Martedì, 2 Marzo 2021
Torino

Omofobia, biglietto anonimo davanti al negozio di una parrucchiera: “Lesbica di mer**a”

Il caso a Torino, denunciato su Facebook dalla titolare. “Come se essere lesbica fosse un motivo di insulto”, scrive. Solidarietà dalla sindaca Appendino: “Qui non c'è spazio per queste vergognose discriminazioni”

Una parrucchiera ha denunciato su Facebook di aver ricevuto un biglietto anonimo, lasciato all’ingresso del suo negozio a Torino, con scritto “Sei una lesbica di mer**a”.

Daniela Pantaleo, questo il nome della parrucchiera, ha scritto un lungo post social pubblicando anche la foto del biglietto omofobo che è le è stato recapitato. “Come se essere lesbica fosse motivo di insulto”, dice, sottolineando di aver “fatto di tutto” affinché il suo salone “fosse un luogo amichevole, aperto, rispetto”, ossia “un posto in cui tutti e tutte potessero sentirsi liberamente se stesse, senza mai pregiudizi o critiche”. Quel salone, dice “è casa mia, il luogo in cui io mi sento me stessa e in cui pretendo che tutte le persone si sentano al sicuro. Oggi però sono io che non posso sentirmi tranquilla”. 

“Non è la prima volta che succede e negli ultimi mesi ho avuto modo di subire altri ‘scherzi’ e ‘attacchi’ e quindi ora sono stanca, non voglio più tacere”, scrive. 

Le telecamere hanno ripreso tutto, io agirò di conseguenza, ma non è questo il punto: se con grande impegno, sforzi, sacrifici io ho lavorato per creare un luogo sicuro in cui fare il lavoro che amo e far sentire TUTTE LE MIE CLIENTI A PRESCINDERE DAL LORO ORIENTAMENTO SESSUALE O DALLA LORO IDENTITA' DI GENERE a casa, perché qualcuno può pensare di avere il diritto di distruggere tutto questo per mera cattiveria?

Su Facebook la sindaca Chiara Appendino ha espresso la propria solidarietà a Pantaleo: “La battaglia di Daniela perché nel suo salone ci si senta a casa, libere e liberi da pregiudizi è la stessa che stiamo portando avanti per Torino. Qui non c'è spazio per queste vergognose discriminazioni”.

Pochi giorni un altro caso a Torino: insulti omofobi a due ristoratori 

Appena pochi giorni fa, sempre a Torino, due ristoratori avevano ricevuto una lettera anonima nella quale venivano apostrofati come “culattoni”. Anche loro avevano denunciato tutto su Facebook, rispondendo direttamente all’autore della lettera e pubblicando una foto in cui mostravano il dito medio. Nel messaggio, l’uomo - che dice di essere originario di Milano - si lamentava di aver trovato il ristorante chiuso all’ora di pranzo e non ha trovato di meglio da fare che sfogarsi così: “Considerato però che ho saputo da poco che siete due noti ‘culattoni’ (Io sono di Milano e da noi si dice così), penso che il male maggiore ce l’abbiate in corpo già voi (aids), per cui siamo noi clienti ad aver paura nel venire da voi (anche la sera)".

"Ho 43 anni - aveva detto a TorinoToday Stefano Cadeddu, titolare insieme a Gaetano Persone della Pizzeria 150 di via Nizza 29 - e in vita mia non ho mai avuto un problema del genere. Non so neanche io cosa pensare, di fronte a una lettera del genere non posso che pensare che chi l'ha scritta sia una persona sola, poverino. Dal poco che capisco usa un termine, culattone, in voga negli anni '80, quindi forse non è neanche troppo aggiornato. Non denunceremo nessuno. Siamo un locale aperto dal 2011, siamo sempre stati in prima linea per avvicinare il mondo Lgbt a tutto il resto della comunità. Abbiamo partecipato a tutti i pride, siamo un locale che ha un'impronta forte caratteriale dei titolari ma non siamo un locale esclusivo per questo tipo di clientela. Chi viene qui sa dove viene ma la nostra clientela è esattamente quella di tutte le altre pizzerie”.

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