" a carico della coppia. I Gregoli, a quanto emerso dalle prime indagini, hanno una grande passione per le armi. Lui è un cacciatore, lei andava a sparare al poligono di tiro. Entrambi detengono legalmente delle pistole 9 per 21, lo stesso calibro con cui sono stati uccisi Bontà e Vela.

IL MOVENTE - Resta misterioso il movente, forse una lite per ragioni di confini, lite che divideva da anni le due famiglie. Gli inquirenti, però, non si sbilanciano. "Marito e moglie - ha detto stamani Ruperti - hanno continuato a negare un coinvolgimento nel duplice delitto, ma riteniamo che siano entrambi coinvolti in questa tristissima vicenda. Sulle cause stiamo ancora cercando di capire, al momento la pista mafiosa sembra non esserci più anche se si devono chiarire bene i motivi. Abbiamo elementi che ci portano a ritenere che hanno sparato con due armi". 

Su PalermoToday tutti gli aggiornamenti sull'omicidio nel quartiere Falsomiele

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